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I giornalisti ricordati al Monte Stella

per aver difeso la libertà di espressione

Il 3 maggio si celebra la giornata internazionale della libertà di stampa patrocinata dall’Unesco. Ogni anno, purtroppo, peggiorano i numeri relativi ai reporter uccisi, minacciati, censurati o arrestati per aver svolto il proprio lavoro.

Il rapporto Unesco per il quinquennio 2012-2017 riporta, al di là di alcuni dati positivi, come l’aumento dell’accesso all’informazione (con l’accesso a Internet, circa il 48% della popolazione mondiale nel 2017 ha accesso almeno alle informazioni online) e delle leggi sulla libertà di stampa, alcuni dati preoccupanti. Crescono infatti le minacce e le restrizioni, con un record negativo di giornalisti uccisi, 530 tra il 2012 e il 2016. Si tratta non solo di reporter caduti in Paesi in guerra, come l’Afghanistan, ma anche di professionisti uccisi perché in contrasto con la criminalità organizzata, i narcotrafficanti o lo stesso potere politico.

Al Giardino dei Giusti di tutto il mondo di Milano, negli anni abbiamo dedicato un albero a diverse figure esemplari, tra cui molti giornalisti. Li ricordiamo qui, con l’iscrizione presente sul relativo cippo.

Anna Politkovskaja
Assassinata a Mosca per aver denunciato i massacri di civili in Cecenia

Hrant Dink
Assassinato a Istanbul pr aver difeso la memoria del genocidio armeno in Turchia

Samir Kassir
Giornalista e politico libanese, assassinato nel 2005 per aver difeso la libertà di espressione, i diritti umani e la sovranità nazionale

Raif Badawi
Blogger saudita condannato a mille frustate nel 2014 per aver difeso il dialogo tra tutte le fedi, le idee e le culture

3 maggio 2018

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Libertà di espressione

contro il pensiero unico

La libertà di espressione è tra i diritti umani fondamentali la prima a essere colpita dai regimi autoritari, con gradazioni sempre maggiori man mano che ci si avvicina al prototipo della società totalitaria. La censura impone il bavaglio alla stampa e viene impedito ai giornalisti di fare il proprio mestiere, riducendoli a semplice cassa di risonanza del governo. Anche le altre libere manifestazioni del pensiero sono sotto attacco, nessuno viene risparmiato: gli intellettuali, gli scrittori, i registi... persino le arti figurative vengono strettamente controllate. La repressione colpisce duramente tutte le forme di autonomia dell'individuo, in primo luogo le opinioni, le idee personali, che rappresentano la maggior minaccia per chi vuole imporre "il pensiero unico".
Nell'Italia fascista, nella Germania nazista e nella Russia sovietica, nella Cina maoista e nei regimi dittatoriali dell'America Latina, così come nelle moderne teocrazie e nuove autocrazie, i libri scomodi venivano messi all'indice, fino ai roghi nelle piazze,  e gli storici, scienziati, accademici, artisti non allineati costretti all'esilio o rinchiusi in carcere.
Il totalitarismo entrava nelle case e imponeva il proprio controllo all'interno della famiglia, dove dominava la paura di essere traditi persino dalle persone più care. Si innescava così un meccanismo di autocensura: per sopravvivere si preferiva rinunciare non solo a esprimere le proprie idee, ma anche a ... pensarle. Non restava che omologarsi alla dottrina espressa dal leader al potere.
Chi cerca di resistere, di mantenere la propria individualità e libertà interiore, perde tutto, ma la sua autonomia, sommata alla resistenza di tanti altri nelle stesse condizioni, mina alle fondamenta un regime dittatoriale, fino al suo crollo finale.

Multimedia

Anna Politkovskaja. Una donna sola

documentario di "La storia siamo noi"

La storia

Gareth Jones

il giornalista gallese che denunciò l’Holodomor