Francesco Babuscio Rizzo nacque a Potenza il 24 giugno 1897 da Giuseppe Babuscio ed Evelina Rizzo. Fin da giovanissimo decise di intraprendere la carriera militare, partecipando alla Prima guerra mondiale come ufficiale di carriera nel terzo Battaglione Bersaglieri ciclisti e poi come ufficiale pilota. Durante la Grande Guerra, Babuscio Rizzo si distinse per il suo coraggio, come testimoniano le due medaglie di bronzo e la croce di guerra al valore militare di cui è stato insignito.
Concluso il conflitto, Babuscio Rizzo intraprese gli studi universitari a Firenze, laureandosi in economia e commercio. Il 21 luglio 1925, dopo aver superato brillantemente il concorso, iniziò il suo cursus honorum presso il Ministero degli Affari Esteri.
La carriera del giovane diplomatico lucano fu fin da subito fruttuosa e costellata di successi e lo vide prestare servizio in diverse sedi diplomatiche europee ed internazionali, come Berna, Buenos Aires, Digione, Pechino e Tirana.
Nel dicembre 1939, Babuscio Rizzo venne assegnato, inizialmente con il ruolo di consigliere, presso l'Ambasciata d'Italia presso la Santa Sede. Nel corso del suo periodo di permanenza a Palazzo Borromeo, sede della missione, Babuscio Rizzo ricoprì diversi incarichi, servendo sotto la direzione dei Capo Missione Dino Alfieri, Bernardo Attolico e Raffaele Guariglia.
Successivamente, dal 9 febbraio al 25 luglio 1943, Babuscio Rizzo fu Capo di Gabinetto del Ministro degli Affari Esteri e, dopo l’Armistizio di Cassibile, per breve tempo, esercitò anche la reggenza del Ministero.
A seguito dell’Armistizio, l'Italia si disimpegnò dall'alleanza con la Germania nazista e si arrese in maniera incondizionata agli Alleati. In quel complesso contesto storico e, soprattutto, nei mesi che precedettero la firma di quella resa, Babuscio Rizzo svolse un ruolo diplomatico cruciale.
Già nel settembre 1942, il diplomatico lucano aveva avviato, tramite Guido Gonella, contatti con il Vaticano, in particolare con Monsignor Montini (futuro Papa Paolo VI), per stabilire un canale di comunicazione con gli Alleati anglo-americani ed in particolare con l'Ambasciatore degli Stati Uniti presso la Santa Sede Myron C. Taylor. Lo scopo di questa pericolosa operazione di negoziato – Babuscio Rizzo era pur sempre un agente diplomatico dello Stato italiano fascista – era di lavorare a fari spenti per far uscire l'Italia dal Secondo conflitto mondiale.
Inoltre, il 14 agosto 1943, pochi giorni prima dell’Armistizio, Roma fu dichiarata unilateralmente "Città Aperta" proprio grazie alle trattative condotte da Babuscio Rizzo e dal Conte Calvi di Bergolo con le autorità tedesche. Questo status mirava a risparmiare la città dalla distruzione bellica, anche se non impedì le deportazioni e le violenze naziste sulla popolazione civile.
In questo frangente, in qualità di Incaricato d’Affari presso la Santa Sede, Babuscio Rizzo, con la collaborazione di Monsignor Montini e del direttore dei Musei Vaticani Bartolomeo Nogara, organizzò il trasferimento in Vaticano di inestimabili opere d'arte provenienti da varie città italiane, salvaguardandole dal saccheggio nazista. Tra i capolavori protetti dall’opera di Babuscio Rizzo, vi erano la Pala d’Oro del Tesoro di San Marco, dipinti di Piero della Francesca, Paolo Uccello, Mantegna e Giorgione, nonché opere provenienti dagli Uffizi, dalla Galleria Borghese e da prestigiosi palazzi romani come Corsini e Spada. Anche gli arazzi e gli arredi del Quirinale furono preservati. Questo complesso lavoro di salvataggio fu guidato dal diplomatico lucano con il supporto di diversi storici e critici d’arte, nonostante l’opposizione del Governo fascista di Salò, che ostacolava il trasferimento del patrimonio artistico a uno Stato estero, il Vaticano.
Ma l'azione più coraggiosa e importante compiuta da Babuscio Rizzo in quel periodo fu un’altra: il salvataggio di circa 6000 persone, perlopiù ebrei, durante l'occupazione tedesca di Roma. Nel settembre 1943, infatti, di fronte alla richiesta nazista di consegnare 6000 ostaggi, il diplomatico lucano si oppose fermamente, coinvolgendo la Santa Sede e offrendo se stesso al posto degli ostaggi. Questa coraggiosa iniziativa, condivisa con Filippo de Grenet e il Colonnello Giuseppe Cordero di Montezemolo (entrambi successivamente trucidati alle Fosse Ardeatine), fu riconosciuta ufficialmente il 9 giugno 1944, quando il Generale Roberto Bencivenga conferì a Babuscio Rizzo un attestato di benemerenza per l'alto senso di patriottismo dimostrato.
Il 29 ottobre 1944, Babuscio Rizzo ricevette anche un encomio e un attestato di benemerenza da parte del Presidente del Consiglio Ivanoe Bonomi e dal Ministro della Guerra Alessandro Casati, in riconoscimento del suo profondo spirito patriottico e del generoso contributo offerto al Fronte Clandestino della Resistenza durante l'occupazione nazifascista.
Nel dopoguerra, Babuscio Rizzo continuò la sua carriera diplomatica con incarichi di rilievo: dal 1946 al 1949 fu Ministro d'Italia a Dublino, poi Capo della missione diplomatica italiana a Bonn e primo Ambasciatore d'Italia nella Repubblica Federale Tedesca dal 1951 al 1955. Durante la sua missione in Germania Ovest, Babuscio Rizzo si guadagnò la stima del Cancelliere Konrad Adenauer, che lo insignì della Gran Croce con Placca e Cordone dell'Ordine al Merito della Repubblica Federale Tedesca. Dal 1955 al 1962 fu infine Ambasciatore in Argentina, per poi ritirarsi a vita privata per sopraggiunti limiti di età.
Francesco Babuscio Rizzo si è spento a Roma l'11 dicembre 1983. Nel corso della sua vita, non solo ha ricoperto prestigiosi incarichi diplomatici in tutto il mondo, ma si è soprattutto comportato da Giusto quando, sfruttando il suo ruolo di Incaricato d’Affari presso la Santa Sede, si è opposto con fermezza alla barbarie nazifascista, salvando in questo modo la vita a 6000 persone, soprattutto ebrei perseguitati.
