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Varlam Tichonovic Šalamov (1907 - 1982)

il dignitoso e straordinario narratore del Gulag

Nato a Vologda (Russia) nel 1907 da un prete ortodosso, nel 1924, conclusi gli studi secondari, si trasferisce vicino a Mosca, dove lavora come operaio in una conceria. Nel 1926 viene ammesso al Primo corso della Facoltà di Diritto sovietico all'Università di Mosca e l'anno dopo partecipa alle commemorazioni del decennale della rivoluzione d'Ottobre sotto le insegne dell'opposizione.

Nel 1929 Šalamov viene arrestato per la diffusione del Testamento di Lenin (1922) in chiave antistaliniana e condannato a tre anni di lager, che sconterà a Visera, negli Urali settentrionali. Liberato alla fine del 1931, torna a Mosca poco dopo e lavora in vari periodici. Nel 1936 pubblica il primo racconto su una rivista, ma il 12 gennaio 1937 viene arrestato con l'imputazione più grave, il famoso "articolo 58", che riguarda “l’attività controrivoluzionaria” (in particolare: "trockista"), per la quale viene condannato a cinque anni di reclusione in un lager "per lavori pesanti". Trasferito in Siberia, nella regione della Kolyma, vi rimarrà fino al 1953, subendo ulteriori condanne basate sul metodo della delazione. Più volte destinato ai cantieri più duri, all'estrazione nei bacini auriferi o nelle miniere di carbone, più volte ridotto al limite estremo della sopravvivenza, Šalamov non accettò mai di tradire i compagni con qualche confessione delatoria che gli avrebbe permesso di scampare a una morte quasi certa. Ormai ridotto allo stremo delle forze, nel 1945 riesce a farsi ricoverare in ospedale, dove conosce il dr. Pantjuchov, che cerca di trattenerlo in reparto il più a lungo possibile.

Destinato ai "lavori generali" dopo le dimissioni, senza più scampo, incontra nel 1946 lo stesso medico, che riesce a introdurlo come infermiere all'Ospedale centrale per detenuti, dove rimane fino alla liberazione, il 13 ottobre 1951. Solo nel 1953 Šalamov riesce a tornare a Mosca, dove inizia a scrivere, con grande sofferenza e tormento interiore i Racconti di Kolyma. Lavora in vari stabilimenti e collabora a diverse riviste, su cui pubblica le prime poesie. Nel 1956 viene riabilitato "per non aver commesso il fatto". L'anno successivo si ammala gravemente e riesce a ottenere una misera pensione di invalidità. Continua per più di un decennio a scrivere i racconti, ossessionato dall'imperativo morale di ricordare i milioni di morti innocenti nel Gulag e si dedica anche alla stesura delle poesie e di altre opere.

Nel 1978 a Londra esce la prima edizione in russo dei Racconti di Kolyma  e nel 1980 a Parigi l'edizione in francese. La prima edizione in inglese esce a New York nel 1981. Nel frattempo le condizioni di salute di Šalamov peggiorano ulteriormente e nel 1979 viene ricoverato in un pensionato per anziani e invalidi, dove muore solo e disperato il 17 gennaio 1982. 

Libri:

I racconti della Kolyma, trad. Marco Binni, Adelphi, Milano 1995 e 1999;
I racconti di Kolyma, edizione integrale a cura di Irina P. Sirotinskaja, traduzione di Sergio Rapetti e Piero Sinatti, Einaudi, Torino 1999 e 2005; 
La quarta Vologda, a cura di Anna Raffetto, Adelphi, Milano 2001;
Alcune mie vite. Documenti segreti e racconti inediti, a cura di Francesco Bigazzi, Sergio Rapetti e Irina Sirotinskaja, Mondadori, Milano 2009;
Višera. Antiromanzo, trad. Claudia Zonghetti, Adelphi, Milano 2010;
I racconti di Kolyma, prefazione di Leonardo Coen, trad. Leone Metz, Baldini & Castoldi, Milano 2013;
Quaderni della Kolyma. Poesie (1937-1956), trad. e cura di Gario Zappi, Giometti & Antonello,  Macerata 2021. 

Bibliografia generale:

- Gustaw Herling, Ricordare, raccontare: conversazione su Šalamov,  a cura di Piero Sinatti, L'ancora del Mediterraneo, Napoli 1999;
- Luigi Fenizi, Varlam Šalamov. Storia di un colpevole d'innocenza, Scienze e Lettere, Roma, 2012; 
- Anne Applebaum, Gulag. Storia dei campi di concentramento sovietici, traduzione di L.A. Della Fontana, Milano, Mondadori, 2004;
- Oleg V. Chlevnjuk, Storia del Gulag: dalla collettivizzazione al Grande terrore, Einaudi, Torino 2006; 
- Robert Conquest, Il grande terrore, BUR, Milano 2006; 
- Marco Clementi, Storia del dissenso sovietico (1953-1991), Odradek, Roma 2007. 

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