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I Nuovi Giusti del Giardino di Varsavia

ricordando Wladislaw Bartoszewski

Il Giardino dei Giusti di Varsavia

Il Giardino dei Giusti di Varsavia

Annalia Guglielmi, profonda conoscitrice e testimone diretta della storia polacca, ci consegna l'immagine della cerimonia per i Giusti tenutasi il 27 aprile a Varsavia. Il giardino dei Giusti della capitale polacca è stato istituito sotto la direzione di Wladislaw Bartoszewski, sopravvissuto ad Auschwitz ed ex Ministro degli esteri polacco, scomparso tre giorni prima all'età di 93 anni. La gioia di celebrare coloro che, in tutto il mondo, si sono opposti ai totalitarismi e ai genocidi a rischio della vita si è fusa con la malinconia per un uomo che era stato riconosciuto "Giusto fra le nazioni" anche da Yad Vashem, una grande figura civile per la Polonia e per il mondo intero. 

Il 27 aprile scorso al Giardino dei Giusti di Varsavia si è svolta la cerimonia nel corso della quale sono stati piantati tre nuovi alberi: a Nelson Mandela, “oppositore dell’apartheid, libero dall’odio e dalla vendetta, che ha guidato il Sudafrica dalla guerra civile, alla libertà”, al generale Petro Grigorenko, “generale dell’esercito sovietico, che all’apice della carriera militare ha rifiutato il sistema e il suo ruolo per mettersi dalla parte dei perseguitati, soprattutto dei Tatari di Crimea” e ad Hasan Mazar “governatore di Ankara che, nonostante i crimini del governo e il silenzio della società, si rifiutò di prendere parte al genocidio degli Armeni”, come leggiamo nei cippi ai piedi degli alberi. La cerimonia è stata arricchita da uno splendido concerto del maestro Gaetano Liguori.

Idealmente, però, è stato piantato un quarto albero: al professor Wladyslaw Bartoszewski scomparso improvvisamente tre giorni prima, il 24 aprile. La cerimonia è stata aperta da un minuto di silenzio alla sua memoria e dal ricordo di questo grande uomo che, tra l’altro, era particolarmente legato all’istituzione della Giornata Europea dei Giusti e al Giardino dei Giusti di Varsavia.

Era stato fra i primi firmatari dell’Appello al Parlamento Europeo per l’istituzione della Giornata Europea dei Giusti, e con grande convinzione aveva accettato l’invito ad entrare nel Comitato per il Giardino di Varsavia, riconoscendo il grande valore educativo di questo impegno per la “memoria del bene”, e, certamente, la sua presenza e il suo grande prestigio hanno contribuito in modo significativo alla realizzazione del Giardino.

Tutta la sua vita è stata dedicata alla lotta contro ogni forma di totalitarismo e oppressione dell’uomo sull’uomo e per questo è stato una delle massime autorità morali della Polonia.

Era nato a Varsavia nel 1922. Aveva preso parte alla difesa di Varsavia, era poi stato arrestato dai Tedeschi e rinchiuso nel campo di concentramento di Auschwitz da cui era uscito, su intervento della Croce Rossa Polacca, nell’aprile del 1941. Era stato soldato dell’esercito partigiano alle dipendenze del Governo Polacco in esilio a Londra e membro del Comitato di Soccorso agli Ebrei “Zegota” (per la sua opera di salvataggio degli Ebrei nel 1966 il centro di Yad Vashem gli ha conferito la medaglia di Giusto fra le Nazioni), e aveva preso parte all’Insurrezione di Varsavia. Le autorità comuniste lo avevano poi arrestato nel novembre 1946 con l’accusa di spionaggio. Rilasciato nell’aprile del 1948, fu nuovamente arrestato il 14 dicembre 1949 per attività anti sovietica e condannato a 8 anni di carcere. Uscì dal carcere il 16 agosto 1954.

Non potendo insegnare nelle università statali, dal 1973 al 1981 è stato docente presso l’Università Cattolica di Lublino, dove ebbi la fortuna di conoscerlo, perché era il punto di riferimento dei giovani che ruotavano attorno al mensile clandestino dei giovani cattolici “Spotkania” (Incontri), di cui facevo parte anch’io. Essendo uno dei fondatori delle Università Volanti (Corsi universitari clandestini), ebbi modo di partecipare ad alcuni suoi corsi sulla storia della Seconda Guerra Mondiale e sui rapporti tra Polacchi ed Ebrei.

Nel 1980 entrò a far parte del gruppo di esperti di Solidarnosc e, dopo l’introduzione dello Stato di Guerra, il 13 dicembre 1981, fu rinchiuso in un campo di internamento fino all’aprile del 1982 quando fu liberato, a seguito delle proteste di molti intellettuali e politici tedeschi, austriaci ed ebrei.

Era famoso per il suo senso dell’umorismo e la sua arguzia, ma soprattutto per la sua onestà intellettuale e la sua volontà di riconciliazione.

Forse il modo migliore per ricordarlo, come è stato detto dal giornalista Jerzy Kisielewski durante la cerimonia di lunedì scorso, è tenere ben presenti nella nostra vita alcune delle sue frasi più famose: “Val la pena essere uomini onesti, anche se non sempre paga. Spesso paga non essere uomini onesti, ma non ne vale la pena”, e: “Qualcuno dovrebbe farlo, punto interrogativo. Qualcuno dovrebbe reagire, punto interrogativo. Qualcuno dovrebbe opporsi, punto interrogativo. Qualcuno dovrebbe protestare, punto interrogativo. Anch’io mi sono posto queste domande, da solo. E ho trovato questa risposta: perché quel qualcuno non dovrei essere io?”.

Annalia Guglielmi, responsabile Europa centro-orientale di Gariwo e Croce al Merito del Governo Polacco

30 aprile 2015

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I nuovi Giusti al Giardino di Varsavia

cerimonia del 27 aprile 2015

Giornata europea dei Giusti

Il valore dell’individuo e della responsabilità personale

Il 10 maggio il Parlamento di Strasburgo ha approvato la Dichiarazione scritta che istituisce il 6 marzo come Giornata europea in memoria dei Giusti.
Il concetto di Giusto, nato dall’elaborazione del memoriale di Yad Vashem per ricordare i non ebrei che sono andati in soccorso degli ebrei, diventa così patrimonio di tutta l’umanità.

Dal 7 dicembre 2017 la Giornata dei Giusti è solennità civile in Italia: ogni anno il 6 marzo celebriamo l’esempio dei Giusti del passato e del presente per diffondere i valori della responsabilità, della tolleranza, della solidarietà.

Il termine “Giusto” non è più circoscritto alla Shoah ma diventa un punto di riferimento per ricordare quanti in tutti i genocidi e totalitarismi si sono prodigati per difendere la dignità umana.

Il significato di questa decisione richiama uno degli elementi fondanti della cultura europea: il valore dell’individuo e della responsabilità personale.

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