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Sui diritti umani, il peggio del peggio

ecco la classifica di Freedom House

Foto di Catching.Light da Flickr

Foto di Catching.Light da Flickr

Freedom House è un'organizzazione non governativa statunitense che ogni anno pubblica un rapporto sullo 'stato di salute' delle libertà, dei diritti umani e della democrazia nel mondo.
Il rapporto ordina i paesi in una classifica che tiene conto del grado di libertà assicurato ai cittadini nell'esercizio dei diritti fondamentali.

Nella sezione Worst of the Worst  - il peggio del peggio - finiscono gli Stati, o i territori, con il punteggio più alto, e cioè quelli in cui si verificano sistematiche violazioni dei diritti umani. Qui troviamo l'Arabia Saudita, la Corea del Nord, la Siria, l'Eritrea, l'Uzbekistan, il Tibet, il Sudan, la Somalia, il Turkmenistan, la Guinea equatoriale. Tra i peggiori anche lo Stato europeo della Bielorussia.

Ecco qui il rapporto di Freedom House.



 

3 luglio 2012

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Libertà di espressione

contro il pensiero unico

La libertà di espressione è tra i diritti umani fondamentali la prima a essere colpita dai regimi autoritari, con gradazioni sempre maggiori man mano che ci si avvicina al prototipo della società totalitaria. La censura impone il bavaglio alla stampa e viene impedito ai giornalisti di fare il proprio mestiere, riducendoli a semplice cassa di risonanza del governo. Anche le altre libere manifestazioni del pensiero sono sotto attacco, nessuno viene risparmiato: gli intellettuali, gli scrittori, i registi... persino le arti figurative vengono strettamente controllate. La repressione colpisce duramente tutte le forme di autonomia dell'individuo, in primo luogo le opinioni, le idee personali, che rappresentano la maggior minaccia per chi vuole imporre "il pensiero unico".
Nell'Italia fascista, nella Germania nazista e nella Russia sovietica, nella Cina maoista e nei regimi dittatoriali dell'America Latina, così come nelle moderne teocrazie e nuove autocrazie, i libri scomodi venivano messi all'indice, fino ai roghi nelle piazze,  e gli storici, scienziati, accademici, artisti non allineati costretti all'esilio o rinchiusi in carcere.
Il totalitarismo entrava nelle case e imponeva il proprio controllo all'interno della famiglia, dove dominava la paura di essere traditi persino dalle persone più care. Si innescava così un meccanismo di autocensura: per sopravvivere si preferiva rinunciare non solo a esprimere le proprie idee, ma anche a ... pensarle. Non restava che omologarsi alla dottrina espressa dal leader al potere.
Chi cerca di resistere, di mantenere la propria individualità e libertà interiore, perde tutto, ma la sua autonomia, sommata alla resistenza di tanti altri nelle stesse condizioni, mina alle fondamenta un regime dittatoriale, fino al suo crollo finale.

Multimedia

Anna Politkovskaja. Una donna sola

documentario di "La storia siamo noi"

La storia

Ayse Nur (Sarisözen) Zarakoglu

fu più volte incarcerata in Turchia per avere testimoniato la verità sul genocidio armeno