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Usare i social media in modo virtuoso, si può!

storia di Feroza Aziz

Feroza Aziz

Feroza Aziz

Si parla molto degli aspetti negativi del Web e dei social media come veicolo di discorsi d’odio, esistono però anche aspetti positivi di un mondo costantemente interconnesso, che abbiamo citato nei nostri Suggerimenti per stare online consapevolmente e di cui Feroza Aziz è un esempio forte.

La diciassettenne americana di origine afghana è riuscita, lo scorso novembre, ad aggirare la presunta censura politica della Bytedance - la società cinese che gestisce TikTok e che nega attualmente di usare questo tipo di limitazioni - facendo, sulla sopracitata piattaforma social di video fino a 60 secondi, un appello di consapevolezza sulla repressione degli uiguri in Cina, mentre fingeva di dare consigli di make up. Il video ha ottenuto 1 milione e mezzo di visualizzazioni ed è stato la dimostrazione di come la partecipazione e la protesta civile, soprattutto dei giovani, possa essere potenziata esponenzialmente dalla possibilità di condividere contenuti su un terreno infinito come quello del Web. Non solo discorsi superficiali e propagandistici quindi, attraverso i social media la giovanissima Feroza si è impegnata a denunciare una condizione di repressione e violazione dei diritti umani i cui tratti non sembrano così lontani dal delineare un potenziale, o già in atto, crimine di genocidio. La ragazza, inoltre, non è nuova a questo tipo di attivismo, su Twitter ha infatti scritto di aver già tentato di denunciare il caso uiguri in un video che però era stato immediatamente rimosso poiché privo dell'espediente creativo sul trucco. 

Pochi secondi dopo l'inizio del finto video tutorial, Feroza lancia un messaggio senza mezzi termini: “Ora prendete il cellulare e mettetevi a leggere cosa succede ai musulmani nei campi di detenzione cinese: sequestrano, separano le famiglie, obbligano a bere, mangiare maiale, convertirsi, è un nuovo olocausto”. Il video è stato velocemente rimosso e Feroza ne ha intelligentemente denunciato la cancellazione su altri canali social. La società cinese - tramite il responsabile della sicurezza negli Stati Uniti dell’app Eric Han - si è poi scusata dicendo che si sarebbe trattato di un errore dei moderatori, che hanno cancellato il profilo di Feroza perché associato a un altro profilo, sempre suo, che aveva pubblicato una foto di Osama Bin Laden violando le norme interne sul terrorismo: "Tik Tok non limita contenuti politicamente sensibili". L'azienda ha quindi riattivato il profilo di Feroza. 

Tutto ciò accade in più in un momento significativo per gli uiguri dello Xinjiang, perché, proprio recentemente, una fuga di documenti riservati all'interno del Partito comunista cinese sulle detenzioni di massa e la repressione delle minoranze musulmane in Cina è stata resa pubblica dal New York Times. Inoltre, Il "Mandela della Cina" condannato all'ergastolo per la difesa dei diritti degli uiguri, Ilham Tohti, è stato insignito a ottobre 2019 del Premio Sakharov per la libertà di pensiero. 

"Non mi zittiranno", ha dichiarato senza paura Feroza, "continuerò a parlare". 

8 gennaio 2020

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Libertà di espressione

contro il pensiero unico

La libertà di espressione è tra i diritti umani fondamentali la prima a essere colpita dai regimi autoritari, con gradazioni sempre maggiori man mano che ci si avvicina al prototipo della società totalitaria. La censura impone il bavaglio alla stampa e viene impedito ai giornalisti di fare il proprio mestiere, riducendoli a semplice cassa di risonanza del governo. Anche le altre libere manifestazioni del pensiero sono sotto attacco, nessuno viene risparmiato: gli intellettuali, gli scrittori, i registi... persino le arti figurative vengono strettamente controllate. La repressione colpisce duramente tutte le forme di autonomia dell'individuo, in primo luogo le opinioni, le idee personali, che rappresentano la maggior minaccia per chi vuole imporre "il pensiero unico".
Nell'Italia fascista, nella Germania nazista e nella Russia sovietica, nella Cina maoista e nei regimi dittatoriali dell'America Latina, così come nelle moderne teocrazie e nuove autocrazie, i libri scomodi venivano messi all'indice, fino ai roghi nelle piazze,  e gli storici, scienziati, accademici, artisti non allineati costretti all'esilio o rinchiusi in carcere.
Il totalitarismo entrava nelle case e imponeva il proprio controllo all'interno della famiglia, dove dominava la paura di essere traditi persino dalle persone più care. Si innescava così un meccanismo di autocensura: per sopravvivere si preferiva rinunciare non solo a esprimere le proprie idee, ma anche a ... pensarle. Non restava che omologarsi alla dottrina espressa dal leader al potere.
Chi cerca di resistere, di mantenere la propria individualità e libertà interiore, perde tutto, ma la sua autonomia, sommata alla resistenza di tanti altri nelle stesse condizioni, mina alle fondamenta un regime dittatoriale, fino al suo crollo finale.

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