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Fridtjof Nansen (1861 - 1930)

creò uno speciale passaporto per gli apolidi e le vittime dei genocidi

Fridtjof Nansen nasce in Norvegia nel 1861 a Store Froen, vicino alla città di Christiania, l’attuale Oslo, da una famiglia benestante impegnata in azioni umanitarie. Il padre Baldur gli trasmette volontà, autodisciplina e doti di integrità morale, passione per la libertà. È un esploratore, uomo di scienza e grande politico, un ruolo da lui vissuto come servizio all’umanità. Nel 1922 gli viene assegnato il premio Nobel per la pace per l’attività svolta come Alto Commissario per i Rifugiati della Società delle Nazioni.

Fin dalla prima infanzia Fridtjof si trova a contatto con la natura, che impara presto ad amare. Compie i suoi studi presso l’Istituto "Aars e Foss" di Cristiania, distante 3 chilometri da casa, dove si recava a piedi ogni mattina. Da adolescente continua ad esercitare vari sport vincendo gare di pattini e di sci. Ottimo studente, nutre interessi per la fisica, la chimica, il disegno e la matematica. La sua vita è piena di eventi drammatici, ma le crisi non lo indeboliscono mai, grazie alla sua forza d’animo e alla ricchezza della sua vita interiore. Fisicamente e intellettualmente dotato, sostenuto da solidi principi, da un incontenibile spirito di avventura e dalla passione per la conoscenza, dedica parte della sua vita ad audaci viaggi di esplorazione e di studio della zona artica, dai quali ricaverà fama e occasioni per riflettere su di sé, sugli uomini e sul rapporto tra l’uomo e la natura. Una sorta di preparazione a quello che è stato l’impegno più grande dalla sua maturità fino alla morte: la solidarietà con le vittime di tutte le catastrofi, guerre, persecuzioni, carestie. Un impegno umanitario che tocca le scelte politiche degli stati e che non arretra di fronte ad alcun ostacolo: convincere i suoi interlocutori della possibilità reale di creare un mondo diverso. Negli anni dal 1882 al 1896 Nansen partecipa alle più importanti spedizioni naturalistiche e a viaggi esplorativi che lo resendono celebre, diventando ben presto la personalità più nota della Norvegia. Riprende la sua attività di insegnamento universitario e di ricerca, ma la vita gli sta riservando altre esperienze. Quando nel 1905 scoppia la crisi fra Norvegia e Svezia (federate fin dal 1814) Nansen si ritrova ambasciatore a Londra con il compito di convincere gli inglesi della necessità della secessione. Da audace esploratore si trasforma in ardente patriota, contro ogni tentazione bellicistica.

Nansen diventa così uomo di stato, difensore della libertà e dei diritti dei popoli. Un trattato tra le parti garantisce alla Norvegia in modo pacifico l’indipendenza.

Durante la Prima guerra mondiale, milioni di uomini sono stati uccisi, nelle trincee e tra i prigionieri di guerra. A Versailles nel corso delle discussioni sul trattato di pace, i vincitori paiono essersi dimenticati della loro esistenza. Più di tutti soffrono i prigionieri dei lager di Russia, Siberia e Turkestan. L’internamento dei civili era prassi comune. Sorgono i comitati della Croce Rossa dei diversi stati. La rivoluzione sovietica accresce il caos: i prigionieri di guerra continuarono a restare tali, fino a che la loro liberazione non ne aggrava la situazione, non essendoci più nessuno che si occupi di loro. 

La Croce Rossa Internazionale sollecita l’aiuto della Lega delle Nazioni, creata il 10 gennaio 1920 con l’entrata in vigore del trattato di Versailles su proposta del presidente americano Wilson, e questa si rivolge a Nansen, divenuto presidente dell’Associazione norvegese per la Lega delle Nazioni: “Io sono persuaso che se mi lasciassi tirare dentro non ne uscirei più. Ed ho tanti lavori scientifici avviati, che dovrei abbandonare!”

Il presentimento di Nansen si avverò. Da quel giorno l’attività internazionale diventa il fulcro della sua vita. La Lega delle Nazioni affida a Nansen il compito di organizzare il rimpatrio dei prigionieri dei campi di concentramento in Russia, senza distinzione tra vincitori e vinti. Nansen allora non immaginava che il compito di Alto Commissario della Lega l’avrebbe assorbito fino agli ultimi giorni della sua vita e che avrebbe dovuto sacrificare la sua vocazione scientifica per esso. Organizza una rete mondiale di soccorso e rimpatrio dei profughi e dei prigionieri, visitando di persona i campi, mettendo ai posti giusti uomini adatti. L’amore per la natura ha lasciato il posto all’amore per gli uomini: “Se vi è una cosa di cui mi intendo, è di uomini”, confidò una volta ad un amico. Le difficoltà più gravi le ha con l'Unione sovietica che non riconosce la Lega. Istituisce un organo centrale a Berlino con rappresentanti dei governi, della Croce Rossa Internazionale e delle associazioni umanitarie che prende il nome di “Soccorso Nansen", non affiliato alla Lega, malvista da alcuni governi. Fra il 1920 e il 1921 sono rimpatriati 450.000 prigionieri di guerra, con una spesa di 410.000 sterline e la riconoscenza della Lega delle Nazioni.

Oltre ai prigionieri vi sono milioni di profughi della guerra mondiale, delle guerre balcaniche, greco-turche, della controrivoluzione russa, delle guerre civili, della guerra russo-polacca, dei distretti ungheresi della Russia e dell’Armenia. Mentre i fronti avanzano o arretrano, i civili vengono cacciati e, con il mutare delle frontiere, diventano profughi, preda di epidemie; quando tentano di rientrare in patria, non trovano che rovine e devastazioni. I problemi più gravi riguardano i profughi russi, fuggiti dai bolscevichi e le alte spese per il loro mantenimento.

Organizza un comitato che raccoglie denaro da organizzazioni americane, europee, russe e ebraiche. Ma i profughi non possiedono documenti e Nansen, con un’idea brillante, istituisce il passaporto per gli apolidi, il “passaporto Nansen”, che viene riconosciuto da 52 governi e dà la possibilità a milioni di profughi di trovare lavoro, casa e protezione. Questi passaporti sono ottenuti anche dagli armeni.

In seguito alla legge di confisca dei beni degli “assenti” del 15 aprile 1927, la Turchia aveva rifiutato di considerare “fuoriusciti”gli armeni rifugiatisi in Europa dopo il genocidio del 1915. Una legge del maggio del 1927 completa l’opera di “denazionalizzazione”. Il passaporto Nansen dato sia ai russi che agli armeni, significa, il ritorno alla vita per milioni di rifugiati che Nansen riesce a collocare in 45 nazioni diverse.

Il 10 dicembre del 1922, dopo il ritorno dalla Grecia, dove ha organizzato il più vasto trasferimento di popolazione mai tentato, dopo aver ricondotto in patria 500.000 prigionieri, soccorso 2 milioni di profughi russi, greci e armeni, sfamato milioni di persone, Nansen, nel salone dell’Istituto Nobel di Oslo, in presenza del re, riceve il Premio Nobel per la pace, con queste parole: “Fridtjof Nansen è riuscito a trasformare l’amore del prossimo in una potenza mondiale, in piena indipendenza politica”.

Nansen devolve il premio agli insediamenti agricoli della Russia e ai profughi dell’Asia Minore. Le scene d’orrore che gli presentano sono tali da incidersi in modo perenne nei suoi occhi e da indurlo ad appellarsi alla responsabilità dell’Europa: […]Ciò che ho raccontato io lo griderò sempre ai popoli d' Europa, sinché si sveglino, comprendano quale cosa inaudita sta accadendo sotto i loro occhi. I popoli d'Europa debbono conoscere la verità: e allora non potranno più assistere inerti.[…] Se noi veramente accettiamo di assistere inerti rimarremo dinanzi alla storia, dinanzi ai nostri figli e ai figli dei nostri figli, come una generazione che gli Dèi vollero colpita da cecità e da follia, i cui i cuori, dopo cinque anni di guerra, sono tramutati in pietra” (cit. J. Sorenson, pag.  251)

L’appello ha una risposta quale il mondo non aveva mai visto: contribuiscono i paesi nordici, le organizzazioni e il governo inglesi, l’Olanda, l’Italia, il Papa, associazioni e singoli individui. Nansen istituisce “I Pacchi Nansen”, trasportati gratuitamente, le “Stazioni Sperimentali Nansen”, poderi affidati alla collettività, le “Farmacie Nansen” contro le epidemie. Riesce a salvare circa 15 milioni di russi, divenendo l’unico non russo del quale i russi si fidano

L'ultima opera a cui Nansen si dedica è il soccorso ai pochi sopravvissuti del popolo armeno. Nella prefazione al suo libro Un popolo tradito Nansen scrive: “Spero che i fatti esposti in queste pagine avranno il potere di scuotere la coscienza europea. L'atteggiamento degli stati europei, la loro noncuranza di fronte al popolo armeno, indignano non meno dei sanguinosi macelli compiuti dai Turchi”( cit. J. Sorenson, pag. 262). Il libro di Nansen costituisce un atto di accusa contro le grandi potenze e contro la Società delle Nazioni.

Nel 1928 Nansen crede ancora di poter fare qualcosa, ma, nel 1929, deve riconoscere che è impossibile continuare la sua opera in favore degli armeni e chiede di essere esonerato dall’incarico. La sua richiesta viene accettata.

Deluso per la passività delle grandi potenze, Nansen usa parole dure contro la Società delle Nazioni. Nel capitolo intitolato “Addio Erevan!” scrive: “Tante lotte, miserie e sofferenze, e sempre risultati insufficienti! Si dice che il dolore nobilita. Ma esiste forse sulla terra un popolo che abbia sofferto quanto questo, senza tuttavia perire? E a che pro? Per essere infine tradito da coloro che gli avevano fatto sacre e solenni promesse nell'alto nome della giustizia? Statisti, evitate almeno le parole solenni e non togliete agli uomini l'ultimo residuo di fede in qualcosa che nella storia dei popoli è sacro nonostante tutto!”( cit. J. Sorenson, pag. 271) E tuttavia la lotta di Nansen a favore degli armeni non è vana. Nel 1928 riesce nell’opera di rimpatrio di 70.000 profughi armeni e riesce a firmare l'accordo per il rimpatrio di altri 12.000. Il suo intervento a favore dei profughi si estende anche alla Cilicia (la Piccola Armenia).

Nansen sta continuando la sua fatica con nuovi piani, colonie agricole per 65.000 famiglie, quando, nel 1930 la morte, lo colse. La sua casa di Oslo è oggi sede della fondazione Nansen che continua l’opera umanitaria e scientifica da lui avviata. Alla Società delle Nazioni, nella biblioteca del segretario, si trova un unico busto bronzeo, quello di Fridtjof Nansen. Nel 1931, in occasione del primo anniversario della sua morte, la Società delle Nazioni istituisce un “monumento vivente”, il “Fondo Nansen per la pace”, sottoscritto da Grandi, Briand, Lord Cecil, Henderson, Curtius, Masaryk, Venizelos, Mowinckel, che continua la sua opera fino ad oggi.

La sua terra tombale è stata tumulata a Yerevan nel Muro della Memoria di Dzidzernagapert il 23 aprile del 2003, trasportata da Oslo da Pietro Kuciukian e dall’ambasciatore della Repubblica d'Armenia in Italia Gaghik Baghdassarian.

Giardini che onorano Fridtjof Nansen

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