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Lech Wałesa (Popowo, Polonia, 1943)

L’operaio sindacalista diventato Presidente

Il sindacalista e uomo politico polacco Lech Wałęsa è stato un formidabile capopopolo, furbo ma anche molto saggio. L'uomo della speranza, come lo definì il regista polacco Andrej Wajda nel film che gli ha dedicato (A. Wajda, Wałȩsa. L'uomo della speranza, 2013). Lui e il suo sindacato indipendente Solidarność sono il simbolo della rinascita democratica della Polonia e dell'inizio del crollo del sistema totalitario in tutto l'Est Europa.

Risulta ancor oggi sorprendente la sua ostinazione nel rifiutare sempre la violenza e sfuggire a qualsiasi provocazione (il massacro degli operai durante le manifestazioni a Danzica nel 1970 fu una dolorosa ferita e una lezione sempre presente in lui e nei suoi compagni) e, soprattutto, la costante fiducia nel dialogo, nella possibilità (anche quando, come dopo il colpo di stato, ad opera del generale Jaruzelski, tutto sembrava irrimediabilmente perduto) di trovare un compromesso accettabile per tutti. Wałęsa subì violenze fisiche, umiliazioni e ricatti ma mantenne sempre la schiena dritta, aiutato da una solida fede religiosa e dall’ostinata convinzione che, avendo ragione, prima o poi, lui e i suoi operai avrebbero vinto. Un ruolo molto importante accanto a lui lo giocò la forte figura di sua moglie, l'ex fioraia Mirosława Danuta Gołoś (sposata nel 1969), madre di sei figli, disperata per la loro situazione economica e familiare, ma sempre accanto a lui, anche quando non capiva certe sue scelte.

Wałęsa è nato a Popowo nel 1943. Nel 1967 fu assunto come montatore elettrico nei Cantieri navali Lenin di Danzica. Già nel gennaio del 1971, durante gli scioperi del Baltico, rappresentò i lavoratori durante un incontro con il segretario del POUP Edward Gierek. Alla fine degli anni settanta diviene membro del Comitato costitutivo dei Sindacati liberi del Baltico e inizia a entrare e uscire dalle prigioni. Nella sua autobiografia (Un cammino di speranza, 1986; trad. it. De Agostini, Novara 1987) Wałȩsa ricorda che quando usciva di prigione prendeva il tram per tornare a casa; anche se aveva i soldi faceva la questua tra i passeggeri per il biglietto, avendo così la possibilità di spiegare ad alta voce, in una sorta di comizio improvvisato, i motivi perché lo avevano arrestato e tenuto in prigione.

A quegli anni risalgono i primi suoi contatti con gli intellettuali del "Comitato di difesa degli operai polacchi" (KOR). Il loro leader, Jacek Kuroń, non si stancava di ribadire sempre: "Se siete arrabbiati per come vi trattano, invece di dare alle fiamme la sede del sindacato ufficiale che non vi rappresenta, fondatene uno indipendente e, all'occorrenza, clandestino: non fatevi intrappolare nella ribellione violenta, inutile e controproducente". Molto religioso, Wałȩsa si dimostrò un abile mediatore e un convinto sostenitore della necessità di evitare lo scontro diretto col potere. Con gli operai seppe far tesoro delle sconfitte degli anni Settanta e puntare, oltre che all'organizzazione interna, a costruire una rete di rapporti con il mondo fuori della fabbrica, con gli studenti, con le parrocchie, che erano divenute dei centri di organizzazione alternativa al potere comunista: “Il 1980 è stato il frutto maturo della nostra saggezza: non siamo usciti dalle fabbriche, abbiamo gestito lo sciopero e la trattativa dentro i nostri territori liberati. Se fossero entrati armi in pugno, ci saremmo seduti per terra: avrebbero dovuto portar via di peso 1500 operai.”

Durante i sedici mesi di liberalizzazione all'insegna di Solidarność (agosto 1980-dicembre 1981), Wałȩsa faticò non poco a tenere assieme le varie anime di un sindacato indipendente che era cresciuto in modo troppo rapido, senza strutture, con notevoli difficoltà a convivere con l’ebbrezza della democrazia. Ma il suo carisma e la sua abilità impedirono che la situazione precipitasse subito, e con più tragiche conseguenze.

Arrestato durante il colpo del 13 dicembre 1981, venne rilasciato l’anno successivo e posto in una sorta di arresti domiciliari. Nel 1983 ottenne il Premio Nobel per la pace. Nel 1989, l’aggravarsi delle condizioni economiche e sociali della Polonia costrinse il potere a rivolgersi a Wałȩsa, che di fatto non era mai uscito di scena, come capo riconosciuto di Solidarność. Fu convocata a Varsavia una “tavola rotonda” (febbraio-aprile 1989) per discutere la condivisione del potere con l’opposizione fino a quel momento illegale. L’accordo raggiunto portò a elezioni dove Solidarność doveva concorre per un numero limitato di seggi parlamentari. Nei collegi dove si presentarono, le liste di Solidarność stravinsero. La Polonia riconquistò di fatto la libertà, l’indipendenza dall’Unione sovietica, la democrazia e i diritti sindacali, inaugurando e innescando un processo di liberalizzazione che in breve tempo coinvolse tutti gli altri paesi comunisti, e la stessa Urss.

La concordia tra i vincitori durò però poco: nel dicembre 1990, dopo un conflitto che spaccò Solidarność, Wałȩsa fu eletto Presidente della Repubblica battendo l'antico alleato, l'intellettuale cattolico Tadeusz Mazowiecki. Wałȩsa governò per cinque anni, tra successi ed errori, ma dando un importante contributo alla transizione verso una compiuta democrazia. Nel 1995 venne sconfitto, nelle elezioni, dal postcomunista Aleksander Kwaśniewski. Nello stesso anno ha dato vita all'organizzazione non governativa Istituto "Lech Wałȩsa", modellato sul "Carter Center", fondato Jimmy Carter che, dopo la presidenza degli Stati Uniti, si dedicò alla “ricerca di soluzioni pacifiche ai conflitti internazionali, alla promozione della democrazia e dei diritti umani e allo sviluppo economico e sociale”. Attraverso questa istituzione, che ora ha sede nel grande palazzo dell'"European Solidarity Center" a Danzica, accanto all'ingresso degli ex cantieri navali, Wałȩsa continua a far sentire la sua autorevole voce in difesa delle libertà, della democrazia e dell'unità europea.

Francesco M. Cataluccio, Responsabile editoriale della Fondazione Gariwo

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