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Aleksandra Skochilenko (San Pietroburgo, Russia, 1990)

l'attivista russa incarcerata per aver diffuso notizie sulla guerra in Ucraina

Aleksandra Yurevna Skochilenko detta Sasha nasce il 13 settembre 1990 a San Pietroburgo. Fin da piccola ha una vena artistica molto sviluppata e una certa sensibilità per gli avvenimenti umani nel mondo. Da quando è bambina, infatti, Aleksandra Skochilenko disegna e scrive racconti e poesie in cui trasmette il suo disagio e il suo dolore. Avendo avuto ben presto a che fare con il tema della salute mentale, nel 2014 Aleksandra scrive un libro intitolato Книга о депрессии, che tradotto significa Libro sulla depressione. L’opera viene diffusa prima in Russia e Ucraina e poi viene tradotta in inglese per poter raccontare a tutti cosa significa in Russia soffrire di problemi psicologici e psichiatrici.

Dopo che il 24 febbraio 2022 la Russia invade l’Ucraina, Aleksandra Skochilenko si unisce alle prime manifestazioni di protesta e il 3 marzo 2022 viene arrestata nel centro di San Pietroburgo insieme ad altri partecipanti. La giovane donna viene detenuta per una notte ed è rilasciata solo dopo il pagamento di una multa di 10mila rubli, l’equivalente di poco più di 107 euro. Nonostante l’esperienza in carcere, Aleksandra non ha paura e, al contrario, è ancora più determinata di prima a portare avanti un movimento non solo pacifista, ma che sbugiardi la propaganda del Cremlino.

Mentre in Ucraina la guerra infuria e vengono commessi crimini di guerra a Bucha e Mariupol Aleksandra Skochilenko compie azioni mirate a diffondere la verità sulla guerra. È proprio durante una di queste azioni che viene arrestata, dopo che una cliente la nota e avverte la polizia. Ma cosa ha fatto? Come previsto dalla campagna di boicottaggio ideata dalla Resistenza femminista contro la guerra, Aleksandra sostituisce le etichette di alcuni prodotti alimentari in un supermercato incollando sulle confezioni dei bigliettini in cui sono scritte notizie sulla guerra.

“L’esercito russo ha bombardato una scuola a Mariupol. Dentro c’erano 400 persone”.

“Basta guerra! Nei primi tre giorni, sono stati uccisi 4.300 soldati russi. Perché la TV non ne parla?”

“Le forze armate russe hanno bombardato il teatro d’arte a Mariupol, dove circa 400 persone si erano rifugiate dal fuoco dell’artiglieria”.

“Le truppe russe hanno impedito a 14 camion carichi di aiuti umanitari di entrare nella regione di Kherson. I civili hanno bisogno di acqua e di cibo”.

“Mio nonno non ha combattuto quattro anni nella Seconda guerra mondiale affinché la Russia diventasse uno Stato fascista e invasore”.

Quando Aleksandra è ancora nel supermercato, la polizia arriva e la arresta portandola in questura, dove viene interrogata per molte ore consecutivamente. L’accusa è di “diffusione pubblica di informazioni consapevolmente false sull’utilizzo delle forze armate della Federazione Russa”, reato introdotto in Russia proprio con l’obiettivo di criminalizzare chi critica l’invasione in Ucraina. Aleksandra viene portata in cella e nei primi mesi di detenzione viene vessata e privata sia delle medicine per tenere sotto controllo la sindrome bipolare sia dei prodotti senza glutine di cui si nutre essendo celiaca. Le viene anche impedito di vedere la sua compagna Sonia e, anzi, proprio per il suo essere lesbica e parte del movimento Lgbtqia+ subisce molte molestie. Alla fine, dopo numerosi rinvii, il 16 novembre 2023 Alexandra Skochilenko viene condannata dal tribunale di San Pietroburgo a sette anni di carcere ai sensi dell’articolo 207.3 del Codice penale sul “discredito delle forze armate”. “È successo che rappresento tutto ciò verso cui il regime di Putin è così intollerante: creatività, pacifismo, LGBT, psico-illuminismo, femminismo, umanesimo e amore per tutto ciò che è brillante, ambiguo e insolito”, ha detto Skochilenko. 

Aleksandra è stata definita prigioniera di coscienza da Amnesty International mentre l'organizzazione per i diritti umani Memorial l’ha riconosciuta come prigioniera politica. La sua vicenda, tanto paradossale quanto emblematica, ha fatto il giro del mondo tanto che la BBC l'ha inclusa nella sua lista delle 100 donne più influenti nel 2022. In carcere Aleksandra ha molti problemi di salute e sviluppa una leggera cardiopatia. Nel corso della detenzione, infatti, viene più volte mandata in ospedale ma le sue condizioni non vengono mai riferite a nessuno, nemmeno alla madre Nadezhda Skochilenko.

Proprio lei, nel corso degli anni, permette alla storia di sua figlia di varcare i confini della Russia e riesce a coinvolgere attivisti in tutto il mondo per fare pressioni per la liberazione di Aleksandra. Nadezhda arriva a parlare anche davanti al Comitato per i Diritti Umani della Commissione Esteri della Camera dei deputati italiana guidato da Laura Boldrini. E infatti, molte organizzazioni internazionali, tra cui Amnesty International, manifestano per la liberazione di Aleksandra. Liberazione che avviene improvvisamente il 1° agosto 2024 nell'ambito di uno scambio internazionale di prigionieri con la Turchia. Senza alcuna comunicazione né ad Aleksandra né alla sua famiglia, la giovane donna viene trasferita dal carcere di San Pietroburgo insieme ad altri prigionieri e viene rilasciata all’aeroporto di Ankara.

Una volta libera, in poche ore Aleksandra riesce a prendere un volo per Colonia, in Germania, dove viene immediatamente ricoverata in ospedale per accertamenti. “Aleksandra continua a credere che i miracoli siano possibili. Ha dimostrato che se si è gentili e a favore della pace, possono accadere cose buone", riferisce sua madre dopo che l’ha riabbracciata. Una volta rimessasi in salute, Aleksandra Skochilenko inizia a viaggiare per raccontare la sua storia e per denunciare la presenza di numerosi minorenni nelle carceri russe.

In una intervista al quotidiano Avvenire Aleksandra dice: “So di essere molto fortunata e mi sento in debito per l’attenzione ricevuta e ora devo condividere questa fortuna. Le persone muoiono in prigione. Io non avrei mai pensato che sarei stata oggetto di uno scambio. Sono una persona normale. Non sono Solženicyn, Sacharov o Bukovsky. Era un sogno ma mai avrei creduto si avverasse. È successo grazie a tutti quelli che si sono impegnati per sostenermi. Ancora grazie a coloro che mi hanno sostenuto. Mi avete regalato la vita”.

La sua storia ha ispirato due documentari della PBS: Putin’s War at Home (2022) e Sasha & Sonia: A Russian Love Story (2023). Inoltre, la vicenda è diventata simbolo dell'autoritarismo del governo russo e della svolta autoritaria del Cremlino. Anche il giornalista della CNN Nathan Hodge ha detto che la storia di Aleksandra Skochilenko "ha messo a nudo l'assurdità delle draconiane leggi russe sui media in tempo di guerra".

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Foto in copertina di Karen Veldkamp, CC BY-SA 4.0

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