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Premio Walesa a Mikhail Khodorkovsky

per i diritti umani

Il 29 settembre a Varsavia, Lech Walesa ha consegnato al figlio dell'imprenditore incarcerato in Russia il premio a lui dedicato per chi si distingue nell'impegno per i diritti dell'uomo. La pena inflitta a Khodorkovsky ufficialmente per reati finanziari, una condanna alla carcerazione in una colonia penale siberiana a migliaia di chilometri da Mosca, è stata giudicata "iniqua" dalla Corte Europea di Strasburgo ed è per molti gruppi umanitari "una punizione per le sue ambizioni politiche e per il suo sostegno all'opposizione".
La direzione del Premio Walesa ha dichiarato che l'imprenditore russo viene onorato per "il coraggio nella promozione dei valori della società civile, la costruzione della libertà economica e la sua indomita lotta per la giustizia e la dignità umana".  

L'ex Presidente polacco e fondatore del Movimento Solidarnosc ha dichiarato: "Nonostante tutte le ingiustizie patite, Khodorkovsky non ha mai smesso di credere nel senso delle proprie azioni, perseverando nel sogno di un Paese aperto al mondo, nel quale i diritti umani siano rispettati". 

30 settembre 2013

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Difesa della dignità umana

contro le derive totalitarie

In Protesi, della raccolta I racconti di Kolyma, Varlam Shalamov fa dire al protagonista, detenuto nel gulag, rivolto ai carnefici che volevano spogliarlo di tutto: "No, l'anima non ve la do!".In questa frase è racchiusa l'essenza dei Giusti: coloro che rifiutano di "vendere l'anima" nelle situazioni estreme, pur con la paura di passare nel campo delle vittime o di non avere più scampo, di fronte alle persecuzioni, all'odio, alle discriminazioni.
La difesa della dignità umana risulta così innanzitutto difesa di se stessi, della propria integrità morale, anche nel momento in cui si soccorre un altro essere umano. Per questo possiamo affermare che è giusto il gesto di chi salvaguarda la dignità delle vittime e insieme la propria umanità. Parafrasando la celebre frase del Talmud: "Chi salva una vita salva il mondo intero", possiamo dire che "salva il mondo intero chi salva se stesso", non difendendo la propria vita, ma l'anima, in ascolto della voce autentica della coscienza
Nel gulag raramente si poteva compiere un gesto di soccorso verso un altro prigioniero, ma ogni giorno si poteva cercare di opporsi al processo di disumanizzazione messo lucidamente in moto dal meccanismo perverso del campo di lavoro.

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L'esperienza storica del totalitarismo sovietico: i Giusti dentro e fuori dal GULag

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