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Lech Walesa: spia o grande uomo?

di Annalia Guglielmi

Recentemente Walesa ha duramente criticato la linea politica del governo guidato dal partito “Diritto e Giustizia” (PiS), soprattutto per la sua politica nei confronti dei migranti, ed ecco che rispunta la vecchia, vecchissima, storia di Walesa collaboratore dei servizi segreti polacchi, ecco che di nuovo si torna a parlare dell’agente “Bolek”, lo pseudonimo sotto cui avrebbe agito Lech Walesa negli anni ’70.

“Vecchia storia, che conosco da 25 anni perché Walesa stesso ne ha parlato diverse volte” ha detto il presidente della Unione europea Donald Tusk secondo quale è un colpo all’immagine della Polonia. ”Sono accuse tirate fuori in questo periodo su «richiesta politica» ha constatato l'eurodeputato Jaroslaw Walesa, uno degli otto figli del Premio Nobel per la pace del 1983.

Nel 1970 durante un fermo di polizia, mentre sua moglie partoriva il loro primo figlio, e nelle strade di Danzica l’esercito sparava sui manifestanti, Walesa ha firmato la dichiarazione di collaborazione con i servizi? È un episodio che si vede anche nel film di Wajda “Walesa l’uomo della speranza”, ma in che clima di terrore si inserisce? Che cosa ne è scaturito? Qualcuno è stato danneggiato da quella firma?

Dice Wladyslaw Frasyniuk, una vera e propria “leggenda” dell’opposizione, uno dei padri fondatori di Solidarnosc, che ha subito il carcere dal 1982 al 1984 e dal 1985 al 1986 per aver “tentato di sovvertire l’ordine costituito”: «La reazione di chi è contro Walesa è una sorta di “complesso di assenza”. Non c’erano quando bisognava lottare, quindi se ne stanno seduti a leggere la storia di Walesa e imprecano tra i baffi: “Porca p… quell’ignorante che non è andato a scuola, quel rozzo e stupido elettricista, sarebbe un eroe? E io? Io diplomato e laureato, io non c’ero? Qualcuno deve avere aiutato quel Walesa. Sicuramente i servizi!” (…) Ma come si fa a pretendere che Walesa chieda scusa per qualcosa? È così umiliante, così stupido…Per che cosa dovrebbe chiedere scusa? Perchè lo hanno picchiato? Perchè allora i vari Glinski e simili del PiS non hanno avuto il coraggio di difenderlo? Perchè lo hanno picchiato! Perchè hanno picchiato tanta gente negli anni settanta e ottanta. E dov’erano allora questi coraggiosi? Se dopo il 13 dicembre fossero andati nella clandestinità dieci milioni di persone, forse non avrebbero picchiato così forte. Ma non ci sono andati, eravamo solo un piccolo gruppo. Quindi se oggi qualcuno mi dice che Lech deve chiedere scusa per qualcosa, io gli rispondo: “Smettila di dire c… e voi quando chiederete scusa a Lech Walesa perchè allora non avete avuto il coraggio di difenderlo?”».

Questo nuovo attacco a Walesa ha tutto il sapore di un attacco politico, di una vendetta per le sue parole di critica e di un tentativo di delegittimare il movimento di protesta contro il governo che va sotto la sigla KOD, Comitato di Difesa della Democrazia, che si ispira a quella parte di Solidarnosc da cui sono nati la Tavola Rotonda e i cambiamenti del 1989, che sta raccogliendo consensi sempre più ampi all’interno della società, basti pensare che sotto il segno del KOD ogni mese di sabato in tutte le maggiori città polacche scendono in piazza decine di migliaia di persone che protestano contro le politiche del governo, e che recentemente oltre mille intellettuali e uomini di cultura hanno firmato una lettera di protesta contro le manovre governative.

Da un lato, quindi, il PiS si trova a dover fronteggiare una crescente opposizione interna contro le sue politiche xenofobe e razziste, che buona parte dell’opinione pubblica non condivide, memore anche della solidarietà internazionale di cui fu oggetto la Polonia negli anni ’80, durante lo Stato di Guerra e dopo la caduta del Muro e sono sempre di più coloro che temono derive autoritarie ed antidemocratiche soprattutto dopo gli interventi del governo sulla Corte Costituzionale e la televisione di stato.

Dall’altro, il PiS da tempo cerca di stravolgere a suo favore la memoria della storia polacca degli ultimi trent’anni sostituendo nella veste di veri padri della Patria alla figura di Walesa quella dei fratelli Kaczynski (Jaroslaw è il leader del PiS, mentre il fratello gemello Lech è stato presidente della repubblica ed è morto nella tragedia di Smolensk del 2010, che il PiS da tempo cerca di presentare non come un incidente, ma come un attentato ordito da Putin e Donald Tusk, ai tempi primo ministro polacco) contrari ai lavori della Tavola Rotonda, per presentare la transizione del 1989, la Tavola Rotonda e il governo Mazowiecki da essa nato, non come un passaggio non violento da un regime totalitario alla democrazia, ma come un complotto ordito dai comunisti e dai loro agenti che si spacciavano per oppositori.

Revisionismo storico, derive autoritarie, posizioni xenofobe, difficoltà interne, queste sono le circostanze in cui si inserisce questo nuovo attacco a Lech Walesa, prima ancora che l’aula di un tribunale, però, la sua azione e le conseguenze che ha avuto sull’Europa sono già state giudicate dalla storia, senza farne un santo o un uomo privo di debolezze, come ha detto lo storico di Solidarnosc Andrzej Paczkowski: “Dicendo che Walesa è grande non ci dimentichiamo che aveva anche qualche debolezza. E viceversa, quando parliamo della sua debolezza ricordiamoci bene che è un uomo grande”. 

Annalia Guglielmi, collaboratrice di Gariwo

22 febbraio 2016

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Dissenso nell'Europa dell'Est

la verità contro la menzogna del totalitarismo

Il cosiddetto dissenso nei regimi comunisti dell’Est europeo non è riducibile alla semplice connotazione di “opposizione” suggerita dalla definizione, ma deve essere considerato innanzitutto come il tentativo di costruire una polis parallela basata sulla responsabilità di ogni cittadino e volta a occupare gli spazi di libertà culturale, sociale e umana strappati al regime totalitario all’interno del tessuto sociale.  Gli esponenti di Charta ’77 in Cecoslovacchia e di Solidarnosc  in Polonia, come Vaclav Havel, Radim Palous, Jacek Kuron, Adam Michnik, hanno sempre sottolineato che “il potere dei senza potere” consiste nel vincere la paura attraverso la forza creata da un’assunzione collettiva di responsabilità, testimoniata dall’esortazione a “vivere la verità” in una società basata sulla menzogna. Molto spesso la loro azione di “dissenso” consisteva nel reclamare l’applicazione delle leggi, come quella sulla libertà di coscienza, e degli accordi internazionali sottoscritti dai loro Paesi, come gli Accordi di Helsinki
Da queste posizioni è nato un ampio movimento in grado di influire sui comportamenti e sulla mentalità dell’opinione pubblica, al punto che - a parte la Romania – il sistema totalitario è stato rovesciato in modo pacifico, senza spargimento di sangue, con una nuova classe dirigente riconosciuta dalla maggioranza della popolazione, pronta ad assumersi la responsabilità della cosa pubblica.

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