Gariwo
https://it.gariwo.net/giusti/gulag/vasilij-semenovi-grossman-1293.html
Gariwo

Vasilij Semënovic Grossman (1905 - 1964)

i libri neri dell’antisemitismo e dello stalinismo

Vasilij Grossman

Vasilij Grossman

Grossman era nato a Berdicev (Berdyčiv), in Ucraina, che aveva anche dato i natali, nel 1857, allo scrittore anglo-polacco Joseph Conrad (alias Józef Konrad Korzeniowski). Fino alla Prima guerra mondiale, Berdicev era un importante Shtetl (circa 80% della popolazione era ebrea): con 41.617 abitanti ebrei, era infatti la seconda comunità ebraica dell’Impero russo, che venne completamente cancellata prima dalla carestia provocata da Stalin e poi dall’esercito hitleriano. Grossman ebbe modo di raccontare tra i primi come vennero liquidati gli ebrei in Ucraina. Nel 1944, sul giornale dell’esercito, “Stella Rossa” comparve una sua corrispondenza intitolata: L’assassinio degli ebrei di Berdičev. Per rafforzare il suo racconto, Grossman dà una descrizione quasi idilliaca della vita degli ebrei nella sua città natale, prima della guerra, spiegando con questo l’iniziale loro incredulità per le sadiche vessazioni e torture, messe in atto dai tedeschi: “La gente non riusciva a credere che le umiliazioni e gli omicidi di quei primi giorni fossero compiuti dietro un ordine preciso; cercò dunque di presentare le proprie rimostranze alle autorità tedesche, sollecitandone l’intervento contro ogni eccesso ingiustificato. Il fatto era che migliaia di persone non potevano tanto facilmente rassegnarsi all’idea spaventosa che il governo di Hitler favorisse e approvasse tutti quegli atti di violenza. La loro ragione si ribellava all’inumana verità”. Poi descrive puntualmente il loro massacro: un’orgia di diabolica violenza che terminava con fucilazioni di massa, appena fuori città, sul Monte Calvo, di là dal fiume Gnilopjat’.

Quando, nell’estate del 1941, la Germania invase l’Unione Sovietica (rompendo il Patto Ribbentrop-Molotov grazie al quale si erano, tra l’altro, spartiti la Polonia), Grossman era un ingegnere ucraino di origine ebraica che, negli anni Trenta, era diventato uno scrittore e aveva pubblicato due romanzi in puro stile staliniano, seppur non privi di valori letterari. Era scampato miracolosamente alle persecuzioni che colpirono i tecnici e gli intellettuali, anche perché, a differenza, ad esempio, di Michail A. Bulgakov, aveva creduto nel comunismo pur non essendosi mai iscritto al Partito, e fatto parte della nomenklatura intellettuale sovietica. Con slancio patriottico Grossman si offrì volontario per partire in guerra, ma fu scartato per inadeguatezza fisica. Riuscì però a farsi arruolare come corrispondente di guerra per il quotidiano ufficiale dell’Armata Rossa. Le foto dell’epoca ce lo mostrano come un uomo non più giovane, con l’aria malinconica e miope, accentuata dagli occhialini tondi un po’ sghimbesci, infagottato in una divisa militare, della quale andava molto orgoglioso.

Il volume Uno scrittore in guerra (2005), basato sui taccuini di guerra, articoli, saggi conservati negli Archivi, lettere alla figlia e al figliastro è il racconto biografico e polifonico di una guerra tremenda ed eroica, un’alternanza continua di dolori, orrore e gioie, illusioni e disincanto. Dei soldati, provenienti dalle nazionalità più varie, interpreti e specchio della “spietata verità della guerra”, ci mostra le paure (fino ai numerosi atti di autolesionismo), gli eroismi (epiche sono le pagine da Stalingrado, in particolare le gesta del cecchino Anatolij I. Čechov), e persino la bestialità di alcuni che la guerra trasformò in predoni e violentatori. Un’opera che ci permette di ricostruire, al di là della retorica, la “Grande Guerra Patriottica” sovietica, l’esperienza umana fondamentale nella vita di Grossman (come di moltissimi sovietici). Da essa prese avvio la sua presa di coscienza critica e un percorso letterario che farà di Grossman uno dei più grandi scrittori russi di tutti i tempi e un lucido accusatore degli orrori dello stalinismo e dell’antisemitismo.

Dopo la fine della guerra, riavutosi da un grave esaurimento nervoso, Grossman riprese in mano il materiale raccolto e scritto, solo in piccola parte pubblicato quando si trovava al fronte, e iniziò a scrivere una trilogia sulla guerra che gli procurò parecchi guai, dopo le prime avvisaglie avute con la mancata pubblicazione del Il libro nero. Il genocidio nazista nei territori sovietici 1941-1945 (trad. it. Mondadori 1999), commissionato dal Comitato Ebraico Antifascista a lui e allo scrittore Il’ja G. Erenburg, che sarà autore, famoso romanzo Il disgelo (1955).

Il primo, e ultimo, romanzo della trilogia che Grossman pubblicò fu Per una giusta causa (1952). La censura lo costrinse ad apportare molti cambiamenti: nel libro infatti non si menzionava mai Stalin; si sminuivano le conquiste del Partito comunista e si accennava agli episodi di collaborazione con il nemico e di violenze inflitte dai soldati sovietici alla popolazione civile tedesca. Il romanzo ebbe comunque molto successo.

Il volume seguente, il capolavoro Vita e destino, fu terminato nel 1960 ma, dopo averlo consegnato alla casa editrice, gli fu confiscato dalla polizia segreta. Verrà pubblicato, per la prima volta, in russo, a Losanna dalle Éditions l’Âge d’Homme nel 1980, utilizzando un microfilm misteriosamente trafugato, forse con la complicità del fisico dissidente Andrej Sacharov, dagli archivi del KGB. In quella che fu molto di più, e peggio, di una guerra, Grossman prese piena coscienza del proprio ebraismo attraverso l’orrore dello sterminio: la distruzione del paese natale Berdičev e la morte della madre abbandonata là (pp. 61-62 e 294-296); il massacro di Babij Jar (pp. 290-91); il campo di sterminio di Treblinka (pp. 324-349); Varsavia rasa al suolo e il ghetto di Łódź. Ma la pagina forse più perfetta di tutto il libro, per l’equilibrio tra squallore, tragedia e speranza, è il racconto finale delle rovine dello zoo di Berlino (p. 389): la conversazione amara col guardiano, il soldato tedesco ferito che si bacia con l’infermiera…

Dopo aver assistito alla campagna antisemita, che si scatenò in Unione Sovietica fra il 1949 e il 1953, Grossman maturò una diversa sensibilità, si trovò in dissidio con il regime e cadde in disgrazia. Così il terzo volume previsto non vide mai la luce. Al suo posto, Grossman scriverà Tutto scorre… (anch’esso rimasto inedito finché è esistita l’Unione Sovietica), dove denunciò, in una sorta di liberatorio testamento, il Gulag, lo sterminio dei piccoli contadini e il sistematico disprezzo della vita e della libertà da parte dei comunisti sovietici, a partire da Lenin.

In Ucraina, sovietici e nazisti compirono massacri simili e indiscriminati. In Vita e destino Grossman fa incontrare in un lager tedesco il prigioniero Michail Sidorovič Mostovskoj con l’ufficiale delle SS Liss, un tedesco di Riga che conosceva il russo. Il loro colloquio ricorda la conversazione tra Ivan Karamazov e il diavolo. Il tedesco fa un lungo monologo: “Voi credete di odiarci, ma è solo un’impressione: odiando noi, odiate voi stessi [...] E noi, attaccando voi, in realtà colpiamo noi stessi. [...] È terribile, è come sognare il suicidio. Può finire in tragedia... E se dovessimo vincere... Voi non ci sarete più, e noi, i vincitori, ci ritroveremo soli contro un mondo che non conosciamo e che ci odia. [...] Voi avete ucciso milioni di persone, e gli unici ad aver capito che andava fatto siamo stati noi tedeschi. [...] Chi guarda noi con orrore, prova lo stesso sentimento verso di voi. [...] Stalin ci ha insegnato molto. Il socialismo in un solo paese esige che si elimini la libertà di seminare e di vendere, e Stalin non ha esitato a far fuori milioni di contadini. Hitler s’è reso conto che il socialismo nazionalista tedesco aveva un nemico: l’ebraismo. E ha deciso di eliminare milioni di ebrei...”. Il russo rigetta l’idea che i due sistemi siano uno lo specchio dell’altro, ma torna in cella con molti dubbi (ed era comunque una novità che uno scrittore sovietico guardasse le cose, allora, da questa prospettiva).

Nel 2010 è stato onorato come Giusto al Giardino dei Giusti di Milano.

Libri:

- Vasilij Grossman, Uno scrittore in guerra (1941-1945), trad. di Valentina Parisi, Adelphi, Milano 2015;
- Vasilij Grossman, Il bene sia con voi!, trad. di Claudia Zonghetti, Adelphi, Milano 2011;
- Vasilij Grossman, L'inferno di Treblinka, trad. di Claudia Zonghetti, collana Biblioteca Minima Adelphi, Milano 2010;
- Vasilij Grossman, La cagnetta, trad. di Mario Alessandro Curletto, Adelphi, Milano 2013;
- Vasilij Grossman, Tutto scorre..., trad. di Gigliola Venturi, Adelphi, Milano 1987;
- Vasilij Grossman, Vita e destino, trad. di Claudia Zonghetti, Adelphi, Milano, 2008;
- Vasilij Grossman e Il'ja Grigor'evič Ėrenburg, Il libro nero - Il genocidio nazista nei territori sovietici 1941-1945, trad. di Luca Vanni, A. Mondadori, Milano 1999.

Giardini che onorano Vasilij Semënovic Grossman

Vasilij Semënovič Grossman è onorato nel Giardino di Milano - Monte Stella.

Non perderti le storie dei Giusti e della memoria del Bene

Una volta al mese riceverai una selezione a cura della redazione di Gariwo degli articoli ed iniziative più interessanti. Per iscriverti compila i campi sottostanti e clicca su iscrizione.




Questo sito è protetto da reCAPTCHA e si applicano le norme sulla privacy e i termini di servizio di Google.

Grazie per aver dato la tua adesione!

Contenuti correlati

L’enciclopedia dei Giusti - Gulag

per chi voleva opporsi non si trattava di rischiare la vita per salvare un altro essere umano, ma di salvare la propria identità anche a costo della vita

Filtra per:

Ci spiace, nessun Giusto corrisponde ai filtri che hai scelto.