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Herta Müller (1953)

il Premio Nobel della resistenza delle minoranze

Nasce a Nițchidorf, un villaggio del Banato appartenente alla minoranza tedesca (passata dall’Impero Austro-Ungarico alla Romania dopo la Prima guerra mondiale). I suoi genitori parlavano e si sentivano tedeschi (il padre fu un militare delle Waffen-SS, essendo la Romania alleata della Germania nazista). Quando la Romania passò sotto il controllo Sovietico, Stalin, nel gennaio del 1945, ordinò per rappresaglia la deportazione di tutti i rumeni di madrelingua tedesca (tra i quali anche la madre della scrittrice). Müller studia letteratura rumena e tedesca presso l'Università di Timișoara, città nella quale entra a far parte del collettivo di scrittori dissidenti gemanofoni Aktionsgruppe Banat e, nel 1976, inizia a lavorare come traduttrice per un’ azienda ingegneristica, dalla quale sarà licenziata nel 1979 per mancata collaborazione con i servizi segreti del regime comunista rumeno (Securitate). Si guadagna quindi da vivere come maestra d'asilo e insegnante di lingua tedesca. Nel 1982 pubblica il suo primo libro, Niederungen (Bassure), che uscirà pesantemente rimaneggiato dalla censura (la versione integrale uscirà solamente due anni dopo in Germania). L'argomento centrale dell'opera è la dittatura del regime di Ceaușescu, descritta e osservata attraverso gli occhi di un bambino nel ruolo di protagonista. Sulla stampa e i media tedeschi Müller critica apertamente il sistema politico romeno e soprattutto la sua polizia segreta che la perseguita accusandola di prostituzione e cambio nero di valuta. Essendo divenuta insostenibile la situazione, anche con minacce di morte, nel 1987 lascia la Romania, assieme al marito, lo scrittore Richard Wagner, per andare a vivere a Berlino Ovest. 

Müller continua ad attaccare il regime senza avere paura. Nel maggio del 1989 uno dei suoi migliori amici ed ex-membro del gruppo di dissidenti germanofoni romeni 'Aktionsgruppe Banat, Roland Kirsch, fu trovato impiccato nel suo appartamento di Timișoara. Nonostante il caso sia stato archiviato come suicidio, Müller non ha mai creduto a questa versione, sostenendo che i vicini di casa dell’amico avrebbero udito molte persone parlare a voce alta nell'appartamento di Kirsch la sera della sua morte. Kirsch stesso, inoltre, non sarebbe stato sottoposto ad alcuna autopsia post-mortem e il suo nome sarebbe stato cancellato dal dossier della Securitate sull'autrice, quasi non fosse mai esistito.

Nel 2009 ha vinto il premio Nobel per la letteratura con la seguente motivazione: “Ha saputo descrivere il panorama dei diseredati con la forza della poesia e la franchezza della prosa”.

Libri:

  • In viaggio su una gamba sola, Venezia, Marsilio, Venezia 1992;
  • Il paese delle prugne verdi, Keller, Rovereto 2008;
  • Lo sguardo estraneo, ovvero la vita è un peto in un lampione, Sellerio, Palermo 2009;
  • Cristina e il suo doppio, Sellerio, Palermo 2010;
  • In trappola. Palermo, Sellerio, Palermo 2010;
  • L'altalena del respiro, Feltrinelli, Milano 2010;
  • Il re s'inchina e uccide, Keller, Rovereto, 2011;
  • Oggi avrei preferito non incontrarmi, Feltrinelli, Milano 2011;
  • La paura non può dormire. Riflessioni sulla violenza del secolo scorso, Feltrinelli, Milano 2012;
  • L' uomo è un grande fagiano nel mondo, Feltrinelli, Milano 2014;
  • La mia patria era un seme di mela. Una conversazione con Angelika Klammer, Feltrinelli, Milano 2015;
  • La volpe era già il cacciatore, Feltrinelli, Milano 2020.

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