Natalia Estemirova nasce il 28 febbraio 1958 nell'Oblast' di Sverdlovsk. Suo padre è ceceno mentre sua madre è russa e questo iniziale mix di colture la rende molto aperta e curiosa verso le differenti anime che vivono la sua terra, l’Unione Sovietica. Dopo aver frequentato con successo la scuola superiore, Natalia si iscrive alla facoltà di Storia dell’Università di Groznyj, capitale della Cecenia che diventa, di lì a qualche anno, teatro di guerra. Dopo la laurea, inizia a lavorare come insegnante di storia e resta in cattedra anche durante la prima guerra cecena, scoppiata nel 1994, quando le truppe russe invadono Groznyj per sedare rivolte indipendentiste guidate da Džochar Dudajev.
Quando nel 1998 il clima politico diventa nuovamente incandescente, Natalia Estemirova lascia l’insegnamento e diventa portavoce dell’Organizzazione dei prigionieri dei lager per poi collaborare con emittenti televisive locali. Inizia, così, a lavorare come giornalista e realizza dei reportage sulle vittime delle purghe punitive che i russi compiono nella zona di Groznyj per reprimere i movimenti indipendentisti. Quando nel 1999 scoppia la seconda guerra cecena, Natalia documenta i bombardamenti, gli attacchi sui convogli che portano via i profughi e raccoglie centinaia di testimonianze e di foto che documentano le azioni russe, ma anche le violenze commesse dalle stesse forze cecene. Proprio per i suoi servizi e articoli, Natalia riceve minacce esplicite e, infatti, è costretta a lasciare Groznyj per rifugiarsi a Adygea, ma quando nell’ottobre 1999 conosce la matematica e attivista per i diritti umani Svetlana Gannushkina, già membro del centro per i diritti umani Memorial, riesce a tornare in Cecenia.
Nell’aprile 2000, Natalia Estemirova entra ufficialmente a far parte di Memorial, ma diventa anche membro dell’Expert Council dell’Ombudsman russo in Cecenia e osservatrice ufficiale della Commissione per il monitoraggio dei luoghi di detenzione. Proprio per questo suo incarico, Natalia riesce a visitare prigioni, archivi e ospedali e raccoglie moltissime storie sulla guerra cecena. Negli anni successivi, collaborando con vari media e con Human Rights Watch concentra le sue indagini sulle sparizioni forzate, sulle torture, sulle esecuzioni extragiudiziali e sugli incendi punitivi delle abitazioni.
Natalia è, per esempio, tra le prime a indagare sul campo nella località di Novye Atagy, dove i residenti denunciano esecuzioni sommarie e torture. Resta lì per diversi giorni e dopo aver conquistato la fiducia della gente del posto riesce a ottenere testimonianze dirette. Il suo lavoro diventa, così, fondamentale per ricostruire la catena di comando dietro l’operazione punitiva condotta da militari russi. I documenti raccolti sono così preziosi tanto che entrano a far parte degli archivi di Memorial e vengono poi trasmessi anche al Consiglio d’Europa.
Tra il 2002 e il 2003 Natalia Estemirova documenta oltre 150 casi di detenzioni arbitrarie e sparizioni, raccogliendo numerose testimonianze dirette di parenti e analizzando anche tracciati telefonici, fotografie, mappe e video. Come una vera e propria detective, Natalia parte dall’ultima localizzazione nota della vittima, identifica i gruppi armati coinvolti e poi, nonostante il rischio, chiede spiegazioni alle autorità per ottenere chiarimenti. Alla fine, nonostante molti dei casi che documenta restano impuniti, le sue indagini diventano determinante per presentare i ricorsi alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo. Tra i casi più noti c’è quello di Movsar Arsamakov, sequestrato a Grozny nel 2003; quello delle sorelle Saidulaeva, arrestate e scomparse nel 2004; quello di Zaurbek Ismailov, torturato e poi ucciso dopo un’irruzione notturna da parte dei kadyrovcy.
Negli anni successivi, tra il 2003 e il 2005 Natalia Estemirova indaga su numerosi casi di corpi abbandonati in zone rurali, spesso con segni evidenti di torture, bruciature e colpi alla testa. Con la sua ormai grande esperienza da investigatrice capisce che in quei corpi c’è una evidente firma, una sorta di tecnica da modus operandi. E proprio grazie al suo lavoro, infatti, vengono avviate 12 indagini penali in Cecenia che, però, vengono quasi tutte archiviate per “mancanza di prove”. Per i suoi lavori, nel 2004 a Memorial viene assegnato il premio “Right Livelihood” (il “Nobel alternativo”. L’anno dopo, nel 2005, Natalia Estemirova vince la medaglia Robert Schuman conferita dal Gruppo PPE e Parlamento europeo; premio che condivide con Sergej Kovalyov. Nell’ottobre 2007, poi, Natalia vince la prima edizione del “Premio Anna Politkovskaja” da RAW in WAR a Londra.
I premi, però, rendono la figura di Natalia Estemirova ancor più ingombrante e pericolosa, perché la sua fame e, di conseguenza, le sue inchieste fanno il giro del mondo. Proprio per questo, ancora più di prima, Natalia viene ostacolata nell’accesso alle scene del crimine, sorvegliata dai servizi, e minacciata. Anche Memorial riceve diversi avvertimenti, e viene etichettato come “agente straniero” per via dei fondi europei. Nello stesso periodo, Natalia scrive in maniera sempre più evidente che la repressione in Cecenia è compiuta da ceceni e arriva ad accusare pubblicamente proprio il leader Kadyrov di “trasformare la Cecenia in una prigione”. Kadyrov, dal canto suo, in diverse interviste la definisce “una donna priva d’onore” e “bugiarda professionista”. Nonostante le minacce continue, però, Natalia rifiuta la protezione personale, temendo che “la sua presenza con una scorta possa compromettere la fiducia della gente in lei”.
Tra il 2008 e il 2009, Natalia si dedica a un nuovo fenomeno: l’incendio sistematico delle case dei presunti terroristi o ribelli. Andando direttamente sui luoghi, Natalia documenta almeno 13 episodi in cui sono le milizie cecene a incendiare abitazioni private come forma di ritorsione collettiva, in violazione del diritto russo e internazionale. Alla luce delle prove raccolta, il 2 luglio 2009 Natalia pubblica “What Your Children Do Will Touch Upon You - Punitive House-Burning in Chechnya”, un rapporto dettagliato che raccoglie e documenta tutti gli episodi di cui ha contezza. Proprio quel documento, oggi archiviato tra i materiali di Memorial, è ritenuto uno dei motivi per cui Natalia Estermirova viene assassinata.
Il 15 luglio 2009 Natalia esce dalla sua casa in via Bogdan Khmel’nyts’kyj a Grozny alla solita ora, alle 8:30 circa, ma appena mette piede in strada viene rapita da quattro uomini che la costringono a salire in un van. Il suo rapimento dura poche ore. Alle 16,30 dello stesso pomeriggio, infatti, il suo corpo viene ritrovato a Gazi Yurt (Repubblica dell’Inguscezia), a circa 100 m dalla strada federale M 29 “Caucaso”. Il suo corpo è crivellato di colpi come per una vera e propria esecuzione.
La notizia fa il giro del mondo e sconvolge profondamente Memorial, Human Rights Watch, Amnesty e tutte le altre organizzazioni con cui ha sempre lavorato. Insieme chiedono indagini serie e accusano apertamente il governo di Kadyrov, mandante dell’assassinio. L’inchiesta ufficiale del gennaio 2010 individua come autore “Alkhazur Bashaev”, poi ucciso nelle milizie di sicurezza di Grozny, con versioni contrastanti ma il caso resta irrisolto. Nel 2011, Memorial, Novaya Gazeta e FIDH portarono lo Stato russo davanti alla Corte EDU e lo accusano di non aver voluto portare davvero avanti il caso, insabbiando molte prove e coprendo i responsabili. Nel 2019 Amnesty e altre Ong hanno rilanciato la richiesta di riaprire le indagini.
Per il suo lavoro, il suo coraggio, le sue indagini, Natalia Estemirova rappresenta ancora oggi la figura del difensore coraggioso, che non teme di esporre violenze e ingiustizie a rischio della sua vita. Giornalista inconsapevole dell’eroe, lascia un’eredità di integrità e testimonianza. Proprio per questo Memorial, Amnesty e altre ONG continuano a far sentire la sua voce, chiedendo verità e giustizia – come coerente tributo a chi si è battuta per tutta la vita “per riportare il senso originale alle parole”.
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Foto da Amnesty International
