Gariwo
https://it.gariwo.net/giusti/genocidio-armeni/elizabeth-kunzler-23740.html
Gariwo

Elizabeth Künzler

con grande rischio personale, aiutò insieme al marito Jakob Künzler un grande numero di armeni, assistendo malati e feriti

Elizabeth e Jakob Künzler

Elizabeth e Jakob Künzler

La figura dell’Ambasciatore degli Stati Uniti Henry Morgenthau è legata anche all’opera dei coniugi Künzler che prima ad Urfa e poi in Libano dopo la fine della guerra e dello sterminio degli armeni hanno salvato migliaia di orfani, grazie, tra gli altri, al sostegno economico della “American Near East Relief”, le cui risorse venivano in gran parte da donazioni private.

Jakob Künzler nasce a Hundwill, un paesino della Svizzera l’8 marzo del 1871. Chiamato Kobi da giovane, risiede in un povero villaggio di poche anime e lavora come falegname nel cantone Appenzell. Nel 1893 si trasferisce a Basilea in qualità di inserviente presso una casa religiosa. Viene assunto dall’ospedale di Basilea nel 1894 come infermiere dove rimane per cinque anni, divenendo praticante medico chirurgo. A Basilea conosce un grande umanista, il pastore protestante Johannes Lepsius che dirige una piccola fabbrica di tappeti con alcuni lavoranti armeni. Lepsius, fondatore della Missione Orientale Tedesca, dopo i massacri hamidiani del 1894-1896 viaggia continuamente nei paesi armeni dell’impero ottomano per aiutare i sopravvissuti allo sterminio.

Nel 1895, credendo nelle attitudini umaniste di Künzler, Lepsius lo invita a recarsi a Urfa, l’antica Edessa, con l’incarico di assistente medico presso l’ospedale della Missione Orientale Tedesca. In qualità di primario medico chirurgo Künzler continuerà la sua opera dal 1899 al 1922. Nel 1905 Jakob Künzler sposa Elizabeth Bender, figlia di un missionario cristiano e nipote di una principessa abissina dì Etiopia, di carattere deciso, volitiva e coraggiosa. Entrambi impareranno le lingue locali: armeno, turco, curdo e arabo. Dedicheranno le loro cure ai malati e ai feriti sia cristiani che musulmani senza fare alcuna differenza. Nel 1910 nasce la loro figlia Ida che diverrà poi anch’ essa medico e subentrerà nella direzione dell’orfanotrofio di Ghazir dopo la morte del padre Jakob.

Durante la prima guerra mondiale, i coniugi Künzler si occuparono da soli dell’ospedale di Urfa fino al 1922 e furono testimoni oculari dei massacri degli armeni organizzati dal generale Fakhry Bey e dell’episodio dell’eroica resistenza di Urfa (29 Settembre-23 Ottobre 1915), che si concluse con la distruzione e lo sterminio dei membri della comunità armena locale. Nello stesso periodo anche la missionaria danese Karen Jeppe si trovava ad Urfa dove ha salvato molti armeni nascondendoli nei sotterranei della sua abitazione. Dopo l’armistizio del 1918 e la sconfitta delle Potenze Centrali, alleate all’Impero Ottomano, le sofferenze per i cristiani non finirono. All’epoca la sfida più grande fu quella di salvare più di 140.000 orfani: armeni, assiri, siriaci, caldei, greci, curdi dispersi in tutta l’Anatolia.

I coniugi Künzler, con grande rischio personale - chi salvava gli armeni era passibile di morte - aiutarono un grande numero di armeni, assistendo malati e feriti e, dopo la decimazione degli adulti, moltissimi orfani. Jakob Künzler raccontò la sua esperienza nel libro-memoriale Im Lande des Blutes und der Tränen (Nella terra del sangue e delle lacrime) che pubblicò nel 1921 e che divenne uno dei documenti più importanti sulle atrocità commesse a Urfa il cui quartiere armeno fu bombardato dai cannoni tedeschi per più di un mese. Fiaccata la resistenza armena iniziarono i massacri e le deportazioni della popolazione rimasta. Elizabeth Künzler, chiamata Chanoum Effendi, girava per le strade di Urfa a raccogliere orfani e profughi armeni e li portava al sicuro in un edificio sequestrato agli armeni e assegnato a delle donne turche sue amiche alle quali pagava un salario mensile. In quel periodo anche Karen Jeppe raccoglie gli orfani armeni sbandati che vagano senza meta nei campi e nei viottoli della città: bambini piccoli affetti da colera, con i capi brulicanti di pidocchi, con ferite mangiate dai vermi, addomi rigonfi e occhi spenti che avrebbero dato vita alla diaspora armena nel mondo. I maschi più grandi, dai cinque anni in avanti, erano già stati eliminati.

Sono stato ad Urfa, oggi chiamata Sanliurfa, durante uno dei miei viaggi in motocicletta alla scoperta delle ultime vestigia degli armeni e ho visto la chiesa armena dove nel 1885, durante i massacri hamidiani, sono stati bruciati vivi 2000 armeni: l’interno era ancora annerito. Ho saputo qualche anno dopo che è stata trasformata in moschea. Così, all’epoca, ricorda Jakob Kunzler, chiamato Yacoub Effendi dai locali:”Dei funzionari turchi sono arrivati a Urfa, avevano fretta di completare lo sterminio del popolo armeno e avevano ricevuto l’ordine del governo per farlo. Hanno iniziato ad uccidere tutti i prigionieri dicendo: perché dovremmo mantenerli più a lungo?” I coniugi Künzler assistettero anche ai massacri dei battaglioni operai armeni, gli”amele taburi” ormai ridotti a scheletri. Finita la guerra, perduti gli ultimi territori abitati dagli armeni in Turchia, dopo il massacro di Marash il governo turco decretò la chiusura della missione tedesca e i Künzler nel 1922 organizzarono il trasporto di 8000 orfani armeni raccolti da vari paesi e città: Kharput, Malatia, Mardin, Dyarbekir. Fu un esodo biblico, una vera e propria migrazione con carri, muli, cavalli, asini che durò giorni e giorni. Carovane lunghissime arrivarono ad Aleppo, allora sotto mandato francese. Da Aleppo i coniugi Künzler riuscirono a trasferire i loro protetti a Beirut, poi a Ghazir in Libano. Jakob Künzler fondò e diresse l’orfanotrofio di Ghazir finanziato dalla “Associazione Svizzera di aiuto agli armeni” dal 1923 al 1931, aiutato anche dagli americani della “Near East Relief Society”. Agli orfani si insegnava la lingua araba e la pratica di mestieri utili alla sopravvivenza. Un grande tappeto tessuto dalle orfane armene di Ghazir fu donato al presidente degli Usa che lo appese nella Casa Bianca.

Instancabile nella sua opera umanitaria “Papà Künzler” fondò anche un insediamento per le vedove armene del genocidio e un sanatorio per i malati di tubercolosi a Azounieh, sempre in Libano. Durante uno dei miei viaggi in medio oriente a Ghazir mi hanno indicato un vecchio monastero dove presumibilmente si trovava l’orfanotrofio. Ho poi cercato invano la tomba di Jakob e Elizabeth Künzler: le persone da me contattate in loco non sapevano nulla dei coniugi Künzler. Ho scoperto solo al mio ritorno in Italia e in seguito a ricerche che erano stati sepolti, uno vicino all’altro, nel cimitero protestante di Beirut. Per la loro instancabile opera di aiuto e soccorso, Jakob ed Elisabeth Künzler vennero chiamati affettuosamente “Papà e Mamma Künzler”, per il resto della loro vita e anche nella memoria degli armeni fino ad oggi. Jakob Künzler scrisse le sue memorie riflettendo sulle sue esperienze a Urfa e sul suo servizio umanitario di un quarto di secolo, durante un suo breve ritiro in Svizzera dal 1919 al 1920 e le pubblicò, nonostante la opposizione della sua famiglia, preoccupata per la sua sicurezza. Jakob Künzler si spense a Ghazir in Libano il 15 gennaio 1949 e l’ufficio funebre si tenne nella chiesa presbiteriana Anglo Americana di Beirut. Una grande folla si raccolse, discorsi in armeno, arabo, tedesco, inglese e francese. Accenti di gratitudine in tutte le lingue per un uomo che visse modestamente dedicandosi interamente per tutte le comunità etniche che curò e protesse. Al suo fianco la moglie Elizabeth che lo ha sostenuto con spirito di abnegazione e con un grande amore verso gli orfani. Fu sepolto nel cimitero evangelico francese di Beirut.

Nel 1940 Ida, la figlia dei Künzler, divenuta direttrice dell’orfanotrofio di Ghazir sposò il druso Najib Alamuddin, il futuro direttore della compagnia aerea MEA. Ida Kunzler Alamuddin scrisse un libro sulla vita del padre: “Papa Kuenzler and the Armenians” edito da Heineman a Londra nel 1970.

L'impegno umanitario verso gli armeni della famiglia Kunzler continua fino ad oggi con l’opera di Amal Alamuddin, di origine libanese, moglie di George Clooney, avvocatessa, esperta nel campo del Diritto Penale Internazionale, consigliera dell’Onu per la crisi siriana e libanese. Negli ultimi anni si è dedicata alla difesa dei diritti umani delle minoranze oppresse dai regimi autoritari.

Amal Alamuddin, di padre druso e madre sunnita, ha difeso gli interessi degli armeni nel processo presso la Corte Europea dei Diritti Umani a Strasburgo, intentato contro il negazionista turco Dogu Perincek, un attivista politico ultranazionalista membro del Comitato Talaat Pasha. Ha anche assistito Nadia Murad, la ragazza yazida premio Nobel, con la quale ha fondato un’associazione umanitaria in aiuto delle ragazze stuprate dai fanatici del Califfato. Amal è figlia di un cugino del padre di Najib Alamuddin.

Bibliografia:

Ida Alamuddin, Papa Kuenzler and the Armenians, Heinemann, London 1970

Biografia a cura del Console onorario della Repubblica d'Armenia in Italia e co-fondatore di Gariwo Pietro Kuciukian

Non perderti le storie dei Giusti e della memoria del Bene

Una volta al mese riceverai una selezione a cura della redazione di Gariwo degli articoli ed iniziative più interessanti. Per iscriverti compila i campi sottostanti e clicca su iscrizione.




Questo sito è protetto da reCAPTCHA e si applicano le norme sulla privacy e i termini di servizio di Google.

Grazie per aver dato la tua adesione!

L’enciclopedia dei Giusti - Genocidio armeni

prima, durante e dopo il genocidio hanno aiutato le vittime, hanno cercato di fermare i massacri o hanno testimoniato e denunciato al mondo, a rischio personale, la pianificazione e l’esecuzione del progetto genocidario

Filtra per:

Ci spiace, nessun Giusto corrisponde ai filtri che hai scelto.