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Libertà di espressione

Egitto, tre anni di carcere per un blogger

Maikel Nabil di 25 anni è diventato il primo prigioniero di coscienza dell'Egitto del dopo Mubarak per aver accusato l'esercito di corruzione e repressione. Secondo il suo avvocato si tratta di un avvertimento a tutti gli attivisti per la democrazia egiziani di non criticare le forze armate pena il carcere militare. Dura presa di posizione di Human Rights Watch.


A Marco Impagliazzo il Premio "Hrant Dink"

Il giornalista e docente Marco Impagliazzo vince il riconoscimento dedicato al direttore di Agos e promosso dal Consiglio per la Comunità armena di Roma. 
Un legale della famiglia Dink ha pubblicato il quarto rapporto annuale sull'assassinio.


Messico, uccisa la poetessa Susana Chavez

L'artista aveva coniato l'espressione "nemmeno una morta in più" per cercare di fermare la strage di donne che da anni si verifica a Ciudad Juarez. Amnesty International ha chiesto un'indagine sull'assassinio.


Arrestati i fondatori del Belarus Free Theatre

Ancora repressione per i coraggiosi artisti del Belarus Free Theatre. acclamato nel mondo e costretto alla clandestinità in patria. Nikholai Khalezin e Natalia Kolyada, che dirigono la compagnia, sono stati arrestati domenica a una manifestazione e liberati su cauzione. Resta in carcere Artiom Zhelezniak, il manager della compagnia.


Libertà per lo scrittore turco Dogan Akhanli

In carcere a Istanbul Dogan Akhanli, scrittore e attivista politico tedesco di origine turca. 
Akhanli ha firmato due volumi sul genocidio armeno, domandato un'inchiesta indipendente per l'omicidio del giornalista Hrant Dink e fondato un'associazione che educa alla memoria del Metz Yeghern.


Nobel, la sedia vuota per Liu Xiaobo

Oggi è prevista la Cerimonia di consegna del Premio Nobel per la Pace. Il vincitore, il dissidente cinese Liu Xiaobo, è in carcere e non ci sarà nessuno che riceverà il riconoscimento al posto suo: verrà lasciata una sedia vuota in sala. Non è la prima volta che un Nobel per la Pace non viene consegnato.
All'interno intervista a Lech Walesa.


Libertà di espressione

contro il pensiero unico

La libertà di espressione è tra i diritti umani fondamentali la prima a essere colpita dai regimi autoritari, con gradazioni sempre maggiori man mano che ci si avvicina al prototipo della società totalitaria. La censura impone il bavaglio alla stampa e viene impedito ai giornalisti di fare il proprio mestiere, riducendoli a semplice cassa di risonanza del governo. Anche le altre libere manifestazioni del pensiero sono sotto attacco, nessuno viene risparmiato: gli intellettuali, gli scrittori, i registi... persino le arti figurative vengono strettamente controllate. La repressione colpisce duramente tutte le forme di autonomia dell'individuo, in primo luogo le opinioni, le idee personali, che rappresentano la maggior minaccia per chi vuole imporre "il pensiero unico".
Nell'Italia fascista, nella Germania nazista e nella Russia sovietica, nella Cina maoista e nei regimi dittatoriali dell'America Latina, così come nelle moderne teocrazie e nuove autocrazie, i libri scomodi venivano messi all'indice, fino ai roghi nelle piazze,  e gli storici, scienziati, accademici, artisti non allineati costretti all'esilio o rinchiusi in carcere.
Il totalitarismo entrava nelle case e imponeva il proprio controllo all'interno della famiglia, dove dominava la paura di essere traditi persino dalle persone più care. Si innescava così un meccanismo di autocensura: per sopravvivere si preferiva rinunciare non solo a esprimere le proprie idee, ma anche a ... pensarle. Non restava che omologarsi alla dottrina espressa dal leader al potere.
Chi cerca di resistere, di mantenere la propria individualità e libertà interiore, perde tutto, ma la sua autonomia, sommata alla resistenza di tanti altri nelle stesse condizioni, mina alle fondamenta un regime dittatoriale, fino al suo crollo finale.

Multimedia

Anna Politkovskaja. Una donna sola

documentario di "La storia siamo noi"

La storia

Ragip Zarakoglu

scrittore turco per i diritti delle minoranze