“Io sono colui che oggi pronuncia l’accusa. Accuso la fetida, putrescente cricca al potere in Russia di aver preparato, scatenato e condotto una guerra di aggressione. Di aver commesso crimini di guerra in Ucraina. Di aver instaurato il terrore politico in Russia. Di aver moralmente corrotto il mio popolo”. Nella Russia di Putin, i discorsi in tribunale dei prigionieri politici sembrano essere diventati gli ultimi spiragli di libertà di espressione. E così, il 21 marzo 2025, lo storico 67enne Alexander Skobov - che aveva già ampiamente conosciuto le carceri russe da dissidente contro l’URSS - ha approfittato di un processo (che lo ha condannato a 16 anni di colonia penale per aver “giustificato il terrorismo” e “partecipato a una organizzazione terroristica”) per esprimere, ancora una volta, il suo dissenso contro il regime di Mosca.
Prima di conoscere l’esito del processo, dal carcere Skobov aveva scritto una lettera aperta alla moglie e al popolo russo nella quale spiegava la sua decisione di non fuggire dal Paese nonostante il pericolo imminente. "Voglio che i giovani che oggi subiscono la repressione sappiano che gli ultimi dissidenti sovietici non li hanno abbandonati, ma condividono il loro destino".
La dissidenza contro il potere e la conseguente repressione hanno accompagnato tutta la vita Alexander Skobov.
Nato il 4 novembre 1957 a Leningrado, in un contesto di rigida ideologia comunista, fin da giovane Alexander sviluppa una visione critica del regime sovietico. Già durante il periodo universitario (studia storia alla prestigiosa Università Statale di Leningrado) si distingue per le sue idee anticonformiste e per la sua opposizione alle politiche del Partito Comunista dell'Unione Sovietica.
Già negli anni '70, l’adolescente Skobov si avvicina ai circoli dissidenti che mettono in discussione la repressione politica e la censura di stato. Aderisce a gruppi clandestini che si oppongono all'autorità sovietica e che diffondono samizdat (le famose pubblicazioni illegali), contribuendo alla diffusione di idee liberali e democratiche in un periodo di forte controllo statale sulla libertà di espressione.
Il 2 febbraio 1976, alla vigilia dell'apertura del 25esimo Congresso del PCUS, gli attivisti del movimento Nuova Sinistra sparsero un centinaio di volantini dalla galleria del Gostiny Dvor di Leningrado, chiedendo il rovesciamento della tirannia dei funzionari e l'instaurazione di un autentico socialismo umano. Due settimane dopo, il KGB riesce a trovare i partecipanti a questa azione: tra questi, lo studente del primo anno del dipartimento di storia dell'Università statale di Leningrado Alexander Skobov.
Invece di essere condannato a una pena detentiva, viene sottoposto a un trattamento molto utilizzato, in quegli anni, per placare i dissidenti: il ricovero coatto in un ospedale psichiatrico. Con questa pratica, nota come psichiatria punitiva, il regime sovietico neutralizza gli oppositori politici, diagnosticandoli come malati mentali e sottoponendoli a trattamenti debilitanti. Skobov trascorre diversi mesi in un ospedale psichiatrico, subendo trattamenti forzati che includono la somministrazione di potenti psicofarmaci.
Nel 1982, viene nuovamente arrestato e internato per la seconda volta in una struttura psichiatrica. Questa volta, il regime sovietico lo considera ancora più pericoloso per via della sua crescente influenza nei circoli dell'opposizione. Nonostante le difficoltà, Skobov continua a scrivere e a diffondere le sue idee, diventando una figura sempre più nota nel panorama del dissenso sovietico.
Con l'avvento della perestrojka e della glasnost sotto la guida di Mikhail Gorbaciov negli anni '80, il clima politico in URSS inizia lentamente a cambiare. Nel 1987, Skobov viene finalmente liberato e, grazie all'allentamento della repressione, può iniziare a partecipare apertamente alla vita politica. In questi anni lavora come insegnante di storia e collabora con diversi movimenti politici di opposizione.
Con il crollo dell'Unione Sovietica nel 1991, Skobov spera in un cambiamento democratico per la Russia. Tuttavia, ben presto si accorge che il nuovo corso politico del Paese presenta gravi problemi di corruzione, autoritarismo e violazioni dei diritti umani. Per questo motivo, continua la sua attività di denuncia, mantenendo un forte spirito critico nei confronti della classe politica russa. Insegna storia e gira scuole e piazze criticando l’intervento militare in Cecenia e organizzando manifestazioni contro la guerra.
Negli anni 2000 Skobov inizia una intensa attività informativa su internet. Scrive per siti di opposizione come Grani.ru e Kasparov.ru, denunciando la deriva autoritaria della Russia sotto Vladimir Putin. Le sue analisi politiche si concentrano sulla repressione dei diritti civili, la manipolazione delle elezioni e la crescente aggressività della politica estera russa.
Di orientamento socialista e antifascista, Skobov si oppone non solo al regime putiniano, ma anche alle tendenze nazionaliste e autoritarie presenti in alcuni settori dell'opposizione russa. Partecipa attivamente al Free Russia Forum, un'organizzazione che riunisce esuli politici e dissidenti russi che si battono per la democratizzazione del Paese.
Il 2014 è un anno importantissimo, nella storia di Skobov e in generale di tutta l’Europa. La Russia annette de facto la Crimea e Skobov si schiera apertamente contro, definendo l'annessione un atto di aggressione imperialista. La sua posizione gli vale nuove minacce e persecuzioni che sfociano nei fatti del 28 luglio. Mentre cammina di notte per San Pietroburgo, viene rapinato, picchiato e accoltellato più volte.
Quindi, con l'inizio dell'invasione su larga scala dell'Ucraina nel 2022, Skobov intensifica la sua attività di opposizione. Scrive articoli e post sui social media in cui accusa il governo russo di crimini di guerra e di aver trasformato il Paese in una dittatura militarizzata. Questa sua posizione lo rende un bersaglio per le autorità, che iniziano a monitorarlo più da vicino.
Nel 2024, Skobov viene arrestato con l'accusa di "giustificazione del terrorismo" ai sensi dell'art. 205 del Codice penale della Federazione Russa e "partecipazione a una comunità terroristica". Il pretesto per l'arresto è un post in cui commentava positivamente un attacco ucraino al ponte di Crimea. Inoltre, le autorità lo accusano di essere coinvolto con il Free Russia Forum, considerato un'organizzazione sovversiva.
Il processo contro Skobov si svolge in un clima di forte repressione politica. Nonostante le richieste di clemenza da parte di organizzazioni per i diritti umani, il 21 marzo 2025 un tribunale militare di San Pietroburgo lo condanna a 16 anni di reclusione in una colonia penale di massima sicurezza. Data la sua età e la sua salute cagionevole, questa condanna equivale di fatto a una sentenza a vita.
Ai tempi dell’URSS Skobov aveva trascorso sei anni in detenzione, sotto Putin la sua condanna è quasi tre volte più lunga. Questo suscita una vasta indignazione internazionale. Numerose organizzazioni, tra cui Amnesty International e Human Rights Watch, denunciano il processo come una farsa e vedono in questa sentenza un ulteriore esempio della repressione del dissenso in Russia.
Nel suo ultimo intervento pubblico prima della condanna, Skobov ribadisce la sua opposizione alla guerra in Ucraina e al regime di Putin. Mentre il verdetto viene letto, grida "Gloria all'Ucraina!", un ultimo atto di sfida contro un sistema che ha cercato per decenni di metterlo a tacere.
