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Birger Ruud (Kongsberg, Norvegia, 1911 - Kongsberg, Norvegia, 1998)

il campione di salto con gli sci che si oppose ai nazisti

Birger Ruud nacque il 23 agosto 1911 nella città mineraria di Kongsberg, situata nella Norvegia meridionale. Fin dall’infanzia si appassionò agli sport invernali e, in modo particolare, al salto con gli sci, disciplina nella quale suo fratello maggiore Sigmund conquistò la medaglia d’argento alle Olimpiadi invernali di Sankt Moritz 1928.

Ben presto, però, anche il giovane Birger cominciò a calcare i grandi palcoscenici internazionali. Nel 1931, a soli vent’anni, si fregiò del titolo di campione del mondo di salto con gli sci; l’anno successivo, alle Olimpiadi invernali di Lake Placid, negli Stati Uniti, ottenne la medaglia d’oro nel salto con gli sci alla sua prima partecipazione olimpica. Birger era dotato di una eccezionale versatilità, che gli consentiva di poter essere competitivo sia nello sci nordico che in quello alpino: una vera e propria rarità.

Nel 1936, ai Giochi invernali di Garmisch-Partenkirchen (organizzati dalla Germania nazista di Adolf Hitler), Birger Ruud si confermò campione olimpico nel salto con gli sci, divenendo il primo atleta della storia a difendere la medaglia d’oro in questa disciplina. La sua grande duttilità gli consentì di partecipare anche alla gara di combinata alpina, dove trionfò nella discesa libera ma perse il podio a causa di un errore nello slalom, classificandosi quarto. Ad ogni modo, le Olimpiadi di Garmisch-Partenkirchen - le ultime organizzate prima della guerra - non passarono alla storia solamente per le imprese di Birger Ruud, bensì per la capillare propaganda promossa dal regime nazista. Hitler in persona celebrò il discorso inaugurale, la stampa internazionale sfavorevole alla dittatura venne censurata e l’inaugurazione dei padiglioni sportivi venne strumentalizzata con finalità propagandistiche.  

L’anno successivo, nel 1937, Ruud vinse il suo terzo titolo mondiale, dopo quelli del 1931 e 1935. Tuttavia, di lì a poco, la furia nazista si abbatté sull’Europa e nell’aprile 1940 la Norvegia venne invasa e occupata dal Terzo Reich. Lo Stato scandinavo era entrato nelle mire espansionistiche di Berlino per diverse ragioni, legate sia all’abbondanza di risorse minerarie e petrolifere presenti sul suo territorio che alla sua posizione geografica, considerata di strategica importanza in chiave anti-britannica. Nel paese venne insediato un governo fantoccio, presieduto da Viktor Quinsling, già fondatore del partito fascista norvegese e molto vicino ai vertici nazisti.

Il regime occupante, volenteroso di consolidare il proprio consenso, aveva quindi deciso di organizzare delle competizioni sportive che coinvolgessero i più celebri atleti norvegesi dell’epoca. Lo scopo era quello di utilizzare lo sport come strumento propagandistico e stabilire al contempo, attraverso le gare, la superiorità della “razza ariana” sugli altri gruppi etnici. Birger Ruud venne più volte avvicinato dagli ufficiali nazisti, che gli offrirono anche grosse somme di denaro in cambio della sua partecipazione a queste iniziative. Il campione nativo di Kongsberg era una figura molto nota in Germania, dove aveva anche vissuto per un periodo della sua vita. Nonostante le pressioni, Ruud si rifiutò sempre di partecipare alle gare organizzate dalle forze occupanti e venne per questo bandito a vita dalle competizioni sportive nel 1941.

Nel frattempo, il celebre atleta norvegese aveva deciso di unirsi alla Resistenza. Ruud era solito utilizzare le sue abilità sciistiche per trasportare messaggi segreti e raccogliere e nascondere gli approvvigionamenti bellici lanciati dall’aviazione britannica. Egli aveva anche iniziato ad organizzare, insieme ad altri atleti, delle competizioni di sci clandestine. Nel 1943 lo sciatore norvegese venne denunciato alla Gestapo da parte di un simpatizzante del regime di Quinsling e quindi internato nel campo di prigionia nazista di Grini, situato nella periferia di Oslo. Birger Ruud trascorse nella prigione del Terzo Reich più di un anno, venendo liberato solamente nel 1944. Subito dopo aver riacquisito la libertà, il campione di salto con gli sci riprese la sua attività di collaborazione con la Resistenza norvegese, divenendo anche uno stretto aiutante di Ahlert Horn, uno dei principali leader del movimento di liberazione nazionale. La Norvegia venne finalmente liberata dai nazisti l’8 maggio 1945, più di quattro anni dopo l’inizio dell’invasione.

Birger Ruud - che aveva coraggiosamente deciso di rifiutare le avance naziste, pagando con la prigionia la sua opera di resistenza -, venne nominato assistente allenatore della squadra norvegese di salto con gli sci e nel 1948 partì alla volta di Sankt Moritz, dove si tennero i primi Giochi olimpici invernali disputati dopo la Seconda guerra mondiale. Proprio in quella sede, l’ormai trentasettenne Ruud riuscì a compiere la sua più grande impresa sportiva. Nei giorni antecedenti alla gara di salto con gli sci, egli aveva più volte testato il trampolino olimpico e si era sempre classificato primo tra i suoi connazionali. Venne quindi fatto gareggiare al posto del giovane Georg Thrane e riuscì a conquistare il secondo posto, divenendo il primo saltatore con gli sci a vincere una medaglia olimpica in tre diverse edizioni dei Giochi invernali.

Birger Ruud è morto nella sua Kongsberg il 13 giugno 1998, all’età di 86 anni. Dopo il ritiro, avvenuto in seguito ai Giochi olimpici di Sankt Moritz, Ruud aveva deciso di aprire una fabbrica di sci e, insieme all’amico Petter Hugsted (con il quale aveva anche condiviso la prigionia nel campo di Grini), aveva fondato il museo dello sci di Kongsberg. La sua città natale lo ricorda oggi con una statua in bronzo che lo raffigura mentre salta con gli sci, proteso in avanti e con le braccia larghe. Si tratta senz’altro di un meritato riconoscimento per una leggenda degli sport invernali, ma prima ancora per un uomo dotato di grande coraggio, rettitudine e amore per la libertà.

Credits foto in copertina: PICRYL/Wikipedia Commons 

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