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Come promuovere valori universali nel mondo lacerato dalla pandemia

Il resoconto dell'incontro degli ambasciatori di Gariwo

Un'istantanea della riunione degli ambasciatori di Gariwo

Un'istantanea della riunione degli ambasciatori di Gariwo

Trasformare la memoria universale dei genocidi in un’educazione continua, che tenga conto delle nuove sfide che il mondo dovrà affrontare in seguito alla pandemia. È questa la sostanza del messaggio con cui il presidente Gabriele Nissim ha aperto la seconda riunione degli ambasciatori di Gariwo, connessi da diverse parti d’Europa per ragionare sugli sviluppi internazionali in vista di nuove strategie da attivare per comunicare, oggi, il messaggio universale dei Giusti.

Un messaggio che non può non tenere presente della sofferenza lacerante, psicologica oltre che fisica, che il coronavirus ha provocato in una consistente parte della popolazione europea. Da qui la proposta di Pietro Barbetta, direttore del Centro milanese di Terapia della Famiglia, di lavorare insieme agli psicologi per riprendere consapevolezza del valore della collettività, a partire dal ruolo centrale degli scienziati. Barbetta ha inoltre condiviso la sua esperienza personale da contagiato da Covid-19 e le conseguenti dinamiche psicologiche che la malattia ha sulle esperienze individuali e collettive. 

È emersa quindi la necessità di approfondire quelle figure che stanno donando valore alla collettività durante la crisi. Se per il giornalista Oscar Buonamano va ricordato il lavoro encomiabile dello staff dell’ospedale Cotugno di Napoli – definito da molti addetti ai lavori come uno dei migliori, a livello europeo, nella rispondere all’emergenza –, il presidente del Consiglio comunale di Milano Lamberto Bertolè ha invitato a contestualizzare questo ragionamento in una realtà di dibattito pubblico degradato e in una crisi drammatica che aumenterà le disuguaglianze. “La pandemia – ha spiegato Bertolè - rischia ulteriormente di fermare lo sguardo verso il futuro”. La stessa preoccupazione è stata rimarcata da Giorgio Mortara, referente dell’Unione delle Comunità ebraiche all’interno dell’Associazione Giardino dei Giusti di Milano, secondo il quale “la disuguaglianza emersa con la pandemia potrebbe impedire una visione di futuro basata sul valore dei Giusti”.

La crisi del presente potrebbe in effetti far scemare l’attenzione verso la memoria. Secondo la storica Anna Foa “dobbiamo essere preparati a una minore incidenza del tema della memoria e dei diritti umani nel dibattito pubblico. Dobbiamo inserirci ponendo attenzione verso i Giusti con un’altra forza, che tenga conto che l’attenzione sta mutando”. Per salvaguardare la memoria nonostante un’attenzione in mutamento occorre quindi rinnovare metodologie e argomenti.

A tal proposito, ha colpito l’intervento di Frank Walter Steinmeier in occasione del 75esimo anniversario della fine della Seconda Guerra mondiale che, secondo Gabriele Nissim “rappresenta il modo più alto di leggere la memoria”. Steinmeier (il cui discorso è consultabile in italiano sul sito di Gariwo) ha affermato che la liberazione interiore "non avvenne l’8 maggio 1945 e in un giorno solo. Si trattò, invece, di un lungo e doloroso percorso. Rielaborazione e approfondimento su connivenze e complicità, strazianti interrogativi all’interno delle famiglie e fra le generazioni, la lotta contro l’omissione e la rimozione dei fatti". Una visione della memoria che si riferisce all’oggi e al domani, un invito a liberarsi dell’odio, della xenofobia e del fascino degli autoritarismi, fenomeni che minano la tenuta democratica delle nazioni. In sintesi, una memoria che rimanda alla responsabilità globale.

Il giornalista del Corriere della Sera Antonio Ferrari ha commentato queste parole spiegando che è in atto in Germania un lavoro culturale per ripensare gli errori della politica del passato. Il presente non può non passare dal riaprire l’Europa alla politica dell’integrazione e della solidarietà.

Le sfide, come è emerso da tutti gli interventi, sono tante. Così come gli ambiti di intervento per comprendere chi sono i Giusti di oggi e quali sono le azioni concrete da fare per promuovere un mondo aperto e inclusivo. Sfide accettate virtualmente dalla regista teatrale Andree Ruth Shammah secondo la quale il valore aggiunto del movimento sorto intorno a Gariwo è proprio il non aver paura di affrontare la complessità del mondo e di dare concretezza ai valori fondanti. Da qui la necessità di “premiare chi ci aiuta a non disperdere i valori fondanti”. Non solo raccontare e onorare le storie dei Giusti, quindi, ma anche l’esempio di chi è portatore di valori. Infine una considerazione sul ruolo imprescindibile degli insegnanti, “che sono i tramiti dei valori”.

E in effetti, insieme agli scienziati la pandemia ha fatto emergere la necessità di valorizzare l’importanza di chi lavora nella didattica. L’artista Jean Blanchaert ha raccontato le difficoltà dell’apprendimento online attraverso lo sguardo del suo nipotino di sei anni attraverso il quale ha assistito “alla presa di coscienza delle maestre che hanno tenuto insieme il paese in un momento grandemente drammatico, tirando fuori un’energia insospettabile”. Ma oltre a esaltare i meriti della categoria, emerge la necessità di lavorare strenuamente per dare sostegno agli insegnanti. “La crisi di leadership contemporanea fa sì che i giovani vivano una deresponsabilizzazione. Dobbiamo aiutare gli insegnanti a creare delle situazioni nelle quali possano ricostruire le storie dei Giusti e far capire ai ragazzi cosa significa agire nel momento del male”, ha rimarcato la co-fondatrice di Gariwo e responsabile della commissione didattica Anna Maria Samuelli. Del resto, come ha spiegato lo scrittore Francesco Cataluccio (il cui libro sull'analisi della pandemia è appena stato pubblicato), “oggi tutti dobbiamo fare uno sforzo per raccontare: la nostra vita si sta smaterializzando e non è facile tornare indietro. La smaterializzazione tocca anche la memoria e indebolisce ulteriormente chi è già debole”.

Per contrastare questa smaterializzazione della memoria, Gariwo concentrerà i suoi sforzi nel progetto di una “Wikipedia mondiale dei Giusti” in cui le schede dei Giusti potranno essere consultate ed essere lo spunto per nuove narrazioni delle biografie di chi ha deciso di stare dalla parte della dignità umana.

Questo impegno nella diffusione delle storie più in generale interrogano sul ruolo della promozione culturale. Cristina Miedico della Fondazione Scuola dei Beni e delle Attività Culturali ha ricordato il bell’esempio della Galleria d’Arte contemporanea di Bergamo, realizzato da Giovanna Brambilla responsabile dei servizi educativi. Se molte realtà museali hanno risposto alla pandemia fornendo abbondanti contenuti digitali e promuovendo visite virtuali (i cui accessi sono calati dopo un’impennata iniziale”), la Galleria di Bergamo ha scelto di essere collettore di raccolte fondi per la comunità, “a dimostrazione che i musei sono spazi sociali, non solo contenitori di cultura”. Inoltre se “a livello internazionale si sta raccogliendo materiale per storicizzare questo momento, questo accade molto di meno in Italia”.

Una problematica che Mario Furlan, fondatore dei City Angels (guardiani morali del Giardino dei Giusti di Milano), ha confermato nel suo ambito specifico di azione. “In questo momento c’è una grande paura, la paura porta alla rabbia e quindi questo è un pericolo per la democrazia”.

In conclusione, il presidente Gabriele Nissim ha ribadito che “visto che la storia di Gariwo parte dalla memoria, Gariwo deve osare e tradurre quello che è accaduto nel passato nel tempo presente, sapendo che il presente è sempre diverso”. Una sfida che non può non portare a una nuova dimensione dei Giusti che deve obbligatoriamente includere saperi e ambiti specifici e individuare in questi quali sono le figure che esprimono dei valori portanti per una nuova élite che possa ovviare alla corrente crisi di leadership.

Joshua Evangelista

29 maggio 2020

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Gariwo tra memoria e futuro

quale il ruolo dei Giusti nella società?

Il 18 giugno 2019, ai Bagni Misteriosi del Teatro Franco Parenti di Milano si è tenuta la prima riunione degli ambasciatori e collaboratori di Gariwo, un’occasione per raccogliere le idee su quanto fatto finora e condividere argomenti e progetti per il futuro. È stato un confronto tra le diverse e autorevoli voci che arricchiscono l’elaborazione del nostro lavoro e contribuiscono, ognuno con la sua specificità, a realizzarlo. Ci aspettavamo che non sarebbe stato facile, per la portata delle questioni da affrontare, trovare subito una linea condivisa di discussione, ma, appena abbiamo iniziato questa preziosa chiacchierata, i nostri punti di vista hanno virato tutti verso due aspetti che riguardano la nostra attività, uno più identitario e relativo ai Giardini dei Giusti, l’altro legato al tema dell’educazione