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Adam Michnik (1946)

il teorico della resistenza e del dialogo

Politico, storico e giornalista polacco, nato a Varsavia nel 1946. Figlio di comunisti: il padre, Ozjasz Szechter, era stato segretario del Partito Comunista del'Ucraina occidentale e poi vicedirettore del quotidiano sindacale polacco "Głos Pracy" (La voce del lavoro); la madre, Helena (dalla quale, non essendo i genitori legalmente sposati, Adam prese il cognome), proveniva da una famiglia di ebrei assimilati di Cracovia, era una storica e, prima della guerra, aveva insegnato a Drohobycz, oggi in Ucraina, dove viveva lo scrittore e pittore ebreo polacco Bruno Schulz (autore del capolavore Le botteghe color cannella, Einaudi, Torino 2008). Michnik si scontrò precocemente con il potere: fu arrestato nel 1965, ed espulso dall’Università l’anno successivo, per aver fondato l’irriverente “Club degli Indagatori delle contraddizioni”. Fu tra i protagonisti del “sessantotto” polacco e venne per questo condannato a due anni e mezzo di carcere. Tornato in libertà, fece l’operaio nella fabbrica di lampadine “Rosa Luxemburg” di Varsavia e poi il segretario dello scrittore Antoni Słonimski (1895-1976). Nel 1973 fu autorizzato a proseguire gli studi di storia a Poznań, dove si laureò nel 1975. In quegli anni maturò la convinzione della necessità di dare una forma organizzata al dissenso in Polonia e cercare di portare la parte più avanzata della Chiesa polacca su posizioni di appoggio politico e organizzativo alle richieste di democrazia e libertà del popolo polacco. Come sostiene nel suo famoso libro, La chiesa e la sinistra in Polonia (1977): “quando il socialista si accorge che il suo nemico non è la fede religiosa, bensì il fanatismo, la menzogna e la tirannia, egli si accosta a una Chiesa che lega la propria libertà a tutte le libertà dell’uomo”.

Quando il suo fraterno amico e “maestro” Jacek Kuron, fondò, nel 1976, assieme ad altri tredici intellettuali e artisti, il Comitato di difesa degli operai (KOR), Michnik, da Parigi (dove si trovava su invito di Jean-Paul Sartre), si diede da fare per raccogliere il massimo di appoggi internazionali a questa iniziativa. Agli inizi di maggio del 1977, prima di far ritorno in patria, Michnik aderì ufficialmente al Comitato e ne divenne, entrando e uscendo dalle prigioni, uno dei principali animatori, preparando, anche grazie al giornale clandestino Robotnik (L’operaio), la mentalità e le strutture che portarono alla vittoria dei lavoratori nell’estate del 1980. Venne immediatamente nominato consigliere di Solidarność e fu, soprattutto nei primi mesi, uno dei politici più vicini a Wałȩsa. Arrestato la notte del 13 dicembre 1982, fu incarcerato con l’accusa di aver voluto sovvertire il sistema. Rilasciato, in base all’amnistia, nel luglio 1994, fu di nuovo arrestato, nel febbraio del 1985, e condannato a tre anni e mezzo di reclusione. Questo accanimento repressivo da parte del potere, gli conferì un’autorità morale e politica assai grande, oltre al fatto, come ha ricordato con ironia, di dargli molto tempo per studiare e scrivere ottimi libri e articoli, tradotti in molte lingue, tra i quali va ricordato Dalle storie dell’onore in Polonia (1985), sorprendente per il modo in cui, rileggendo la storia della cultura polacca, ritrova esempi dimenticati di coraggio lucido e non fanatico, di resistenza, e a volte martirio, senza romantici squilli di trombe.

Negli anni ottanta, Michnik, al pari di alcuni esponenti "riformisti" del POUP (come il giornalista e politico Mieczysław Rakowski) guardava alla vicenda del ritorno alla democrazia della Spagna dopo la morte di Franco come a un modello di transizione senza sangue, una fuoriuscita dal debole e contraddittorio regime totalitario, voluto e sostenuto dai sovietici, senza traumatiche "rese dei conti". La “tavola rotonda” tra potere e opposizione, che pose le basi dell’odierna Polonia, agli inizi del 1989, fu il suo massimo successo politico, ma anche l’inizio di un periodo contraddittorio, carico di soddisfazioni (soprattutto la fondazione e la direzione, fino al 2005, del maggior quotidiano indipendente polacco: Gazeta Wyborcia) e delusioni (la dissoluzione di Solidarność come forza politica e lo scontro con Wałȩsa; le polemiche per la sua eccessiva indulgenza verso gli ex-comunisti; la campagna per infangare il suo indiscutibile rigore morale).

Michnik è stato uno dei maggiori esponenti della sinistra laica del dissenso polacco e, assieme al céco Havel, il più acuto e coraggioso pensatore politico dell’Europa orientale.

Libri:

La Chiesa e la sinistra in Polonia, trad. di Pietro Crespi, Queriniana, Brescia 1980;

Etica della resistenza. Scritti dalla prigione e dalla libertà, trad. di Mauro Martini, Sugar Edizioni, Milano 1986;

Il pogrom, a c. di Francesco M. Cataluccio, trad. di Laura Rescio, Bollati Boringhieri, Torino 2007;

I demoni della memoria nell'Europa Centrale e dell'Est, (con Roberto Antonini), a c. di Lorenza Noseda, Associazione degli Amici dell'Accademia di Architettura di Mendrisio, 2013.

Giardini che onorano Adam Michnik

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