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La storia di Gariwo

un documento ricostruisce le sue tappe fondamentali

Il Giardino dei Giusti di tutto il mondo di Milano

Il Giardino dei Giusti di tutto il mondo di Milano

Nel corso di 25 anni di attività, Gariwo ha condotto battaglie importanti in Italia e nel mondo per la memoria della Shoah, per la lotta al negazionismo, per la prevenzione dei genocidi, per il riconoscimento di quanti nel mondo si sono impegnati contro il male estremo:

1) abbiamo fatto conoscere, dagli anni ’90, la rimozione della Shoah in Russia e nei Paesi dell’Europa centro orientale, esaltando le figure che chiedevano una purificazione morale di fronte alle responsabilità politiche di quei Paesi (con il libro di Gabriele Nissim e Gabriele Eschenazi, Ebrei invisibili);

2) abbiamo fatto luce sulla storia del salvataggio degli ebrei bulgari e ricordato questa vicenda in cinque Parlamenti (italiano, bulgaro, europeo, tedesco, israeliano) (cfr. il libro di Gabriele Nissim, L’uomo che fermò Hitler);

3) siamo stati i primi in Italia ad essersi impegnati contro il negazionismo del genocidio armeno, facendo conoscere tale crimine nelle scuole. Oggi la conoscenza di quel genocidio è stata possibile grazie al lavoro culturale di Gariwo (cfr. tra i volumi di Piero Kuciukian, Voci nel deserto. Giusti e testimoni per gli armeni);

4) abbiamo fatto conoscere, con un grande convegno internazionale al Teatro Franco Parenti, le storie del Gulag sovietico e quelle dei suoi testimoni e oppositori (cfr. il volume collettivo I giusti del Gulag);

5) abbiamo dato valore al memoriale di Yad Vashem e al suo grande ruolo nella memoria ottenendo che la Giornata dei Giusti in Europa e in Italia fosse dedicata alla figura di Moshe Bejski, il grande costruttore del Giardino dei Giusti di Gerusalemme: il 6 marzo è infatti la data della sua scomparsa. Attraverso il nostro lavoro e i nostri testi (cfr. Gabriele Nissim, Il Tribunale del Bene) in centinaia di iniziative abbiamo fatto conoscere i Giusti della Shoah e il grande valore del lavoro della Commissione di Yad Vashem. Con l’annuale bando “Adotta un Giusto”, inoltre, invitiamo gli studenti a scoprire le storie dei Giusti tra le Nazioni italiani, allegando al testo del bando l’elenco dei nomi reperibili sul sito dello Yad Vashem. Migliaia di studenti ed insegnanti sono impegnati da anni in questa attività e attraverso la scoperta e lo studio dei Giusti di tutto il mondo sono stimolati a studiare la storia e a cogliere nella vita pubblica e quotidiana i possibili segni dell’odio e del male che possono portare alla degenerazione della vita sociale e democratica;

6) abbiamo creato nel Ghetto di Varsavia, nel 2014, un Giardino dei Giusti che oggi è un punto di resistenza morale contro chi vorrebbe mettere a tacere le responsabilità della Shoah e chi cerca di mettere in discussione la democrazia in Polonia;

7) siamo stati i primi a intraprendere nei Paesi arabi una battaglia per fare conoscere i Giusti della Shoah e i Giusti arabi che sono andati in soccorso degli ebrei (come in Tunisia, dove è stato onorato Khaled Abdul Wahab). Con noi, in contesti difficili come il Libano e la Giordania, per la prima volta si parla di Giusti. Rendere pubblico questo concetto significa fare una importante e difficilissima battaglia contro l’antisemitismo arabo o di matrice islamica;

8) siamo stati i primi a valorizzare nei Giardini dei Giusti in Italia e nel mondo arabo coloro che si sono assunti una responsabilità contro il terrorismo, anche a costo della propria vita. È un impegno di grande valenza culturale per la sconfitta dell’ideologia fondamentalista, che ci ha messo in prima linea nella battaglia contro il terrorismo. Per questo abbiamo fatto conoscere le figure di Hamadi ben Abdesslem, Lassana Bathily o Faraaz Hussein;

9) insieme alle diplomazie e alle ambasciate italiane abbiamo lavorato affinché il nostro Paese si affiancasse ad Israele per fare conoscere le storie dei Giusti della Shoah e di tutti i genocidi nel mondo intero. È questo un grande contributo per estendere il valore della memoria ebraica, contro chi vorrebbe delegittimare i valori etici dello Stato ebraico;

10) con il nostro lavoro sui Giusti abbiamo reso universale la memoria della Shoah facendola diventare un riferimento per quanti nel mondo hanno subito un genocidio. Così oggi il termine “giusti”, che indica chi si è opposto ad un genocidio ed è andato in soccorso delle vittime, è stato “adottato” dagli armeni, dai bosniaci, dai ruandesi, dagli yazidi, ed è entrato per la prima volta nella narrazione nei Paesi dell’est europeo. Ricordare chi ha salvato un ebreo è diventato un paradigma etico per ricordare qualsiasi uomo che presti soccorso ad un altro uomo in qualsiasi genocidio. Ricordare i Giusti di tutti i genocidi e dare valore a chi cerca di prevenire tali crimini nel mondo di oggi non significa sminuire il valore dei Giusti riconosciuti da Yad Vashem e negare la loro specificità storica . Per questo motivo Gariwo non ha mai usato il termine “Giusti tra le nazioni” per indicare i nomi dei Giardini nati dalla legge europea ed italiana, ma ha usato il termine più generale di “Giusti di tutto il mondo” o di “Giusti dell’umanità” che raccoglie le diverse modalità dei soccorritori nei differenti contesti storici. Accanto ai giusti tra le nazioni di Yad Vashem, ci sono le specificità dei giusti per gli armeni e per i Ruandesi, quelli della Bosnia, della Cambogia, i resistenti ai gulag. I Giardini sono luoghi che presentano i differenti contesti storici in cui si manifestano atti di altruismo e di responsabilità;

11) abbiamo dato un contributo importante nella lotta contro l’antisemitismo e contro ogni forma di odio, creando, attraverso i più di cento giardini in Italia e nel mondo, una grande alleanza tra realtà che si battono contro l’antisemitismo e contro ogni nuovo genocidio. Questa nostra apertura non è una debolezza per il mondo ebraico, non porta a confusione, ma è alla base della battaglia contro l’antisemitismo che parte dal presupposto dell’uguaglianza tra ebrei e non ebrei, e tra ogni essere umano senza distinzione. Sono solo gli antisemiti che vorrebbero creare uno steccato tra ebrei e non ebrei;

12) abbiamo inaugurato nel 2003 il Giardino dei Giusti di tutto il mondo di Milano insieme a Lucien Lazare, della Commissione dei Giusti di Yad Vashem.

Da quel giorno il Giardino è sempre più un luogo di dialogo e riflessione contro l’odio e l’antisemitismo, come dimostrato dalla cerimonia in onore di Khaled al Asaad nel novembre 2015, quando con Gariwo la cittadinanza si è stretta nel ricordo del custode di Palmira e si è unita a Renzo Gattegna per la condanna di ogni atto di antisemitismo (all’indomani di un episodio di accoltellamento di un ebreo ortodosso a Milano);

13) abbiamo sostenuto e valorizzato le attività del Memoriale della Shoah di Milano, promuovendo un percorso educativo fatto di visite combinate al Memoriale e al Giardino, per sottolineare quanto la memoria della Shoah sia fondamentale per ogni discorso sulla prevenzione dei genocidi;

14) per diffondere ulteriormente l’importanza della memoria, abbiamo firmato una Convenzione con la Fondazione CDEC per la formazione congiunta di insegnanti ed educatori;

15) lavoriamo nel quadro della Legge n 212 del dicembre 2017, che ha recepito la memoria della Shoah e che “riconosce il 6 marzo come «Giornata dei Giusti dell’umanità», dedicata a mantenere viva e rinnovare la memoria di quanti, in ogni tempo e in ogni luogo, hanno fatto del bene salvando vite umane, si sono battuti in favore dei diritti umani durante i genocidi e hanno difeso la dignità della persona rifiutando di piegarsi ai totalitarismi e alle discriminazioni tra esseri umani”;

16) Gariwo non ha mai messo in discussione la Giornata della Memoria della Shoah. Non ha mai immaginato di trasformarla in una giornata di tutte le memorie, ma ha sempre ritenuto che poiché la Shoah è il genocidio che rappresenta il male estremo, il genocidio paradigmatico del Novecento, la sua memoria dovrebbe avere due scopi principali. Primo, denunciare ogni forma di negazionismo, in particolare modo quelle che cercano di rimuovere le complicità della Shoah nei paesi dell’ex impero sovietico e quelle altrettanto pericolose che nel mondo arabo in una logica anti israeliana sminuiscono la portata dello sterminio e lo presentano come una esagerazione a fini politici. Il negazionismo è un fenomeno che non solo colpisce gli ebrei, ma altri popoli che hanno subito un genocidio, come ad esempio gli armeni. Per questo motivo la memoria ha una funzione essenziale per la preservazione della conoscenza storica degli avvenimenti. In secondo luogo la Giornata della Memoria deve sempre richiamare alla prevenzioni dei genocidi che possono colpire ancora una volta ebrei e non ebrei. Lo scopo della memoria è quello di insegnare all’umanità a non ripetere gli errori del passato e a non rimanere indifferente di fronte a nuove minacce di genocidio. Si tratta infatti di trovare gli strumenti affinché quella memoria diventi il fondamento per la prevenzione di ogni forma di odio, di ogni crimine contro l’umanità, di ogni nuovo genocidio su questa terra sia nei confronti degli ebrei, sia dei non ebrei. È questo il punto fondamentale della valorizzazione degli uomini giusti: gli individui che anticipano il bene, colgono i segni premonitori del male e si oppongono ovunque nel mondo contro i genocidi. Per questo motivo Gariwo ha chiesto al Parlamento italiano di nominare un advisor sui genocidi e ogni anno di presentare un rapporto sulle atrocità di massa nel mondo richiamandosi allo spirito della Convenzione delle Nazioni Unite sulla prevenzione dei genocidi nata per l’ostinazione dell’ebreo polacco Raphael Lemkin che durante lo sterminio degli ebrei coniò per primo nella storia il termine di genocidio.

13 aprile 2021

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I "Giusti"

esempi di resistenza morale al male estremo

La storia del Novecento è drammaticamente segnata da crimini contro l'Umanità, come il genocidio del popolo armeno nel 1915-'16; la Shoah nel corso della Seconda Guerra Mondiale; i gulag nel periodo del comunismo; le tragedie del Rwanda e dei Balcani negli anni '90. In ognuna di queste situazioni estreme sono esistiti uomini che hanno trovato la forza di opporsi al Male seguendo il principio della responsabilità personale.
Se non si può rintracciare con parametri rigidi la figura del "Giusto", se ne possono cogliere alcune caratteristiche comuni, presenti in tutte le esperienze genocidarie. Ciò che conta è la capacità di ascoltare la propria coscienza, di difendere il principio di umanità al di là dei condizionamenti ideologici, religiosi, politici, o etnici, sociali e culturali. Il paradigma è la preziosa esperienza della Commissione dei Giusti di Yad Vashem, allargata e approfondita nel segno di una riflessione universale sull'uomo.

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