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Kyaw Soe Oo (1990)

giornalista della Reuters, condannato per aver documentato le violenze contro i Rohingya

Giovane giornalista birmano, fin da piccolo ha mostrato un grande amore per la scrittura, appassionandosi alla poesia. Buddista, di etnia Rakhine, è cresciuto nella capitale dello stato Sittwe, con una famiglia modesta e quattro fratelli.
“Aveva sempre qualche libro in mano - ha raccontato uno dei suoi fratelli -. Andava in libreria o da librai di seconda mano e spendeva tutti i suoi soldi per comprare libri”.

Nel 2012 lo stato del Rakhine si infiamma per la questione Rohingya. Il casus belli è stata l’uccisione di una giovane donna buddista, Thida Htwe; dopo questo episodio si è scatenata una vera e propria ondata di violenze verso la minoranza musulmana, con più di 600 morti e migliaia di dispersi, oltre alla distruzione di moltissimi villaggi. Kyaw Soe Oo, nonostante la sua appartenenza all’etnia buddista, non prende parte alle violenze, ma da quel conflitto capisce la sua vocazione per il giornalismo.
Persona gioiosa, piena di amici, ha iniziato a lavorare come giornalista presso il Rakhine Development News online, ma è con l’ingresso in Reuters che il giovane inizia a coprire con i suoi reportage le violenze contro i Rohingya, divenute pulizia etnica a partire dagli scontri con l’esercito birmano del 2017. Kyaw Soe Oo racconta il piano del Myanmar per appropriarsi dei raccolti dei contadini Rohingya fuggiti in Bangladesh, e pubblica servizi in cui riferisce di come alcuni buddisti stessero imponendo la segregazione locale ai Rohingya nel Rakhine.
"Non mi ha parlato del lavoro e io non l'ho mai chiesto - ha dichiarato sua moglie, Chit Thu Win, con la quale ha una figlia di tre anni -, ma io ho sempre creduto in lui, sapevo che stava facendo la cosa giusta”.

Nel dicembre 2017, insieme al collega Wa Lone, viene arrestato a Yangon, considerato illegalmente possessore di alcuni documenti ufficiali riguardanti l’uccisione di 10 uomini da parte di un gruppo di soldati e di abitanti di un villaggio a nord del Rakhine e condannato a 7 anni di carcere per aver violato la legge sui Secrets Act.
I due si dichiarano subito innocenti e puntano il dito contro la polizia, che li avrebbe incastrati invitandoli a una cena durante la quale sarebbero stati consegnati loro proprio quei documenti di Stato per cui poi sono stati detenuti. Kyaw Soe Oo ha dichiarato inoltre che, durante le indagini, sarebbe stato costretto per ore in ginocchio senza poter dormire e con un cappuccio nero in testa.

Wa Lone e Kyaw Soe Oo sono stati rilasciati, nel maggio 2019, dopo più di 500 giorni di prigione. La loro liberazione è stata possibile solo grazie a un’amnistia generale, che ha visto il rilascio di 6520 prigionieri.

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