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Silas Habiyambere (1953)

salvò molte persone dal genocidio contro i Tusti in Ruanda

Silas Habiyambere nacque il 9 ottobre 1953 a Nyamasheke in Ruanda. Cattolico, sposò la moglie Maria Urayeneza nel 1976. La loro famiglia è molto unita e guidata dai valori cristiani, per molti anni Silas fece il catechista. Durante il genocidio dei Tutsi, Silas e Maria vivevano con i figli Perpetue, di tredici anni, Népomuscène, di undici, Joseph, di nove, Evelyne, di sette e la piccola Jeanne, di circa tre anni.

Silas è parente di Bagambiki, il prefetto di Cyangugu. Essere parente di un politico era a quel tempo per molti ruandesi un motivo di ostentazione di potere che portava molti hutu a schierarsi con i primi assassini dei tutsi. Silas e la sua famiglia, invece, si comportarono diversamente e protessero diversi tutsi. Durante il genocidio, Silas e Maria rappresentarono un esempio di umanità, salvando un gran numero di tutsi da morte certa.

Bernadette, una delle persone sopravvissute grazie a loro, racconta come Silas, avendo sentito che la famiglia di Bernadette e quelle di tanti altri erano radunate in una casa chiamata “Burende” dove aspettavano solo la morte, andò lì di nascosto e chiese di poter almeno salvare una bambina (visto che non poteva salvare tutti). Così riuscì a portare con sé Bernadette. Tutti gli altri che erano rinchiusi in quella casa furono bruciati vivi qualche giorno dopo. 

Maria, dopo avere sentito parlare di un massacro da parte di un certo Yusufu nella parrocchia di Shangi, si recò sul posto per vedere se poteva salvare qualcuno, facendo un viaggio di più di due ore a piedi da sola nei boschi. Riuscì a salvare, portandoli a casa sua, Jean Paul e Vincent, i quali furono poi costretti a spostarsi al campo profughi di Nyarushishi per sfuggire alle terribili minacce che ricevettero.

Silas, Maria e i loro figli rischiarono la vita tante volte cercando di salvare le persone che nascondevano a casa loro. Le nascondevano nella paglia degli animali, nella soffitta di casa, nella piantagione del tè vicino a casa, altri nella fossa dove si facevano fermentare le banane. 

Emerthe, una delle persone nascoste da Silas, racconta come un giorno fu presa dagli aguzzini che volevano ucciderla e Silas, dopo averli raggiunti e aver ricevuto uno sputo in faccia in segno di disprezzo, riuscì a corromperli con del denaro e a tornare a casa con Emerthe. Anche Théophile, arrivato da Silas con la testa martoriata da diversi colpi di machete, fu dalla famiglia salvato, medicato e poi trasferito al campo profughi di Nyarushishi.

Silas e Maria riuscirono ad aiutare tante persone. Al momento si è riusciti a contare 54 persone tra cui 31 sono sopravvissute mentre 23, nonostante l’aiuto di Silas e Maria, sono state purtroppo uccise.


Segnalato da Jean Paul Habimana, sopravvissuto grazie a Silas e Maria e autore di "Nonostante la paura, genocidio dei tutsi in Rwanda"

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