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Helena Łuczywo (1946)

fondatrice della rivista clandestina Robotnik (Operaio)

Helena Luczywo

Helena Luczywo

Nasce nel 1946 a Varsavia, dove dal 1963 al 1969 studia economia e in seguito, dal 1973 al 1977 lingue, (inglese). La sua famiglia appartiene alla cosiddetta “borghesia rossa”: i genitori, Ferdynand e Dorota Chaber, di origine ebraica, sono attivisti del partito comunista e il padre, in particolare, mantiene per vent’anni la carica di vice direttore del dipartimento per la propaganda del Comitato Centrale del Partito Comunista Polacco (POUP). Così Elena trascorre l’infanzia e la giovinezza in una posizione di privilegio rispetto a tanti suoi coetanei e fin da piccola è membro attivo dell’Associazione della Gioventù Socialista (ZMS). Durante gli anni dell’università – invece – la sua posizione cambia, organizza incontri dedicati ai problemi dell’economia, della politica, della storia, cercando di liberare l’Associazione dalla tutela del Partito comunista per questo viene espulsa dallo ZMS.

Intorno al 1968 comincia ad organizzare in casa sua degli incontri con un gruppo di giovani insofferenti al sistema. Nel marzo del 1968 partecipa agli scioperi in università e stampa e distribuisce volantini con un appello agli operai perché sostengano la protesta studentesca. Nonostante abbia già scritto la tesi, viene espulsa dall’università e potrà laurearsi solo un anno più tardi.

Dopo le proteste operaie del 1976, insieme al marito, Witold Łuczywo, partecipa ad un gruppo di aiuto agli operai in prigione e alle loro famiglie, organizzando collette di denaro e facilitando il contatto con alcuni avvocati; il gruppo in seguito entrerà a far parte del Comitato di Aiuto Operaio (KOR). Poiché sa molto bene l’inglese, aiuta Jacek Kuron a parlare con i giornalisti esteri, facendosi conoscere per la sua capacità di lavorare con i mass media e accostandosi al giornalismo. Nel settembre del 1977 insieme al marito e a un gruppo di intellettuali inizia a pubblicare la rivista clandestina Robotnik (Operaio), che fino al 1981 sarà distribuita in tutte le fabbriche più importanti del Paese. Dirà a proposito di questa iniziativa: “Non avevamo abbracciato un’ideologia, cercavamo un alleato forte (…) avevamo inventato una rivista che doveva aiutare gli operai ad organizzarsi, a diventare un ambiente coeso” (4). Helena redige la rivista, ma si occupa soprattutto della logistica: la sede della redazione, la tipografia e il magazzino di Robotnik inizialmente si trovano in casa dei coniugi Luczywo, e in seguito di alcuni amici fidati.

Partecipa alla redazione della Carta dei Diritti degli Operai, contenente il programma di un movimento sindacale indipendente dal partito che, dopo essere stata firmata da esponenti dell’opposizione in tutto il Paese, viene pubblicata su un numero speciale di “Robotnik” nel 1979.

La sua attività provoca dure repressioni da parte dei servizi segreti: viene più volte arrestata, subisce numerose perquisizioni e infine, nel 1978, perde il lavoro.

Nel 1980, dopo la nascita di Solidarność, organizza l’ufficio stampa del sindacato e nel gennaio del 1981 crea e dirige a Varsavia l’Agenzia di Stampa del movimento, che pubblica il bollettino ufficiale del sindacato AS”, con la funzione di fornire informazioni non censurate da diffondere in tutto il Paese.

Il 13 dicembre 1981, quando viene introdotto lo Stato di Guerra, la Luczywo si trova nella sede dell’Agenzia all’interno degli uffici di Solidarność della Regione della Masovia. Riesce a sfuggire all’arresto scappando dalla finestra e rimane in clandestinità fino al gennaio 1983. Il 16 dicembre 1981, insieme ad Ewa Kulik inizia la pubblicazione del bollettino Informazioni su Solidarnosc, che contiene notizie sugli scioperi, sulle cosiddette “pacificazioni” e su quanti vengono arrestati o rinchiusi in campo di internamento. Contemporaneamente, programma la pubblicazione del settimanale clandestinoTygodnik Mazowsze” (Settimanale della Masovia), il cui primo numero esce nel febbraio 1982. L’asse portante del settimanale è costituito da un gruppo di donne: Joanna Szczesna, Ewa Kulik, Anna Dodziuk, Zofia Bydlińska, Małgorzata Pawlicka e Anna Bikont. Come dichiarò uno degli esponenti più importanti del dissenso, Jan Lityński, che su insistenza della Łuczywo, dopo essere uscito dal carcere con un permesso, non vi fece più ritorno e visse in clandestinità per un paio di anni:“Per tutta la mia esperienza nella clandestinità devo dire che le donne come cospiratrici sono state molto migliori degli uomini, più concrete e più prudenti. Helena dava tutto, ma chiedeva anche molto” .

Con il passare degli anni la redazione si amplia, sempre sotto la direzione di Helena Łuczywo, che coordina la redazione, la distribuzione, la tipografia, oltre a scrivere articoli e saggi politici e a fare interviste agli attivisti di Solidarność in clandestinità. Si dedica a quest’opera totalmente, soprattutto dopo il divorzio dal marito. Il “Tygodnik Mazowsze” esce regolarmente tutte le settimane fino al 1989 ed è distribuito in tutto il Paese. Dal 1984 viene ristampato in diverse città polacche e arriva ad una tiratura di 80.000 copie, divenendo così la più importante pubblicazione di Solidarnosc clandestina. Ha uno stile da agenzia: agile, molto comunicativo, privo di giudizi o interpretazioni personali. È soprattutto un grande strumento di informazione, ma pubblica anche saggi e testi di riflessione, contribuendo alla discussione sulla strategia di Solidarność. Evitando qualsiasi schieramento ideologico, cerca di presentare un panorama il più ampio possibile delle diverse anime dell’opposizione democratica, mantenendosi tuttavia sempre in linea con le strutture clandestine del sindacato.

Nel 1989 partecipa ai lavori della Tavola Rotonda come membro della Commissione sui mass media. Quando, dopo il raggiungimento dell’accordo tra il governo e l’opposizione, le autorità accettano la creazione di un quotidiano nazionale indipendente, insieme ad altri giornalisti e pubblicisti della stampa clandestina, fra cui Adam Michnik, nel maggio 1989 dà vita a Gazeta Wyborcza (Gazzetta Elettorale) di cui è vice capo redattore e colei che si occupa del grigio ma indispensabile lavoro quotidiano che fa andare avanti la macchina del giornale. Fino al 2004 è vice presidente della società “Agora”, editrice di Gazeta. Dal 2004 al 2007 è di fatto capo redattore di Gazeta. Va in pensione nel febbraio 2009.

Nel 1989 ha ricevuto il riconoscimento della Harvard University Niemann Foundation Lyons "Award for Conscience and Integrity in Journalism”, nel 1986 il "Radcliffe's Bunting Institute Peace Fellowship” e nel 1999 il "Knight International Press Fellowship Award

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