Gariwo: la foresta dei Giusti GariwoNetwork

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Perché gli Stati Uniti hanno bisogno di commemorare i Giusti di tutto il mondo

di Craig Palmer

Roddie Edmonds

Roddie Edmonds

Nel gennaio 1945, in un campo tedesco per prigionieri di guerra, al Sergente Capo Roddie Edmonds dell’Esercito degli Stati Uniti fu ordinato di riunire tutti i suoi compagni di prigionia ebrei la mattina seguente. Edmonds, un cristiano nato a Knoxville, nel Tennessee, sapeva che quell’ordine avrebbe potuto portare all’uccisione degli internati ebrei, forse in una ‘marcia della morte’ nella quale sarebbero rapidamente morti assiderati, di sfinimento, o fucilati. Edmonds sapeva inoltre che, se non avesse seguito l’ordine, probabilmente sarebbe andato incontro all’esecuzione immediata. Svariati testimoni hanno descritto ciò che accadde quella mattina. Quando l’ufficiale tedesco in carica apostrofò rabbiosamente Edmonds per aver disobbedito al suo ordine riunendo tutti i prigionieri invece che soltanto quelli ebrei, Edmonds replicò: “Siamo tutti ebrei”. Come ci si poteva attendere, l’ufficiale tedesco tirò fuori immediatamente la pistola con l’intento di sparare a Edmonds.

Sospetto che relativamente pochi americani conoscano il finale della storia, o abbiano mai sentito palare di Roddie Edmonds. Commemorare individui come lui, che hanno ignorato il proprio interesse personale e scelto di correre grandi rischi per salvare le vite degli altri, è importante perché ogni generazione impara a interagire con gli altri osservando il comportamento sociale dei contemporanei e venendo a conoscere le azioni compiute nelle generazioni precedenti. Ciò comprende anche l’apprendimento di come si trattano gli altri e di come è probabile che gli altri ci trattino. È particolarmente importante per gli americani commemorare individui che abbiano compiuto atti di altruismo disinteressato per gli altri, perché soprattutto sui media, gli esempi di altruismo delle nostre nuove generazioni sono superati di gran lunga dai casi di competizione interessata. Commemorare gli atti di altruismo compiuti da, e diretti a, individui provenienti da diversi percorsi in tutto il mondo, è particolarmente importante per contrastare l’attuale tendenza a presumere che l’altruismo, ammesso che si riscontri del tutto, sia solo una caratteristica di certe categorie sociali e soltanto diretta verso membri della propria categoria.

L’impressione che gli esseri umani siano egoisti viene da molto più lontano del risalto dato sui media dalla violenza letale utilizzata nel compiere rapine e altri crimini. Negli Sati Uniti, la visione degli esseri umani come fondamentalmente egoisti proviene specialmente dalle istanze sociali poste in termini di rimostranze e pretese. Tali domande sono l’antitesi dell’altruismo, anche se sono più che giustificate e rappresentano atti dovuti da lungo tempo. Forse l’unica cosa più ovviamente egoista di chiedere agli altri di darci qualcosa è il rifiuto di acconsentire a tali richieste. Anche consentire simili domande non è un indice di altruismo, perché avviene, per l’appunto, in risposta a una pretesa e non a una richiesta. Quindi, la presunzione di egoismo degli esseri umani viene rinforzata, indipendentemente dal fatto che le persone che avanzano pretese riescano nei loro intenti. Perfino il fatto di avanzare pretese a favore di una categoria sociale diversa dalla propria rafforza la presunzione che le persone non siano altruiste e si sacrifichino per gli altri solo se obbligate a farlo. Naturalmente, la gente spesso afferma di compiere qualche forma di sacrificio volontario per una causa politica, ma il vero sacrificio implicato in questo è spesso difficile da discernere da altri moventi di auto appagamento più evidenti. Ogni volta che questo accade, il sospetto che l’altruismo sia irrilevante per la soluzione dei problemi sociali cresce, e il messaggio rivolto ai giovani americani diventa chiaro: gli esseri umani fanno cose orribili agli altri per il proprio vantaggio, e continueranno a farlo, a meno che siano costretti a fare altrimenti. Si deve sempre stare in guardia dall’egoismo degli altri, specialmente quando si interagisce con individui di categorie sociali diverse dalla propria. I presunti atti di altruismo sono particolarmente pericolosi perché è probabile che facciano parte di un piano machiavellico per ingannarci, manipolarci e sfruttarci. Quando si sente qualcuno affermare di avere compiuto un atto altruistico, bisognerebbe presumere che esso non sia mai avvenuto, non abbia comportato costi effettivi o sia stato segretamente ricompensato. Perfino storie di autentica benevolenza umana che si affacciano su vari media possono andare incontro al sospetto che se ne faccia un uso meramente strumentale per assolvere a qualche finalità egoistica, come per esempio trattenere i consumatori dal passare a una fonte di informazioni meno deprimente. È difficile vedere come questa regolare esposizione a una tale visione cinica del comportamento umano sociale possa portare ad altro che al fatto che le future generazioni siano virtualmente private di ogni altruismo e gli individui si sentano sempre più giustificati a sfruttare egoisticamente gli altri.

Esiste, naturalmente, la possibilità che la visione cinica del comportamento umano rappresentata dai media negli Stati Uniti sia accurata, e che trasmettere un simile quadro della società alle future generazioni sia al contempo inevitabile e desiderabile. Prima di rassegnarvi a questa visione, vi prego tuttavia di considerare un’alternativa che anche a chi scrive suona un po’ naif. Che cosa succede se l’altruismo non solo esiste, ma può essere diretto verso individui percepiti come parte di una categoria sociale differente dalla propria? Per spingerci ancora più in là con questa fantasia apparentemente naif, che cosa succederebbe se l’apprendimento di tali atti altruistici evocasse sia un desiderio sincero di impegnarsi in simili atti, sia, nelle condizioni giuste, una crescita del comportamento altruistico? Se queste cose sono vere, non è almeno possibile che la visione cinica del comportamento umano che si apprende oggi negli Stati Uniti possa essere almeno in parte contrastata dal fatto di fornire ai giovani delle opportunità di sperimentare e apprendere i comportamenti altruistici degli altri?

La buona notizia è che “quando un qualsiasi… atto di carità… viene presentato o alla nostra vista o alla nostra immaginazione, noi… sentiamo in noi un forte desiderio di fare qualcosa di caritatevole…. Anche di compiere azioni.”1 L’altruismo che ci evoca l’osservazione degli atti altruistici non si limita al ricompensare l’altruista, né è semplicemente diretto solo verso membri della propria categoria sociale. Esso si realizza anche quando non ha nessuna chance di essere ricompensato. Questa tendenza umana, a cui gli psicologi hanno dato il nome di “elevazione morale” 2 non si limita neanche a una qualsiasi cultura in particolare, 3 e si è scoperto che facilita il superamento di alcuni tipi di pregiudizi “in and out” e di razzismo relativi ai gruppi.4 Per di più, l’effetto non si riscontra solo in condizioni sperimentali. Gli studi evidenziano che, quando si domanda agli individui di spiegare perché hanno compiuto atti estremamente altruistici,5 le figure esemplari giocano un ruolo chiave nella risposta. Naturalmente, la notizia meno buona è che tentativi di evocare l’elevazione morale devono superare diverse forme di scetticismo descritte in precedenza. Fortunatamente, le maniere di realizzarlo sono state elaborate almeno in parte da varie organizzazioni in tutto il mondo che si impegnano per ispirare futuri atti di compassione commemorando atti compassionevoli del passato.

Attraverso il lavoro di Moshe Bejski e molti altri, Yad Vashem ha fatto grandi progressi verso il superamento dello scetticismo sulla capacità umana di altruismo, attraverso la commemorazione di alcuni comportamenti delineati con molta cura che sono stati attuati durante la Shoah, e onorando gli individui che hanno compiuto tali atti con il titolo di “Giusti fra le nazioni”.

Una persona può essere presa in considerazione per il titolo di “Giusto fra le nazioni” quando i dati disponibili basati sulle testimonianze dei sopravvissuti o su altri documenti, che chiaramente dimostrano che una persona non ebrea ha rischiato la propria vita, libertà e sicurezza, pur di salvare uno o più ebrei dalla minaccia di morte o di deportazione senza esigere una ricompensa monetaria o di altro tipo.6

Questa frase anticipa e affronta lo scetticismo sul fatto che l’atto altruistico sia mai avvenuto, che abbia avuto realmente un costo, e che non sia stato ricompensato in alcun modo. La frase chiarisce anche che sebbene gli atti commemorati si siano realizzati nel contesto della guerra, essi in sé non sono spiegabili in forma di competizione tra categorie sociali dotate di interessi egoistici. Invece di onorare sacrifici della vita compiuti nel tentativo di uccidere membri di una differente categoria, si onorano qui i salvataggi di membri di una differente categoria sociale. Yad Vashem sottolinea anche le evidentissime differenze nei costi e opportunità del salvataggio in diversi Paesi per dissuadere le persone dall’utilizzare gli atti dei Giusti per asserire che la loro propria categoria è superiore ad altre in virtù del fatto di produrre più individui Giusti.

Oltre ad anticipare e a superare lo scetticismo che riguarda proprio la stessa possibilità di esistenza degli atti altruistici, Yad Vashem e altre organizzazioni come i musei dell’Olocausto negli Stati Uniti e nel mondo hanno trovato modi di commemorare gli individui Giusti che portano all’elevazione morale. Informare le persone delle gravissime conseguenze dei fallimenti nei salvataggi, sia per coloro che hanno bisogno di essere salvati e per gli ipotetici salvatori, aumenta il potere ispiratore della storia, prevenendo anche che il rischio di una banalizzazione della stessa vicenda e del suo contesto. È anche importante ricordare alle persone che perfino gli atti più rischiosi e ispiratori furono attuati da persone comuni che hanno compiuto una scelta di aiutare gli altri che ogni altro essere umano avrebbe potuto compiere. Le storie dei poteri sovrumani possono intrattenerci, ma i supereroi sono esempi morali sub-ottimali perché sono, per definizione, capaci di scegliere di fare cose che per noi sono impossibili. Un “giardino” commemorativo, sia esso letterale o metaforico, porta all’elevazione morale per via delle sue connotazioni di luogo tranquillo per contemplare non solo come ci si dovrebbe comportare di fronte a scelte simili a quelle affrontate da coloro che sono commemorati, ma anche come ci si comporterebbe di fatto in una situazione simile. Il valore simbolico di piantare un albero risulta anche particolarmente appropriato per molti versi. Per esempio può rappresentare la continuazione della vita attraverso i discendenti anche di un singolo individuo salvato da un atto Giusto, come pure la replica di simili atti attraverso una reazione a catena dove ogni gesto di altruismo ispira l’atto successivo attraverso la relativa commemorazione.

In virtù del fatto di non essere limitate agli esempi dell’Olocausto, le organizzazioni quale Gariwo7 dispongono di una flessibilità addizionale per applicare il concetto base del Giusto in modi che possano ispirare altruismo per alleviare, potenzialmente, sia i conflitti sociali locali che quelli globali. Per esempio, i palestinesi e gli ebrei che vivono nella comunità internazionale di Neve Shalom/Wāħat as-Salām/Oasi di Pace in Israele hanno creato un Giardino Gariwo dei Giusti. Questo Giardino regala un’opportunità di vedere la situazione locale attraverso le lenti uniche di palestinesi e altri arabi che hanno salvato ebrei ed ebrei che hanno salvato palestinesi e altri arabi. Inserisce anche questo conflitto locale in un contesto mondiale più ampio, onorando atti Giusti meno noti in tutto il mondo come quelli compiuti dai turchi che hanno salvato armeni. Questo non significa che l’elevazione morale sia l’unica esperienza evocata da questi Giardini. Come ci si potrebbe aspettare, la creazione di un Giardino può anche stimolare disaccordi, e perfino liti appassionate, su chi dovrebbe o meno essere commemorato, e perché. Tuttavia è almeno possibile che tali discussioni portino più probabilmente a un accordo su soluzioni condivise, rispetto a dissidi. La fondazione di Giardini permette anche ai membri delle comunità locali che trattano di queste situazioni difficili di condividere le informazioni su ciò che ha avuto o non ha avuto successo lavorando per fini simili in tutto il mondo.

Pensare a più Giardini Gariwo e ad altri modi di commemorare i Giusti negli Stati Uniti, che sia attraverso musei dell’Olocausto, scuole o altre organizzazioni, potrebbe avere effetti simili. I Giardini possono essere progettati per includere atti di altruismo sia storici che contemporanei che coinvolgono le categorie sociali (razza, Paese di provenienza, religione, orientamento sessuale, classe sociale etc) ritenuti più importanti dalla comunità locale. I residenti più anziani possono diventare una fonte di esempi di atti di altruismo precedentemente ignoti, mentre ai residenti più giovani viene data un’opportunità di farsi ispirare sia da esempi locali appena scoperti che da individui esemplari di tutto il mondo che altrimenti non conoscerebbero mai. Le connessioni con i creatori di altri Giardini Gariwo possono anche portare a una maggiore cooperazione degli studenti con progetti condivisi in altri Paesi. La reazione a catena dell’elevazione morale dalle esperienze di questi giardini potrebbe portare al fatto che gli Stati Uniti si uniscano all’Europa nel riconoscere il 6 marzo, anniversario della morte di Moshe Bejski nel 2007, come giorno nel quale le persone possono riconoscere tutti i Giusti del mondo, e contribuire a trasformare l’attuale “Giornata europea dei Giusti” in una “Giornata mondiale dei Giusti” .

La creazione dei Giardini Gariwo e di altre forme di commemorazione dei Giusti negli Stati Uniti è anche coerente con i fini che una volta svolgevano un ruolo molto importante negli Stati Uniti, ma ora possono risultare ignoti agli americani più giovani. La commemorazione di americani che, come il Sergente Capo Roddie Edmonds, rischiarono la propria vita per salvare gli altri, riecheggia l’esortazione di John F. Kennedy, Jr. a “Non chiedere ciò che il tuo Paese può fare per te, ma ciò che puoi fare tu per il tuo Paese.”9

Commemorare gli atti Giusti di individui in tutto il mondo comprende la seconda parte dell’allocuzione di Kennedy, la meno nota, che sottolinea l’importanza della prima. Dopo avere incoraggiato gli americani a essere disponibili a sacrificarsi per il proprio Paese, Kennedy disse: “Miei concittadini del mondo: non chiedete che cosa l’America farà per voi, ma che cosa possiamo fare insieme per la libertà dell’uomo”.

E se ve lo state chiedendo, Il Sergente Capo Roddie Edmonds ha mantenuto la propria dignità, dicendo: “Se mi sparate, dovrete sparare a tutti noi, e dopo la guerra sarete processati per crimini di guerra”. L’ufficiale tedesco venne meno ai suoi propositi, abbassò la pistola e uscì di scena.10

Note

1 Jefferson, Thomas. 1975. “Lettera a Robert Skipwith.” In The Portable Thomas Jefferson, curato da Merrill D. Peterson, 349–351. New York: Penguin.

2 Haidt, Jonathan 2000. “The positive emotion of elevation.” (L’emozione positiva dell’elevazione) Prevention and Treatment 3(1): 3c.

3 Haidt, Jonathan 2003. “Elevation and the positive psychology of morality.” (L’elevazione e la psicologia positiva della moralità). In Flourishing: Positive Psychology and the Life Well-Lived, curato da Corey L. M. Keyes and Jonathan Haidt, 275–289. Washington, D.C.: American Psychological Association.

4 Freeman, Dan, Karl Aquino e Brent McFerran. 2009. Overcoming beneficiary race as an impediment to charitable donations: Social dominance orientation, the experience of moral elevation, and donation behavior. (Superare la razza del beneficiario come impedimento alle donazioni caritatevoli: orientamento al predominio sociale, elevazione morale e comportamento oblativo). Personality and Social Psychology Bulletin 35:72-84.

5 Fogelman, Eva. 1994. Conscience and Courage: Rescuers of Jews During the Holocaust. (Coscienza e coraggio: salvatori degli ebrei durante l’Olocausto). New York, edizioni Anchor.

6 Yad Vashem. 2018. I Giusti fra le nazioni: il nostro programma. Come candidare una figura morale: https://www.yadvashem.org/righteous/how-to-apply.html

7 Gariwo è l’acronimo di “Gardens of the Righteous Worldwide” https://en.gariwo.net/ 8 Giornata Europea dei Giusti, https://en.gariwo.net/righteous/european-day-of-the-righteous/ Accesso eseguito il 12 ottobre 2018

9 Discorso inaugurale del Presidente John F. Kennedy, Washington, D.C., 30 gennaio 1961. https://www.ourdocuments.gov/doc.php?flash=true&doc=91&page=transcript

10 Yad Vashem ha riconosciuto il sergente maggiore Edmonds Giusto fra le nazioni il 10 febbraio 2015. https://www.yadvashem.org/righteous/stories/edmonds.html

Craig Palmer, antropologo

Analisi di Craig Palmer, antropologo

22 ottobre 2018

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Giornata europea dei Giusti

Il valore dell’individuo e della responsabilità personale

Il 10 maggio il Parlamento di Strasburgo ha approvato la Dichiarazione scritta che istituisce il 6 marzo come Giornata europea in memoria dei Giusti.
Il concetto di Giusto, nato dall’elaborazione del memoriale di Yad Vashem per ricordare i non ebrei che sono andati in soccorso degli ebrei, diventa così patrimonio di tutta l’umanità.

Dal 7 dicembre 2017 la Giornata dei Giusti è solennità civile in Italia: ogni anno il 6 marzo celebriamo l’esempio dei Giusti del passato e del presente per diffondere i valori della responsabilità, della tolleranza, della solidarietà.

Il termine “Giusto” non è più circoscritto alla Shoah ma diventa un punto di riferimento per ricordare quanti in tutti i genocidi e totalitarismi si sono prodigati per difendere la dignità umana.

Il significato di questa decisione richiama uno degli elementi fondanti della cultura europea: il valore dell’individuo e della responsabilità personale.

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