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"Storie di resistenza quotidiana durante lo "stato di guerra": il "Gruppo Operativo Femminile" di Solidarnosc

editoriale di Annalia Guglielmi

Provate ad immaginare questa scena: è il 15 dicembre 1981, il freddo è rigidissimo, ghiaccio e neve dappertutto, due giorni prima è stato introdotto lo Stato di Guerra, la maggior parte dei vostri amici e delle persone con cui avete lavorato ogni giorno è stata portata via di notte e non si sa dove sia, le sedi del sindacato di Solidarność sono state devastate, i telefoni tacciono, c’è il coprifuoco dalle 5 del mattino alle 10 di sera, non vi potete allontanare dal luogo di residenza, gli accessi alla città sono chiusi da una sbarra con un carro armato e una pattuglia di guardia, agli angoli delle strade si vedono i falò con cui i soldati cercano di riscaldarsi, drappelli di militari armati fino ai denti incrociano il vostro cammino e sapete di essere ricercata. Voi che cosa fareste? Helena Luczywo non si è fermata molto a porsi questa domanda. Il 15 dicembre è uscita dall’appartamento in cui si nascondeva per andare ad un incontro con qualcuno con cui poter ricostruire Solidarność. I telefoni non funzionano, i mezzi di comunicazione sono fermi e il giorno prima alcuni amici fidati hanno fatto chilometri per attraversare in lungo e in largo la città, trovare le vecchie amiche di Helena e organizzare l’incontro. Sono in sette, Helena scopre che sono pronte a ricominciare.


In quel momento la cosa più importante è tener viva la voce e l’autorità di Solidarność, impedire che scompaia sotto il fiume di parole della propaganda di regime. Una di queste sette donne si offre di andare a cercare e contattare i leaders del sindacato sfuggiti all’arresto. È un compito delicatissimo: la loro sicurezza viene prima di tutto, solo così si può sperare che possano continuare a guidare l’opposizione. Questi uomini hanno bisogno di far sapere che sono “fuori” e di far sentire la propria voce. Allora bisogna creare dal nulla un giornale. E così nasce il Tygodnik Mazowsze (Settimanale della Regione della Masovia). E sono le altre sei ad occuparsene.


Queste sette donne hanno immediatamente trovato la modalità giusta, quella che poi porterà alla caduta del sistema, per rispondere a quella che sembrava la fine e la sconfitta politica ed umana di Solidarność: lo Stato di guerra.
Queste sette donne creano e guidano quello che ben presto diviene il più importante organo “ufficiale” di Solidarność clandestina: un settimanale clandestino e lo portano avanti per otto
lunghi e faticosissimi anni, in cui si nascondono in appartamenti che cambiano continuamente, sfuggono alle ricerche della polizia, in alcuni casi devono affidare ad altri i loro figli.
Dopo il 1989 dicono di sé: “Abbiamo fatto quello che abbiamo fatto perché era la cosa giusta”.
Queste sette donne si chiamano: Helena Luczywo, Joanna Szczesna, Ewa Kulik, Anna Dodziuk, Zofia Bydlinska, Malgorzata Pawlicka e Ana Bikont. Ben presto prendono il nome di Gruppo Operativo Femminile (Damska Grupa Operacyjna – DGO).
Helena Luczywo ha trentacinque anni, è sposata ed ha una figlia, che ben presto affida ai propri genitori. Fin dagli anni settanta redige e distribuisce stampa clandestina e prima del 13 dicembre era responsabile dell’Agenzia Stampa di Solidarność
Joanna Szczesna ha trentatre anni, non è sposata ed ha un figlio di due anni, era il braccio destro di Helena all’Agenzia Stampa del sindacato, con Helena ha redatto e diffuso stampa clandestina fin dagli anni settanta e le due donne sono legate da un’amicizia profondissima, hanno capacità diverse e complementari - Helena di tipo manageriale, Joanna di tipo giornalistico - e per questo formano un tandem perfetto. La madre di Joanna, che vive a Lodz, si prenderà cura del suo bambino, per permettere alla figlia di dedicarsi alla sua opera.
Ewa Kulik ha ventidue anni, è fidanzata, non ha figli. Dal 1977 è impegnata nel KOR, di cui distribuisce i testi. Durante l’Agosto 1980 è stata la portavoce di Jacek Kuron.


Joanna Dodziuk ha trentacinque anni, è divorziata, ha una figlia di otto anni con la sindrome di Down. Ha lavorato come volontaria con Helena e Joanna all’Agenzia Stampa di Solidarność, spesso sacrificando notti di sonno. Ha detto: “Ho fatto le cose che ho fatto per le mie idee e per i miei amici”, ed è per amicizia che va all’incontro del 15 dicembre.
Zofia Bydlinska è sulla trentina, non è sposata, ha un figlio che frequenta le scuole elementari, vive con la madre che l’aiuta nella cura del figlio mentre Zofia si occupa di diffondere la stampa clandestina. Zofia, prima della nascita di Solidarność, è tra i co-fondatori della casa editrice clandestina NOWA.

Malogorzata Pawlicka ha trent’anni, è single e vive con i genitori. Ha cominciato facendo l’impaginazione della rivista clandestina Robotnik (Operaio). Al momento dell’introduzione dello stato di guerra stava lavorando come fotoreporter per l’Agenzia Stampa di Solidarność.
Anna Bikont, ha ventitre anni, single, studentessa universitaria, partecipa all’incontro del 15 dicembre per caso, perché incontra per strada Helena, con cui aveva collaborato nella stampa e distribuzione di letteratura clandestina.


Ricordando quegli inizi Zofia ha dichiarato:”Per noi fu naturale trovarci insieme. Tutte noi avevamo lavorato per la stampa di Solidarność, e non eravamo state arrestate. Era molto semplice: il movimento doveva essere mantenuto in vita. Qualcuno doveva agire. Noi avevamo le competenze. Perché non avremmo dovuto farlo noi?” Ewa, invece, ha dichiarato: “Per quasi tutte noi, organizzare la clandestinità non era altro che continuare il nostro lavoro all’opposizione prima di Solidarność. Quello che dovevamo fare in quel momento non era una cosa nuova per noi, lo facevamo dal 1970. Non potevamo fare altro. Non sarebbe stato coerente con i nostri caratteri. Lo Stato di Guerra non ci aveva depresso. Ci aveva fatto arrabbiare, e quando le donne sono arrabbiate fanno qualcosa”.


E questo “qualcosa” vide la luce l’11 febbraio 1982, quando uscì il primo numero del Tygodnik Mazowsze. Sotto il titolo c’era il motto della redazione, una frase pronunciata da Walesa durante il I Congresso del sindacato: “Solidarność non si lascerà dividere o distruggere”. Il giornale veniva stampato in offset, normalmente si componeva di quattro pagine A4. La tiratura, calcolando anche le edizioni regionali che ben presto si moltiplicarono, era impressionante: da 50 a 80.000 esemplari. L’ultimo numero (il 290) uscì il 12 aprile 1989, al termine della Tavola Rotonda.
Il giornale conteneva informazioni sull’attività di Solidarność clandestina e della Commissione Temporanea di Coordinamento, e per questo ne era considerato l’organo ufficiale: informazioni sui casi di repressione, discussioni sulla politica dell’opposizione nei confronti del regime, interviste con i leader del sindacato che agivano allo scoperto, come Lech Walesa, o in clandestinità, come Zbigniew Bujak o Wladyslaw Frasyniuk, e con personalità che vivevano all’estero cone Zbygniew Brzezinski, Jerzy Giedroyc, Czeslaw Milosz, o straniere, come Jane Fonda.
Dopo la chiusura del Tygodnik, gran parte dei redattori ha dato vita al più importante quotidiano polacco, Gazeta Wyborcza.

Annalia Guglielmi, collaboratrice di Gariwo ed esperta di Europa dell'Est

Analisi di Annalia Guglielmi, collaboratrice di Gariwo ed esperta di Europa dell'Est

8 marzo 2011

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Dissenso nell'Europa dell'Est

la verità contro la menzogna del totalitarismo

Il cosiddetto dissenso nei regimi comunisti dell’Est europeo non è riducibile alla semplice connotazione di “opposizione” suggerita dalla definizione, ma deve essere considerato innanzitutto come il tentativo di costruire una polis parallela basata sulla responsabilità di ogni cittadino e volta a occupare gli spazi di libertà culturale, sociale e umana strappati al regime totalitario all’interno del tessuto sociale.  Gli esponenti di Charta ’77 in Cecoslovacchia e di Solidarnosc  in Polonia, come Vaclav Havel, Radim Palous, Jacek Kuron, Adam Michnik, hanno sempre sottolineato che “il potere dei senza potere” consiste nel vincere la paura attraverso la forza creata da un’assunzione collettiva di responsabilità, testimoniata dall’esortazione a “vivere la verità” in una società basata sulla menzogna. Molto spesso la loro azione di “dissenso” consisteva nel reclamare l’applicazione delle leggi, come quella sulla libertà di coscienza, e degli accordi internazionali sottoscritti dai loro Paesi, come gli Accordi di Helsinki
Da queste posizioni è nato un ampio movimento in grado di influire sui comportamenti e sulla mentalità dell’opinione pubblica, al punto che - a parte la Romania – il sistema totalitario è stato rovesciato in modo pacifico, senza spargimento di sangue, con una nuova classe dirigente riconosciuta dalla maggioranza della popolazione, pronta ad assumersi la responsabilità della cosa pubblica.

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