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Harry Seidel (Berlino, Germania, 1938 - Berlino, Germania, 2020)

il ciclista del Muro di Berlino, riuscì a far fuggire più di 100 persone dalla Germania Est

Harry Seidel nacque a Berlino il 2 aprile 1938, agli albori della Seconda guerra mondiale. Trascorse la sua giovinezza nel quartiere di Prenzlauer Berg, situato nella parte Est della città. Dopo la fine della guerra, quest’area di Berlino venne amministrata prima dall’Unione Sovietica di Stalin e poi, dal 1949, direttamente dalla neonata Repubblica Democratica Tedesca (DDR, dal tedesco Deutsche Demokratische Republik). La DDR era uno Stato dittatoriale a guida socialista, ben diversa dalla democratica e liberale Germania Ovest (la BRD, Bundesrepublik Deutschland). In questo paese il partito unico, la SED, centralizzava la vita politica e ogni forma di dissenso veniva repressa con la forza.

Fin da giovane, Seidel si oppose al pressante indottrinamento politico presente nel sistema educativo della DDR, abbandonando per questo motivo i propri studi. Iniziò quindi a lavorare come elettricista e continuò a coltivare la sua grande passione: il ciclismo su pista, sport nel quale eccelleva. Vinse diversi campionati comunali di Berlino Est e nel 1959 trionfò anche nel campionato nazionale di “guida a squadra a due”, una disciplina del ciclismo su pista. 

Seidel era un atleta di grande successo e non di rado la stampa nazionale e il Ministero della propaganda di Stato utilizzavano la sua immagine in maniera strumentale, con finalità propagandistiche. Sorprendentemente, però, egli non venne convocato per le Olimpiadi estive di Roma 1960, alle quali avrebbe ampiamente meritato di partecipare. I motivi della mancata convocazione furono diversi e dividono tutt'oggi la storiografia: secondo alcuni, Seidel non venne inviato a Roma perché si rifiutò di assumere steroidi anabolizzanti (una pratica assai diffusa tra gli atleti della DDR); secondo altre fonti, invece, il ciclista berlinese non potè partecipare alle Olimpiadi per “motivi politici”, visto che la sua avversione al regime di Walter Ulbricht (il segretario della SED) era cosa ben nota.

La mancata convocazione alle Olimpiadi rappresentò una frattura insanabile per Seidel, che decise di lasciare la sua squadra di Berlino Est per continuare a gareggiare con i Grünweiß di Berlino Ovest. Solo in seguito, nell'aprile 1961 (quattro mesi prima che la costruzione del Muro di Berlino avesse inizio), Seidel decise di ritirarsi dall’attività sportiva e di iniziare a lavorare come corriere di giornali a Berlino Ovest. Tutti i giorni l’ormai ex ciclista raggiungeva la parte ovest della città, per poi far ritorno la sera dalla moglie Rotraut e dal figlio André a Berlino Est. Le cose cambiarono improvvisamente il 13 agosto 1961, una data impressa con il fuoco nella memoria della capitale tedesca e di tutta la Storia del Novecento. Con l’obiettivo di risolvere una volta per tutte il problema delle numerose migrazioni da Est a Ovest, il regime socialista decise di costruire nel giro di una notte una “barriera di protezione antifascista” - così come il Muro di Berlino veniva definito nella Germania orientale. La città venne divisa in due da una recinzione di filo spinato, controllata giorno e notte dalle guardie di confine, e gli spostamenti da Est a Ovest vennero banditi.

Lo stesso giorno in cui il Muro venne eretto, Seidel riuscì a scappare ad Ovest, ma fece poi subito ritorno a casa dalla sua famiglia. Un mese più tardi, a settembre '61, il ciclista riuscì nuovamente a fuggire a Berlino Ovest insieme alla moglie e al figlio. A seguito della fuga - avvenuta passando attraverso una fessura nel filo spinato - i familiari dei coniugi Seidel vennero lungamente interrogati e arrestati dalla Stasi, il Ministero per la Sicurezza dello Stato che con la sua terribile rete di spionaggio controllava ogni azione degli abitanti della Germania Est. Nel frattempo, Seidel aveva deciso di non limitarsi a portare in salvo la sua famiglia, ma di contribuire alla fuga di chiunque volesse valicare il Muro e raggiungere la parte ovest della città. Grazie alla fessura situata sulla Kiefholzstraße - da cui più volte il ciclista aveva superato il confine e da cui erano stati fatti passare sua moglie e suo figlio - Seidel riuscì a far fuggire da Berlino Est 34 persone.

Poco dopo il filo spinato venne riparato e il Muro potenziato. Nel dicembre '61 Seidel venne arrestato alla Porta di Brandeburgo con l’accusa di aver aperto dei varchi nella recinzione e aver distrutto i fari di illuminazione con cui le guardie della DDR potevano identificare i fuggiaschi. Il ciclista riuscì a scappare saltando da una finestra dell’edificio in cui era trattenuto, tornando sano e salvo a Berlino Ovest. Arrivati a quel punto, Seidel capì che l’unico modo per organizzare la fuga dei cittadini di Berlino Est sarebbe stato costruire dei tunnel sotterranei. A gennaio '62 cercò di costruire il suo primo tunnel nella zona di Treptow, ma un’infiltrazione d’acqua lo rese inutilizzabile. 

Si unì quindi a Fritz Wagner, un aiutante di fuga di Berlino Ovest che si faceva pagare - a differenza di Seidel, che era mosso esclusivamente da motivazioni idealistiche e umanitarie e rifiutò sempre di ricevere un compenso per le sue coraggiose azioni - per aiutare i tedeschi dell’Est a fuggire. Nel marzo '62 Wagner, Seidel e Heinz Jercha (un altro aiutante di fuga) completarono il loro primo tunnel in Heidelberger Straße; il gruppo incontrava i profughi ad Est e insieme a loro, strisciando silenziosamente per decine di metri, raggiungeva Berlino Ovest. Tuttavia, le azioni di Seidel e degli altri aiutanti finirono ben presto nel mirino della Stasi, che pianificò un attacco a sorpresa il 27 marzo '62. Jercha venne ucciso dagli agenti della Stasi, mentre Wagner e Seidel riuscirono a scappare e a far ritorno a Berlino Ovest. Il tunnel venne chiuso, ma si stima che tra le 35 e le 59 persone avessero comunque potuto raggiungere la BRD passando attraverso esso.

A maggio dello stesso anno, Seidel lavorò alla costruzione di un tunnel lungo 75 metri a Treptow. 55 persone lo utilizzarono per raggiungere la parte ovest della città, prima che la Stasi lo potesse scoprire e rendere inaccessibile. Oggi, una targa commemorativa - inaugurata nel 2006 alla presenza dello stesso Seidel - ricorda la storia di quel tunnel di salvezza e speranza. A luglio '62 il ciclista contribuì alla costruzione di un nuovo tunnel, ma un informatore aveva rivelato il piano alla Stasi e le 60 persone che aspettavano ad Est erano state arrestate. Seidel era ormai diventato un “nemico pubblico” della DDR, e per il regime di Ulbricht rappresentava una minaccia da eliminare ad ogni costo.

Nel novembre '62 la Stasi tenne un’imboscata a Seidel all’estremità di un tunnel lungo 70 metri che il ciclista stava costruendo a Kleinmachnow. Seidel venne subito arrestato e processato dinanzi alla Corte Suprema della DDR. Le udienze furono una vera e propria farsa e vennero utilizzate dal regime per fini propagandistici. Si pensava, infatti, che rendere pubblico il processo del famoso ciclista potesse scoraggiare i fuggiaschi dell’Est a lasciare il paese. Seidel - che durante le udienze era stato addirittura paragonato ai criminali nazisti processati a Norimberga - venne quindi condannato all’ergastolo per aver violato la “Legge per la protezione della Pace”. 

La condanna sollevò le ferventi polemiche del mondo occidentale e Willy Brandt, allora Sindaco di Berlino Ovest, commentò dicendo che “Non ci sono parole sufficienti per esprimere l'indignazione per questa vergognosa sentenza della moderna inquisizione di uno Stato ingiusto”. Seidel venne dapprima detenuto nella terribile prigione di Hohenschönhausen e poi in quella di Brandeburgo. A Berlino Ovest, nel frattempo, sua moglie Rotraut organizzava ogni giorno manifestazioni di protesta per chiedere la liberazione del marito. Nel 1966, quattro anni dopo l’inizio della sua prigionia, Seidel venne riscattato dal governo della BRD e quindi liberato. Fece subito ritorno a Berlino Ovest, dove potè ricongiungersi alla sua famiglia e ricominciare a gareggiare come ciclista su pista. Nel 1973, all’età di 35 anni, vinse il campionato tedesco di cronometro a squadre.

Dopo la caduta del Muro, Seidel ha testimoniato davanti alla Commissione di studi del Parlamento tedesco sulla storia e le conseguenze della dittatura in Germania Est. Nel 2012, invece, il ciclista è stato insignito della prestigiosa Croce al Merito della Repubblica Federale Tedesca. Harry Seidel è morto a Berlino l’8 agosto 2020. Oggi la sua storia può essere consultata al Museo-Memoriale del Muro di Berlino di Bernauer Straße, dove un pannello lo ritrae in fotografia e racconta come, sfidando il regime e rischiando più volte di perdere la vita, Harry Seidel ha contribuito alla fuga di più di 100 persone dalla dittatoriale Germania Est alla democratica Germania Ovest.

Credits foto in copertina: Bundesarchiv, Bild 183-52567-0004/CC-BY-SA 3.0

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