English version | Cerca nel sito:

A Toni Capuozzo il Premio "Hrant Dink"

per la libertà d'informazione

Tony Capuozzo è il vincitore della terza edizione del Premio "Hrant Dink", promosso dalla Comunità Armena di Roma e dal Pontificio Collegio armeno.

Il Premio nasce per "sottolineare la vitale importanza della libertà di informazione" e commemorare la figura del giornalista ucciso a Istanbul il 19 gennaio 2007. Hrant Dink, dalle colonne del giornale bilingue che dirigeva, Agos, si è speso in favore della riconciliazione tra il popolo turco e quello armeno e ha lottato per la libertà di stampa. Nel 2004 è stato imprigionato per la violazione dell'articolo 301 del codice penale turco con il reato di "lesa turchicità". 

Nonostante sapesse di essere in pericolo di vita non ha mai voluto lasciare il Paese: "Se me ne andassi sentirei di avere lasciato da soli quanti combattono per la democrazia. Sarebbe un tradimento e non lo farò mai".

Tony Capuozzo ha collaborato con Lotta Continua, Reporter, Panorama Mese ed Epoca. Successivamente, si è occupato di mafia per il programma Mixer di Giovanni Minoli. In seguito, ha lavorato presso alcune testate giornalistiche del gruppo editoriale Mediaset (TG4, TG5, Studio Aperto). È inviato di guerra per la trasmissione L’istruttoria.

Dal 2001 cura e conduce con Sandro Provvisionato Terra!, il settimanale del TG5, ha scritto i libri Il giorno dopo la guerra, Adios e Occhiaie di riguardo.

15 gennaio 2010

Non perderti le storie dei Giusti e della memoria del Bene

Una volta al mese riceverai una selezione a cura della redazione di Gariwo degli articoli ed iniziative più interessanti. Per iscriverti compila i campi sottostanti e clicca su iscrizione.




Libertà di espressione

contro il pensiero unico

La libertà di espressione è tra i diritti umani fondamentali la prima a essere colpita dai regimi autoritari, con gradazioni sempre maggiori man mano che ci si avvicina al prototipo della società totalitaria. La censura impone il bavaglio alla stampa e viene impedito ai giornalisti di fare il proprio mestiere, riducendoli a semplice cassa di risonanza del governo. Anche le altre libere manifestazioni del pensiero sono sotto attacco, nessuno viene risparmiato: gli intellettuali, gli scrittori, i registi... persino le arti figurative vengono strettamente controllate. La repressione colpisce duramente tutte le forme di autonomia dell'individuo, in primo luogo le opinioni, le idee personali, che rappresentano la maggior minaccia per chi vuole imporre "il pensiero unico".
Nell'Italia fascista, nella Germania nazista e nella Russia sovietica, nella Cina maoista e nei regimi dittatoriali dell'America Latina, così come nelle moderne teocrazie e nuove autocrazie, i libri scomodi venivano messi all'indice, fino ai roghi nelle piazze,  e gli storici, scienziati, accademici, artisti non allineati costretti all'esilio o rinchiusi in carcere.
Il totalitarismo entrava nelle case e imponeva il proprio controllo all'interno della famiglia, dove dominava la paura di essere traditi persino dalle persone più care. Si innescava così un meccanismo di autocensura: per sopravvivere si preferiva rinunciare non solo a esprimere le proprie idee, ma anche a ... pensarle. Non restava che omologarsi alla dottrina espressa dal leader al potere.
Chi cerca di resistere, di mantenere la propria individualità e libertà interiore, perde tutto, ma la sua autonomia, sommata alla resistenza di tanti altri nelle stesse condizioni, mina alle fondamenta un regime dittatoriale, fino al suo crollo finale.

Multimedia

Anna Politkovskaja. Una donna sola

documentario di "La storia siamo noi"

La storia

Orhan Pamuk

premio Nobel, ha raccontato gli scontri ed i legami tra le diverse culture