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Jacek Kuron (1934 - 2004)

Il fondatore del Comitato di difesa degli operai polacchi e uno dei padri della pacifica transizione democratica della Polonia

Politico e pedagogista polacco. Fu impegnato in gioventù nel movimento comunista e, dopo il 1956, nella direzione dell’organizzazione degli “scout rossi” (nata in opposizione al movimento staliniano dei pionieri) che, unendo revisionismo socialista e valori sociali cattolici, amore per la natura e ethos conradiano, sarà la fucina di molti futuri dissidenti. La sua rottura con il potere comunista avvenne nel 1964 con la Lettera aperta al POUP, scritta assieme allo storico del medioevo, e figlio di un ex Ministro degli Esteri comunista, Karol Modzelewski, dove si criticavano apertamente la degenerazione burocratica del partito al potere, lo sfruttamento degli operai, la mancanza di libertà di espressione e di studio. Questa denuncia “dall’interno”, che auspicava una rivoluzione operaia contro il Partito, fu presa molto sul serio dal destinatario: in due processi che si tennero a porte chiuse, tra il 1965 e gli inizi del 1966, gli autori vennero condannati a tre anni di reclusione. In Francia e in Italia, Kuroń e Modzelewski vennero considerati dei trotskisti.

Alla vigilia del sessantotto, Kuroń fu nuovamente condannato e uscì di prigione soltanto nel 1971. Scrisse allora un proclama che invitava all’autorganizzazione sociale e all’abbandono della violenza. Per realizzare questo progetto, Kuroń fondò, a Varsavia, nel settembre del 1976, il Comitato per la difesa degli operai (KOR), assieme ad altre tredici persone: lo scrittore Jerzy Andrzejewski e il poeta Stanisław Barańczak; gli avvocati Ludwik Cohn, Antoni Pajdak e Anela Steinbergowa; gli storici Antoni Macierewicz e Adam Szczypiorski; il grande economista, socialista dal 1906, Edward Lipińki; lo storico della letteratura Jan Józef Lipski; il filologo classico, eroe della guerra partigiana, Józef Rybicki; il tecnico tipografico Wojciech Ziembiński; il biochimico Piotr Naimski; il prete, anch’egli eroe della resistenza, Jan Zieja. Ad essi si unirono in breve tempo altre nove persone, tra le quali il chimico Mirosław Chojecki (che diventerà l’animatore della casa editrice clandestina “NOWA”), e gli storici Wojciech Onyskiewicz (che si occuperà del giornale “Robotnik”) e lo storico Adam Michnik (che, tra l’altro, darà vita ai corsi dell’Università clandestina TKN). L’anno successivo, il KOR si trasformò in Comitato di autodifesa sociale (KSS-KOR): una vera e propria struttura parallela al potere che preparerà la strada al sindacato indipendente Solidarność.

Kuroń fu, consigliere di Solidarność dall’estate 1980 al colpo di stato. Arrestato il 13 dicembre 1982, trascorse due anni e mezzo in prigione, senza processo. Fu poi uno dei protagonisti, nel 1989, della Tavola rotonda tra opposizione potere. In seguito, fu Ministro del lavoro nel primo governo non comunista guidato da Tadeusz Mazowiecki e in quello di Hanna Suchocka (1992-1993). Si distinse per le campagne a favore delle classi più povere, colpite dalla rapida affermazione dell’economia di mercato, guadagnandosi una grande popolarità. Candidatosi alle elezioni presidenziali del 1995, ottenne però soltanto il 9% dei voti e finì col ritirarsi progressivamente dalla vita politica, non mancando però di far sentire il suo appoggio, ormai minato dalla malattia, al movimento No Global.

Kuroń non fu un intellettuale, ma piuttosto un uomo d’azione. Come si comprende dalla sua autobiografia, La fede e la colpa (1989) fu un appassionato sognatore, animato da un umanismo con forti venature religiose. Ma fu anche un politico realista e ostinato nella ricerca della mediazione, che considerava (al contrario di molti suoi connazionali) qualcosa di molto diverso dalla chiacchiera e dalla compromissione. Ha notato il filosofo Leszek Kołakowski, in occasione del suo settantesimo compleanno, che era sorprendente, con tutto quello che aveva dovuto subire, la sua incapacità di odiare, la convinzione che con un avversario ci si possa sempre capire, perché ogni uomo è un valore

Libri:
Il marxismo polacco all’opposizione, Samona e Savelli, Roma 1969;
La mia Polonia, il comunismo, la colpa, la fede, ed. Ponte delle Grazie, Firenze 1990.

Segnalato da Gariwo per Wefor con la consulenza di Annalia Guglielmi

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