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Norman Manea (1936)

il racconto originale dell’antisemitismo, del totalitarismo e dell’esilio

Nato a Suceava, in Bucovina (Romania), Manea è stato la voce errante di tre grandi drammi collettivi: l’Olocausto (per le sue origini ebraiche, tra i cinque e i nove anni è stato internato con la famiglia in un Lager in Transnistria dal regime fascista romeno), il totalitarismo comunista (la Romania staliniana e la dittatura di Ceaușescu), l’esilio: stanco della censura e di una tragedia civile sempre pronta a capovolgersi in tragicommedia umana, ha trovato rifugio a New York, dove vive e ha insegnato letteratura al Bard College. Ancora in Romania, pur attratto dalla letteratura, si è laureato in ingegneria a Bucarest e ha esercitato la professione fino al 1974, dopodiché si è dedicato interamente all’attività di scrittore.

Se attraverso la scrittura ha saputo condensare i fantasmi di un’epoca rovinosa e violenta, è perché non ha mai cessato di considerare la letteratura come un rifugio, una fortezza di parole entro cui “coltivare qualcosa che non sapesse di stereotipo”. Esiliato nel suo stesso paese, costretto alla farsesca, deformata quotidianità della dittatura, e infine esule negli Stati Uniti, ha eletto a patria la lingua romena. Ha ottenuto numerosi riconoscimenti, tra i quali il Guggenheim Grant (1992), il National Jewish Book Award (1993), il Premio Nonino (2002), il Premio Napoli (2004).

Tra i suoi numerosi libri (romanzi, racconti, conversazioni) particolarmente interessante è Corriere dell’Est che è il risultato degli undici anni di profondo scambio intellettuale e umano tra Manea e Edward Kanterian. Dal loro dialogo nasce un libro che oltrepassa i generi, sfiorando il mémoir, il saggio letterario, l’autobiografia, e attraversa il tempo e lo spazio in un viaggio che da Bucarest, passando per Berlino, giunge fino a New York. Qui Manea stringe rapporti con Saul Bellow e Philip Roth, con cui dà vita per oltre trent’anni a un’amicizia nutrita di profonde differenze e sorprendenti affinità. In queste pagine, Manea instaura un confronto serrato con i maggiori letterati romeni, come Emil Cioran e Paul Celan; o come Mircea Eliade, letto, ammirato e insieme criticato per l’antisemitismo e il sostegno al regime. Attorno al pensiero di Hannah Arendt coagula le proprie riflessioni sull’identità e il futuro del popolo ebraico.

Libri di Norman Manea:
Un paradiso forzato, trad. Marco Cugno e Luisa Valmarin, Feltrinelli, Milano 1994
Ottobre ore otto, trad. di Marco Cugno, il Saggiatore, Milano 1998
Clown: Il dittatore e l’artista, trad. di Marco Cugno, il Saggiatore, Milano 1999
Il rifugio magico, trad. di Marco Cugno e Valmarin, il Saggiatore, 2008
La busta nera, trad. Marco Cugno, il Saggiatore, Milano 2009
Conversazioni in esilio (con Hannes Stein), trad. di A. Greco, il Saggiatore, Milano 2012
Il ritorno dell’huligano, trad. di Marco Cugno, il Saggiatore, Milano 2012;
Varianti di un autoritratto, trad. di Anita Natascia Bernacchia, il Saggiatore, Milano 2015;
Corriere dell’Est (conversazione con Edward Kanterian), trad, di Anita Natascia Bernacchia, il Saggiatore, Milano 2017.

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