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Bronisław Geremek (1932 - 2008)

Consigliere di Solidarnosc e artefice dell'ingresso della Polonia in Europa

BRONIAW GEREMEK (1932 – 2008)

La vicenda personale dello storico del Medioevo Geremek, uno dei padri della Polonia democratica ed europea, contiene tutti gli elementi delle tragedie e delle contraddizioni del suo paese nel Novecento. All’inizio della sua vita, prima della guerra, si chiamava Benjamin Lewertów ed era figlio di genitori sionisti che sognavano di stabilirsi in Palestina (dove vissero due anni e nacque il primogenito Israel/Jerry). Tornati in miseria in Polonia si rifugiarono e poi quasi subito scapparono dall’Unione Sovietica nel 1939. I tedeschi li rinchiusero nel Ghetto di Varsavia: il padre fu ammazzato ad Auschwitz e il fratello maggiore si salvò a stento dal campo Bergen-Belsen. Il piccolo Benjamin/Bronisław e la madre, grazie ad un amico del padre (il cattolico Stefan Geremek che la sposò per finta e, dopo la guerra, per davvero e adottò il figlio), riuscirono a uscire dal Ghetto prima della sua distruzione.

Ricordando quegli anni, Geremek ha dichiarato: “Non sono mai tornato sulle mie esperienze dell’infanzia, anche se sono state loro a formarmi. Il mondo bruciava davanti ai miei occhi. Bruciava anche il piccolo mondo della mia tradizione familiare, quel mondo in cui è preservata e garantita la continuità dei valori, delle norme, delle regole fondamentali. Il mondo della mia infanzia crollava continuamente. Tutto questo ha contribuito a formare la mia sensibilità futura”. 

Nel 1954 si laurea alla facoltà di Storia dell’Università di Varsavia e continua gli studi presso l’Ecole Pratique des Hautes Etudes di Parigi. Dal 1955 al 1985 (con una interruzione dal 1960 al 1965) lavora presso l’Istituto di Storia dell’Accademia Polacca delle Scienze (PAN) dove dal 1960 al 1985 dirige l’Istituto di Storia Medievale. Dal 1962 al 1965 insegna alla Sorbona. È considerato uno dei maggiori esperti della questione dei poveri e marginali nel Medioevo. Geremek ha insegnato all’Europa a capire e rispettare gli emarginati, i barboni, i vagabondi. Il comportamento tenuto dal Potere nei loro confronti era ed è la cartina di tornasole della civiltà.

Il 22 agosto 1968 esce dal POUP (partito comunista polacco), di cui era membro dal 1950, in segno di pretesta per l’invasione della Cecoslovacchia. Nell’autunno del 1968 si lega agli ambienti dell’opposizione e dalla primavera del 1977 al KOR. L’anno dopo è uno dei fondatori delle “Università Volanti”, dove tiene corsi e seminari. Il 20 agosto 1980 firma l’Appello indirizzato alle autorità da 64 intellettuali per sostenere gli scioperi del Litorale baltico. Il 22 agosto giunge a Danzica insieme a Tadeusz Mazowiecki ed entra a far parte della Commissione di Esperti del Comitato di Sciopero. È uno degli autori dello Statuto e del programma politico di Solidarność, che avrebbe dovuto realizzare la democratizzazione del Paese “lentamente e dal basso, senza destabilizzare il sistema politico”. Coerente con questa filosofia cerca di trovare dei punti di accordo con il governo, attento comunque a escludere atteggiamenti di collaborazionismo. Durante il 1981 ha un ruolo chiave nell’evitare che la situazione sociale precipiti e si arrivi allo scontro violento con il potere. Il 13 dicembre 1981 viene rinchiuso in un campo di internamento, da cui è rilasciato nel dicembre 1982, ma il 17 maggio 1983 è nuovamente arrestato con l’accusa di aver organizzato riunioni illegali.

Rilasciato in luglio, è costantemente controllato e il suo appartamento viene più volte perquisito. Dal 1968 al 1980 e dal 1980 al 1988 gli viene rifiutato il passaporto e quindi non può recarsi all’estero. Dal 1983 fa parte della commissione di esperti delle strutture clandestine di Solidarność e nel 1985 viene licenziato dall'Accademi Polacca delle Scienze (PAN). È autore di numerose pubblicazioni sulla situazione polacca, comparse nella stampa clandestina, in cui esprime la propria concezione politica: a una visione statalista “il cui coronamento è la tentazione totalitaria” contrappone una concezione democratica in cui l’uomo “diventa cittadino attraverso lesigenza incoercibile di esprimere la propria libertà; sottolinea inoltre la necessità di strutture intermedie fra la persona e lo Stato che educhino alla soggettività sociale e difendano i diritti dell’uomo e le libertà civili, limitando in tal modo l’onnipotenza dello Stato. Sostiene la necessità di collaborare con quanti si oppongono ai regimi totalitari nei paesi confinanti: Ucraina e Lituania, Cecoslovacchia e Ungheria, per coordinare le iniziative e creare una comunità dei Paesi dell’Europa dell’Est. Guarda con grande interesse al rinnovamento portato in URSS da Michail Sergeevič Gorbačëv e, nel 1986, vede nella liberazione dal confino di Andrej Sacharov la speranza per un dialogo fra russi e polacchi basato sul “diritto dei popoli alla sovranità nazionale”. Con grande lucidità politica scrive: “I Polacchi vogliono la libertà e vogliono l’indipendenza e ne hanno diritto. Però, il realismo politico degli anni Ottanta ci fa dire che bisogna tener conto del sistema geo - politico, ma anche della sua possibilità di riformarsi… andando verso una maggiore libertà nell’economia e nella vita sociale e politica”. Per questo sostiene la linea della “collaborazione minima” con il governo.

Nel 1989 partecipa agli incontri segreti con i rappresentanti del governo in preparazione della Tavola Rotonda alle cui sedute plenarie prenderà parte, ed è co-presidente della Commissione per le Riforme Politiche. Il 4 giugno 1989 viene eletto al Parlamento nella lista di Solidarność. Dal 1997 al 2000 è Ministro degli Esteri. Nel 2004 è eletto al Parlamento Europeo.

Prima di morire in un incidente stradale, all’età di 76 anni, aveva dedicato tutte le sue energie a progettare un’Europa come “sistema educativo”: scambi generalizzati di studenti con borse di studio Erasmus e un’ Università di tipo nuovo a Strasburgo per tutte le età e culture. Si diceva convinto infatti che solo un grande scambio continuo di persone, saperi ed esperienze, avrebbe permesso di abbattere le barriere culturali e le diffidenze storiche che impediscono la nascita di un’Europa veramente unita e con un basso tasso di conflittualità interna. In un articolo intitolato Un confine aperto (1990) scrisse: “L’Europa non è un concetto geografico ma una nozione politica, di civiltà (…). Identificare l’Europa con l’Occidente, non è bene per l’Europa, non è bene per il mondo. Sono convinto che rimanga attuale il modo di pensare espresso una volta dal generale De Gaulle, secondo il quale l’Europa è un insieme di patrie, e la ricchezza dei patrimoni nazionali, delle organizzazioni nazionali, non è affatto in contrasto con il concetto di comunità europea”.

Il 14 aprile 2009 il cortile ovale nella sede del Parlamento Europeo a Strasburgo viene intitolato a Bronislaw Geremek.


Libri:

Il pauperismo nell’età preindustriale, in: Storia d’Italia, vol. V, Einaudi, Torino 1973;

Salariati e artigiani nella Parigi medievale, Sansoni, Firenze 1975;

La pietà e la forca: storia della miseria e della carità in Europa, Laterza, Bari 1986;

La stirpe di Caino. L’immagine dei vagabondi e dei poveri nelle letterature europee dal XV al XVII secolo, a c. di Francesco M. Cataluccio, il Saggiatore, Milano 1988;

Le radici comuni dell’Europa, il Saggiatore, Milano 1991;

Uomini senza padroni. Poveri e marginali tra medioevo e età moderna, Einaudi, Torino 1992.

Giardini che onorano Bronisław Geremek

Bronisław Geremek è onorato nel Giardino di Roma - parco di Villa Pamphilj.

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