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L'eredità del dissenso nell'Europa dell'Est

intervento di Sante Maletta, docente di Filosofia Politica presso l'Università della Calabria

Secondo Maletta "Ciò che è accaduto in Polonia e Cecoslovacchia - e in misura minore in Ungheria, senza dimenticare l’esperienza fondamentale russo-sovietica - è qualcosa che non può venire compreso rimanendo all’interno delle categorie politiche standard nel mondo occidentale. E ciò dipende anche dalla peculiarità della tradizione culturale e filosofica europea centro-orientale; analizzata con acribia da Luigi Dappiano, Massimo Libardi e Fernando Orlandi. L’enfasi sull’intenzionalità, vale a dire sul fatto che il senso ha come luogo privilegiato l’auto-coscienza umana nel suo rapporto ineludibile con il mondo per come esso accade nell’esperienza vitale (Lebenserfahrung) , rappresenta forse la figura teorica che meglio caratterizza tale approccio. E da qui il rifiuto di ogni sistema sociale che si illuda di poter fare a meno della coscienza - nella duplice accezione di consapevolezza e coscienza morale. Inevitabile, in tale approccio, la difesa dell’individualità, considerata però non tanto nel suo aspetto 'atomistico' (caro a tanto pensiero politico occidentale) quanto nelle sue dinamiche costitutive di relazione intersoggettiva e solidale".


Leggi l'intervento nel box "Approfondimenti su Gariwo".

30 novembre 2010

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Dissenso nell'Europa dell'Est

la verità contro la menzogna del totalitarismo

Il cosiddetto dissenso nei regimi comunisti dell’Est europeo non è riducibile alla semplice connotazione di “opposizione” suggerita dalla definizione, ma deve essere considerato innanzitutto come il tentativo di costruire una polis parallela basata sulla responsabilità di ogni cittadino e volta a occupare gli spazi di libertà culturale, sociale e umana strappati al regime totalitario all’interno del tessuto sociale.  Gli esponenti di Charta ’77 in Cecoslovacchia e di Solidarnosc  in Polonia, come Vaclav Havel, Radim Palous, Jacek Kuron, Adam Michnik, hanno sempre sottolineato che “il potere dei senza potere” consiste nel vincere la paura attraverso la forza creata da un’assunzione collettiva di responsabilità, testimoniata dall’esortazione a “vivere la verità” in una società basata sulla menzogna. Molto spesso la loro azione di “dissenso” consisteva nel reclamare l’applicazione delle leggi, come quella sulla libertà di coscienza, e degli accordi internazionali sottoscritti dai loro Paesi, come gli Accordi di Helsinki
Da queste posizioni è nato un ampio movimento in grado di influire sui comportamenti e sulla mentalità dell’opinione pubblica, al punto che - a parte la Romania – il sistema totalitario è stato rovesciato in modo pacifico, senza spargimento di sangue, con una nuova classe dirigente riconosciuta dalla maggioranza della popolazione, pronta ad assumersi la responsabilità della cosa pubblica.

Approfondimento

Il "potere dei senza potere"

non solo "dissenso", la "polis parallela" nell'Europa dell'Est

Il libro

Oltrecortina

Annalia Guglielmi

Multimedia

Jan Palach, studente cecoslovacco

da "Mizar" (rubrica del TG2)

La storia

Doina Cornea

dissidente anticomunista