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Bronisław Czech (Zakopane, Polonia, 1908 - Auschwitz, Polonia, 1944)

Un enorme talento sportivo, un artista sensibile, un uomo che lottò per la libertà

Bronisław Czech, detto “Bronek”, è stato il primo sciatore polacco di livello mondiale (sci di fondo, salto, combinata nordica, slalom e discesa alpina). È stato 24 volte campione polacco di sci, ha partecipato ripetutamente ai campionati mondiali di sci e, per tre volte, ai Giochi olimpici invernali: Saint Moritz (1928), Lake Placid (1932), Garmisch-Partenkirchen (1936).

Era in grado di ballare un valzer sugli sci: creava una sequenza di evoluzioni tale da dare l'impressione che stesse effettivamente ballando. Czech fu un perfetto sportivo e un talento multiforme. Oltre agli sport di montagna, praticava l'atletica e il tennis da tavolo. Andava in moto e in canoa. Fu pilota e istruttore di alianti. Suonava il violino e la fisarmonica, dipingeva su carta, scolpiva statue in legno e scriveva poesie. Dal 1932 fu allenatore di sci e gestì una scuola di sci alpino nella località montana di Zakopane, sui Monti Tatra, dove nacque e visse. Innamorato delle sue montagne, i cui segreti passaggi conosceva come pochi, partecipò a numerose operazioni di soccorso.

Non c'è da stupirsi di questa sua versatilità e soprattutto del suo amore per lo sci e la montagna. Era figlio di Józef (meccanico di caldaie e fuochista nonché violinista e noto ciclista) e di Stanisława Namysłowska (ricamatrice con una grande sensibilità artistica), che si erano innamorati e stabiliti a Zakopane nel 1884. Aveva un fratello, Władysław (1905-1973), anch'egli sciatore e alpinista, e due sorelle: Stanisława (1903-1993) e Janina (1916-2005), entrambe pittrici su vetro, sciatrici e alpiniste. Studiò alla Scuola dell'Industria del Legno di Zakopane prima come fabbro e poi come carpentiere e fu libero studente dell'Istituto Centrale di Educazione Fisica di Varsavia (1932-1934), dove conseguì la Maturità che gli permise di ottenere il diploma di insegnante di educazione fisica e il titolo di maestro di sci.

Dopo lo scoppio della Seconda guerra mondiale, Bronisław Czech fece più volte il corriere clandestino sulla rotta Zakopane-Budapest. Aiutò molte persone a fuggire e portò messaggi per la Resistenza. Il 14 maggio 1940, mentre si trovava in casa a dipingere, la Gestapo venne ad arrestarlo. Il 14 giugno fu inviato al campo di prigionia di Auschwitz (che non era ancora diventato un campo di sterminio). In quel periodo i tedeschi arrestarono molti atleti di Zakopane, prevedendo a ragione che avrebbero preso parte alla Resistenza. Nel campo di concentramento gli fu tatuato sul braccio il numero 349 e fu assegnato al Blocco IV. I tedeschi, che conoscevano la sua fama di atleta, tentarono di reclutarlo per addestrare i loro giovani. Ma lui rifiutò decisamente, pur sapendo che, se avesse accettato, avrebbe probabilmente avuto salva la vita. Nonostante le pesanti condizioni della prigionia, aiutò diversi suoi compagni. Partecipò al movimento di resistenza interno al campo organizzato da Rotmistrz Witold Pilecki.

Rotmistrz Witold Pilecki (1901-1948) era un militare membro delle Resistenza polacca che 19 settembre 1940, con il permesso dei suoi superiori, si fece arrestare dalla Gestapo durante un rastrellamento e fu internato sotto il falso nome di Tomasz Serafinski. Organizzò una rete di resistenza, la Zwiazek Organizacji Wojskowych, un'organizzazione segreta composta da gruppi operanti ciascuno indipendentemente dall'altro per non essere scoperti dai carcerieri. Raccolse molte informazioni sui crimini nazisti e fece filtrare all'esterno, nel marzo del 1941, un primo rapporto, che i britannici giudicarono però “esagerato”. Il 20 giugno 1942 altre importanti informazioni raccolte da Pilecki fuoriuscirono da Auschwitz grazie alla coraggiosa fuga di quattro prigionieri. Pilecki rimase ad Auschwitz quasi mille giorni. Nella notte tra il 26 e il 27 aprile 1943 riuscì avventurosamente a evadere. Tre anni dopo la fine della guerra fu condannato a morte e giustiziato dal regime comunista polacco.

Bronisław Czech soffriva di una grande nostalgia per i Monti Tatra e per la libertà e disinvoltura con la quale si arrampicava tra le loro rocce, in mezzo alle foreste e alla neve. Sulle cartoline inviate ai famigliari dipingeva spesso a memoria le sue amate montagne. Fino alla primavera del 1941 lavorò in una falegnameria e poi in una fabbrica di cucchiai di legno per i detenuti. Nel 1942 fu messo a lavorare nel museo del campo, dove dipingeva acquerelli e scolpiva statue in legno come souvenir per le SS. Nella primavera del 1944 la sua salute si deteriorò. Fu portato all'ospedale del campo, dove morì il 5 giugno 1944. La notizia della sua morte fu comunicata alla sorella, Stanisława Czech-Walczakowa, da un suo compagno di prigionia, lo scultore Xawery Dunikowski (1875-1964):

"Sono spiacente di comunicare che suo fratello è morto. Lo conoscevo molto bene. Mi dispiace molto per lui, perché era un uomo giovane e molto gentile. Eravamo in ospedale insieme. È morto improvvisamente accanto a me per un infarto. È successo il 5 giugno alle 12.00. Il momento della sua morte è stato toccante. Eravamo seduti alla finestra, in una bella giornata di sole, davanti alla nostra baracca nel piazzale del campo, gli zingari suonavano delle musiche allegre. Avendo saputo da noi della morte improvvisa del signor Bronisław, hanno smesso di suonare. E in un attimo hanno eseguito la Marcia funebre di Chopin…".

La tomba senza il corpo di Bronisław Czech si trova nel "Cementarz Zasłużonych na Pęksowym Brzyzku" (Vecchio cimitero) a Zakopane (settore P-III-10).

Alcuni dei suoi dipinti sono conservati nel Museo del campo di concentramento di Auschwitz.

Credits foto in copertina: Wikipedia Commons/Willem van de Poll - Anefo

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