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Cina: la poesia dietro le sbarre

Arrestato Zhu Yufu

Zhu Yufu ha sessant'anni, è stato messo in carcere dal regime cinese lo scorso aprile con l'accusa di sovversione.  L'uomo è finito in prigione per una poesia che incita il popolo cinese a ribellarsi, dal titolo È ora.

"È ora popolo cinese!
La piazza appartiene a tutti
i piedi sono vostri
è ora di usare i vostri piedi e andare in piazza per fare una scelta"


L'avvocato dell'attivista ha affermato che la poesia è stata pubblicata su internet. La polizia ha effettuato decine di arresti dopo l'appello, che ha preso il via da un sito  reso invisibile per la maggior parte delle persone in Cina dalla censura.


Non è la prima volta che Zhu finisce in prigione: è stato incarcerato nel 1999 e rilasciato nel 2006, poi di nuovo nel 2007 per altri due anni.


Ai Weiwei interrogato dalla polizia


Un altro artista, tra gli altri, è nel mirino del regime: Ai Weiwei è stato interrogato per cinque ore dalla polizia per aver lanciato pietre e manifestato la sua rabbia di fronte alle telecamere di sorveglianza davanti a casa sua. Ai Weiwei è sospettato di "danneggiare la proprietà pubblica".


L'artista replica alle accuse facendo presente che le pietre non hanno colpito le videocamere. I poliziotti hanno detto: "È un avvertimento dato che ti devi comportare bene". Ai Weiwei racconta di aver risposto: "Mi comporterò bene, considero seriamente i vostri avvertimenti. Ma sono umano, devo mostrare le mie inclinazioni. Voi siete così potenti, come posso distruggervi?"

18 gennaio 2012

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Libertà di espressione

contro il pensiero unico

La libertà di espressione è tra i diritti umani fondamentali la prima a essere colpita dai regimi autoritari, con gradazioni sempre maggiori man mano che ci si avvicina al prototipo della società totalitaria. La censura impone il bavaglio alla stampa e viene impedito ai giornalisti di fare il proprio mestiere, riducendoli a semplice cassa di risonanza del governo. Anche le altre libere manifestazioni del pensiero sono sotto attacco, nessuno viene risparmiato: gli intellettuali, gli scrittori, i registi... persino le arti figurative vengono strettamente controllate. La repressione colpisce duramente tutte le forme di autonomia dell'individuo, in primo luogo le opinioni, le idee personali, che rappresentano la maggior minaccia per chi vuole imporre "il pensiero unico".
Nell'Italia fascista, nella Germania nazista e nella Russia sovietica, nella Cina maoista e nei regimi dittatoriali dell'America Latina, così come nelle moderne teocrazie e nuove autocrazie, i libri scomodi venivano messi all'indice, fino ai roghi nelle piazze,  e gli storici, scienziati, accademici, artisti non allineati costretti all'esilio o rinchiusi in carcere.
Il totalitarismo entrava nelle case e imponeva il proprio controllo all'interno della famiglia, dove dominava la paura di essere traditi persino dalle persone più care. Si innescava così un meccanismo di autocensura: per sopravvivere si preferiva rinunciare non solo a esprimere le proprie idee, ma anche a ... pensarle. Non restava che omologarsi alla dottrina espressa dal leader al potere.
Chi cerca di resistere, di mantenere la propria individualità e libertà interiore, perde tutto, ma la sua autonomia, sommata alla resistenza di tanti altri nelle stesse condizioni, mina alle fondamenta un regime dittatoriale, fino al suo crollo finale.

Multimedia

Anna Politkovskaja. Una donna sola

documentario di "La storia siamo noi"

La storia

Zeng Jinyan

cyber attivista dei diritti umani