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Nuova legge sui media in Giordania

a rischio 400 siti web

Giro di vite sui media in Giordania: re Abdullah II ha approvato una norma che introduce la licenza governativa per tutte le "pubblicazioni elettroniche".
Le autorità potranno chiudere o censurare le pagine on-line e i proprietari dei siti web saranno ritenuti responsabili dei commenti postati dagli utenti. Il Ministero della Cultura, in particolare, non avrà bisogno di fornire spiegazioni né di esibire ordinanze giudiziarie per bloccare siti ritenuti fuori legge.
 
Non si sono fatte attendere aspre critiche al governo, accusato di voler intimidire gli oppositori e soffocare la libertà di espressione on-line con una legge tanto vaga nel definire la cosiddetta "pubblicazione elettronica". Nel provvedimento, infatti,  si parla di " sito elttronico su internet con un indirizzo fisso che offre servizi di pubblicazione".

Human Rights Watch, scrive The Guardian, ha bollato la norma come una "interferenza arbitraria nel diritto alla libertà di espressione", giudicando insensate le restrizioni sui contenuti e sui commenti. "Obbligare i gestori dei siti a controllare la veridicità dei commenti  - hanno fatto sapere da HRW - è una restrizione non valida della libertà di parola, che include anche la libertà di fare affermazioni non comprovate o false".

Associated Press ha stimato che circa 400 siti giordani potrebbero essere colpiti da questa nuova legge.

20 settembre 2012

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Libertà di espressione

contro il pensiero unico

La libertà di espressione è tra i diritti umani fondamentali la prima a essere colpita dai regimi autoritari, con gradazioni sempre maggiori man mano che ci si avvicina al prototipo della società totalitaria. La censura impone il bavaglio alla stampa e viene impedito ai giornalisti di fare il proprio mestiere, riducendoli a semplice cassa di risonanza del governo. Anche le altre libere manifestazioni del pensiero sono sotto attacco, nessuno viene risparmiato: gli intellettuali, gli scrittori, i registi... persino le arti figurative vengono strettamente controllate. La repressione colpisce duramente tutte le forme di autonomia dell'individuo, in primo luogo le opinioni, le idee personali, che rappresentano la maggior minaccia per chi vuole imporre "il pensiero unico".
Nell'Italia fascista, nella Germania nazista e nella Russia sovietica, nella Cina maoista e nei regimi dittatoriali dell'America Latina, così come nelle moderne teocrazie e nuove autocrazie, i libri scomodi venivano messi all'indice, fino ai roghi nelle piazze,  e gli storici, scienziati, accademici, artisti non allineati costretti all'esilio o rinchiusi in carcere.
Il totalitarismo entrava nelle case e imponeva il proprio controllo all'interno della famiglia, dove dominava la paura di essere traditi persino dalle persone più care. Si innescava così un meccanismo di autocensura: per sopravvivere si preferiva rinunciare non solo a esprimere le proprie idee, ma anche a ... pensarle. Non restava che omologarsi alla dottrina espressa dal leader al potere.
Chi cerca di resistere, di mantenere la propria individualità e libertà interiore, perde tutto, ma la sua autonomia, sommata alla resistenza di tanti altri nelle stesse condizioni, mina alle fondamenta un regime dittatoriale, fino al suo crollo finale.

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