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Anna Hedvig Büll (1887 - 1981)

missionaria estone che ha dedicato oltre 40 anni della sua vita agli armeni salvando le vite di oltre 2000 tra donne e bambini

Anna Hedvig Büll (all’anagrafe Anna Hedwig Bühl) nasce nel 1887 a Haapsalu, una città portuale di circa 3000 abitanti in Estonia, all’epoca parte dell’Impero russo. La sua famiglia è luterana e particolarmente devota, suo padre Ernst Gottlieb Theodor è un ricco uomo d’affari proprietario di un centro di cure termali, sua madre è Alma Louise Wilhelmine Stürmer ed Anna Hedvig è la sesta di otto fratelli e sorelle. Büll frequenta la scuola pubblica in Estonia fino ai 15 anni d’età per poi continuare i suoi studi a San Pietroburgo presso la scuola tedesca evangelica luterana della chiesa di Sant’Anna per 3 anni.

Nell’estate del 1903, racconta nelle sue memorie, mentre è in visita dalla famiglia a Haapsalu assiste ad un ciclo di lezioni tenute dal famoso evangelista Johann Kargel presso la casa paterna e ciò che sente la porta alla decisione di dedicare la sua vita al servizio di Dio tramite il lavoro missionario umanitario. Più tardi lo stesso anno rientra a San Pietroburgo per ottenere il diploma e perde il padre. Con il permesso della madre si reca quindi a Bad Freienwalde in Germania presso la Casa Missionaria Malche per seguire dei corsi di perfezionamento ed è lì che viene a conoscenza delle condizioni in cui versano gli armeni nell’Impero ottomano. Il desiderio di aiutare questo popolo la spinge a continuare i suoi studi presso la scuola evangelica del “Deutscher Hilfsbund für christliches Liebeswerk im Orient” [Associazione d’aiuto tedesca per le opere caritatevoli cristiane in Oriente ] a Francoforte sul Meno. Riceve in seguito da parte dell’Associazione l’invito a recarsi presso il Centro Missionario a Marash in Turchia, ma, per via della sua giovane età, viene dapprima inviata in un villaggio tedesco per lavorare con donne e bambini e successivamente a San Pietroburgo per alcuni mesi per prendersi cura dei poveri.
Nel 1909 la partenza di Hedvig per la Cilicia viene posposta in seguito al massacro degli armeni ad Adana e per i due anni successivi, su consiglio del comitato missionario, completa il suo apprendistato come insegnante missionaria. Nel 1911 Hedvig può finalmente partire per Marash dove insegnerà all’orfanotrofio “Bethel” fino al 1916 insieme all’amica Nurzia Marie Levonyan, collaborando anche con la missionaria svizzera Beatrice Rohner da cui resta particolarmente colpita. In questo periodo, in aggiunta ad estone, tedesco, russo, francese ed inglese impara anche l’armeno ed il turco. Nel 1915 è testimone del genocidio armeno in Cilicia ed il suo ruolo è determinante per salvare le vite di circa 2.000 bambini e donne quando Marash viene trasformata nella “Città degli Orfani”. Nel 1916 viene trasferita all’orfanotrofio tedesco di Harunie (Vilayet Adana), a sud di Marash, appartenente alla stessa missione. Grazie ai suoi sforzi, nel 1918, è in grado di salvare gli studenti dell’orfanotrofio. Hedvig è scossa non solo dagli eventi del genocidio, ma anche dalla rivoluzione bolscevica in Russia, perché da un anno non ha notizie dei suoi cari in Estonia.

Nel 1919, a causa della situazione politica in Cilicia, decide di lasciare temporaneamente la Turchia per andare a visitare la sua famiglia in Estonia. Durante il viaggio per Costantinopoli apprende della morte della madre e ulteriori circostanze fanno sì che si fermi a Graz per assistere una zia malata fino al 1921, quando riuscirà finalmente a tornare in Estonia. In procinto di ripartire per Marash, Hedvig si ammala e solamente verso la fine del 1921 può riprendere il viaggio a est per recarsi ad Aleppo presso la missione dell’Action Chrétienne en Orient [Azione Cristiana in Oriente], dove oltre 160.000 profughi armeni hanno trovato riparo in baracche costruite nei sobborghi di Sulaymaniyah e Ramatani (“Campo Armeno”). Hedvig organizza anche aiuto medicale per le vittime delle pandemie e su sua iniziativa vengono costruiti due ospedali nei quali operano anche i famosi medici armeno-siriani Avetis Chepechyan e Filip Hovnanyan. Per risollevare i rifugiati dalle condizioni di povertà e miseria in cui versano, Büll istituisce, grazie all’aiuto di conoscenti di Marash, anche laboratori per la produzione di prodotti artigianali e specialmente per la tessitura di tappeti. I prodotti vengono venuti in vari Paesi europei ed il ricavato serve da salario per le circa 500 donne armene che vi lavorano. Fonda una scuola armena e borse di studio per oltre 250 bambini armeni di varie scuole di Aleppo. Organizza anche un sistema di adozione a distanza degli orfani armeni da parte di benevole famiglie europee che si impegnano ad inviare una quota ogni mese. Insieme all’alsaziana Anne-Marie Tartar fa sì che le case missionarie di Elim e Sichar diventino un importante centro evangelico per gli arabi ed i cristiani della regione.

Nel 1947 agli armeni della diaspora viene garantito il permesso di immigrare in Unione Sovietica. Nel 1951 la maggior parte dei rifugiati di cui Hedvig si è presa cura ad Aleppo è ormai emigrata; il sogno di Hedvig è di raggiungerli nella Repubblica Sovietica d’Armenia, ma le viene rifiutato il visto dalle autorità sovietiche e le viene negato anche il permesso di ritornare alla sua nativa Estonia, anch’essa parte dall’Unione Sovietica. Non avendo famiglia ed essendo divenuta ella stessa una rifugiata, Anna Hedwig si trasferisce in Europa, continuando le sue opere di carità in favore degli armeni da Francia, Svizzera e Germania e mantenendo una corrispondenza con gli armeni da lei aiutati e sparsi per il mondo che spesso si rivolgono a lei come “Mayrig Büll”. In una lettera ad un suo studente scrive «Il mio cuore è armeno». Pubblica un libro di memorie riguardanti la vita della sua amica missionaria Nurzia Marie Levonian. Nel 1965, a 78 anni, Hedvig torna Siria ed in Libano per prendere parte agli eventi per il cinquantesimo anniversario del genocidio armeno.

Anna Hedvig Büll trascorre gli ultimi anni della sua vita in una casa di cura per missionarie a Waldwimmersbach vicino ad Heidelberg in Germania dove muore il 3 ottobre 1981 a 94 anni di età dopo aver trascorso più di 40 anni della sua vita a migliorare le vite dei profughi armeni. Nel 1989 la società culturale armeno-estone le dedica una targa nella sua casa natale a Haapsalu e nel 2003 il suo nome insieme ad un po’ di terra sepolcrale è stato inserito anche nel muro memoriale del Museo del Genocidio Armeno di Yerevan a Dzidzernagapert.

Bibliografia essenziale:

  • Aslanjan, Aleksander. Anna-Hedwig Büll. Katked elulookirjeldusest koos kommentaaridega. [= Anna-Hedwig Büll. Estratti della biografia com commenti.] Läänemaa Muuseumi toimetised XIII, Läänemaa Muuseum, 2010.
  • Bagdikian, Ben H. Double Vision: Reflections on My Heritage, Life, and Profession. Boston, Beacon Press, 1995.
  • Grigorjan, Vardan R. Hedvig Bjul – èstonskij drug armjanskogo naroda: dejatel’nost’ Hedvig Bjul v Kilikii i Sirii vo vremja genocida arma v Turcii i posledujuščie gody. [Хедвиг Бюль - эстонский друг армянского народа: деятельность Хедвиг Бюль в Киликии и Сирии во время геноцида армян в Турции и последующие годы = Hedvig Büll – un’amica estone del popolo armeno: attività di Hedvig Büll in Cilicia ed in Siria durante il genocidio armeno in Turchia e negli anni seguenti.] Erevan, Nairi, 2007.
  • Heili, Reinart. "Haapsalust pärit Hedwig Büll päästis tuhandeid lapsi genotsiidist, kuid jäi elu lõpul kodumaatuks." [= Hedwig Büll di Haapsalu salvò migliaia di babini dal genocidio, ma rimase apolide per il resto della sua vita] In Sobranna Postimees, 18 giugno 2019. [Online]
  • “Õde Hedwig Büll” [= Suor Hedwig Büll] in Le Levant, n. 4, febbraio-marzo 1931. [Online]
  • Pajula, Ene. "Haapsalu tüdrukust armeenia emaks." [=Da ragazza di Haapsalu a madre armena.] In Õpetajate Leht, 11 maggio 2007. [Online]

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