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Un altro giornalista ucciso in Russia

denunciava la corruzione

Il fondatore di un giornale che si occupava di corruzione Gazhimurat Kamalov è stato freddato poco dopo la mezzanotte di giovedì mentre lasciava il suo ufficio a Makhachkala, la capitale del Dagestan. Per la polizia contro di lui i sicari hanno esploso otto colpi e lui è morto sull'ambulanza che lo portava in ospedale. 

L'associazione newyorchese Committee to Protect Journalists ha condannato le "continue persecuzioni" dei giornalisti investigativi che si occupavano della corruzione delle autorità nella provincia russa dov'è avvenuto l'omicidio. La rappresentante russa del gruppo, Nina Ognianova, ha affermato che "la perdita di Kamalov è gravissima per il giornalismo indipendente nel Caucaso del Nord". 


Nelle zone periferiche della Russia fare i giornalisti è ancora più pericoloso che a Mosca, perché i responsabili degli attacchi a questi professionisti raramente vengono puniti. Il Dagestan in particolare è ad alto rischio di violenze per via di un conflitto tra governo e forze islamiste legate alla vicina Cecenia. 


In tutta la Federazione russa dal 2000 a oggi ci sono stati 19 omicidi irrisolti di giornalisti, compreso quello di Anna Politkovskaya, per la quale esiste un albero nel Giardino dei Giusti di Milano. La Russia è all'ottavo posto nella classifica mondiale dei posti dove vige l'impunità per chi uccide reporter.    

16 dicembre 2011

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Libertà di espressione

contro il pensiero unico

La libertà di espressione è tra i diritti umani fondamentali la prima a essere colpita dai regimi autoritari, con gradazioni sempre maggiori man mano che ci si avvicina al prototipo della società totalitaria. La censura impone il bavaglio alla stampa e viene impedito ai giornalisti di fare il proprio mestiere, riducendoli a semplice cassa di risonanza del governo. Anche le altre libere manifestazioni del pensiero sono sotto attacco, nessuno viene risparmiato: gli intellettuali, gli scrittori, i registi... persino le arti figurative vengono strettamente controllate. La repressione colpisce duramente tutte le forme di autonomia dell'individuo, in primo luogo le opinioni, le idee personali, che rappresentano la maggior minaccia per chi vuole imporre "il pensiero unico".
Nell'Italia fascista, nella Germania nazista e nella Russia sovietica, nella Cina maoista e nei regimi dittatoriali dell'America Latina, così come nelle moderne teocrazie e nuove autocrazie, i libri scomodi venivano messi all'indice, fino ai roghi nelle piazze,  e gli storici, scienziati, accademici, artisti non allineati costretti all'esilio o rinchiusi in carcere.
Il totalitarismo entrava nelle case e imponeva il proprio controllo all'interno della famiglia, dove dominava la paura di essere traditi persino dalle persone più care. Si innescava così un meccanismo di autocensura: per sopravvivere si preferiva rinunciare non solo a esprimere le proprie idee, ma anche a ... pensarle. Non restava che omologarsi alla dottrina espressa dal leader al potere.
Chi cerca di resistere, di mantenere la propria individualità e libertà interiore, perde tutto, ma la sua autonomia, sommata alla resistenza di tanti altri nelle stesse condizioni, mina alle fondamenta un regime dittatoriale, fino al suo crollo finale.

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