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Emilia Plater, la "Giovanna d'Arco" polacca

la storia al femminile

Annalia Guglielmi ci accompagna attraverso la storia della Polonia presentandoci le figure di alcune donne chiave per questo Paese, dalle donne soldato alle attiviste di Solidarnosc.

Ogni giovedì pubblicheremo una nuova biografia. Oggi raccontiamo la vicenda di una donna coraggiosa e determinata che è nata nell'Ottocento ed è diventata un eroe nazionale per la Polonia, la Lituania e per la Bielorussia: Emilia Plater.


Emilia  nasce da una famiglia nobile e in vista di Vilno, durante l'infanzia legge e dipinge ma impara anche a cavalcare e a tirare di scherma. Il suo modello di vita diventa proprio Giovanna d'Arco.


Annalia Guglielmi spiega che "quando il 29 novembre 1830 a Varsavia scoppiò l’insurrezione, i capi degli insorti decisero di chiedere il sostegno dei patrioti lituani per bloccare i rifornimenti all’esercito russo.  Emilia fu tra i primi ad aderire e una delle ispiratrici dell’insurrezione in Lituania. Grazie a lei prese corpo il progetto di conquistare la fortezza di Dyneburg, benchè non fosse ammessa, in quanto donna, ai lavori del comitato direttivo a Vilno. 


Quindi autonomamente decise di organizzare la conquista della fortezza. Il 25 marzo 1831 Juliusz Gruzewski scacciò i Russi dal villaggio di Rosienie e con ciò stesso diede inizio all’Insurrezione Lituana; Emilia immediatamente si tagliò i capelli, indossò abiti maschili e, armata di pistola e sciabola, si unì agli insorti insieme alla sua compagna Maria Proszynska, ponendosi a capo di un reparto partigiano composto da 280 fucilieri, alcune centinaia di contadini armati di falci e sessanta cavalieri, con cui marciò alla volta di Dyneburg. Lungo la strada il suo reparto si ingrossò di nuovi volontari, ma Emilia dovette rinunciare all’attacco perchè il suo reparto venne fermato dai Russi e molti giovani insorti vennero mandati nei campi di prigionia. Emilia condivideva in tutto e per tutto la vita militare, senza chiedere alcun riguardo, e in breve si conquistò l’amore e il rispetto dei suoi sottoposti, nonostante nei saloni dell’aristrocrazia fossero in molti a criticarla e accusarla di immoralità. Dopo le perdite subite, Emilia, insieme alla Proszynska, il 30 aprile si unì al reparto Karol Zaluszky. Durante le alterne vicende dell’Insurrezione, in maggio incontrò Maria Raszanowicz, destinata a diventare la sua compagna più fedele nei reparti partigiani di combattimento.

Il 5 giugno ricevette il grado di capitano e venne posta alla testa del 1° Battaglione della Fanteria Lituana, e poi del 25° Battaglione di Fanteria, con il quale a fine giugno espugnò Rosiene. Quando il 9 luglio l’esercito partigiano fu riorganizzato in tre corpi d’armata, Emilia  e i suoi furono assegnati al generale Chlapowski, che, dopo una grave sconfitta, decise di deporre le armi. Emilia in quell’occasione dichiarò: 'Per quello che mi riguarda al disonore preferisco cento volte la morte; non andrò a trascinarmi fra gli stranieri, rimarrò a combattere per la patria finchè avrò forze sufficienti'.



Approfondisci la biografia di Emilia Plater e lo speciale La Storia al femminile con i link nel box a fondo pagina.

12 gennaio 2012

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