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Franjo Starcevic (Mrkopalj, Croazia, 1923 - Rijeka, Croazia, 2011)

il professore croato che si oppose alla guerra e fondò la "scuola di pace"

Le guerre che hanno attraversato i Balcani negli anni Novanta hanno portato con loro crimini e sofferenze, ma anche figure rare e straordinarie, costruttori di pace, persone che, a ogni costo, hanno superato le barriere della disumanità. Spesso furono considerati traditori, alcuni pagarono persino con la vita, ma erano guidati da una missione chiara: preservare la pace nella propria comunità. Uno di loro fu Franjo Starčević, un uomo che seppe convincere chi gli stava intorno a deporre le armi e a impegnarsi attivamente nel processo di riconciliazione.

Nato nel 1923 a Mrkopalj, nella regione del Gorski Kotar in Croazia, Starčević si trovava a Senj durante la Seconda guerra mondiale, mentre frequentava il liceo. Dopo aver conseguito il diploma nel 1942, si iscrisse alla Facoltà di Teologia di Sarajevo, ma interruppe gli studi dopo il primo anno per unirsi al Movimento di Liberazione Nazionale della Jugoslavia.

Al termine della guerra si iscrisse alla Facoltà di Filosofia di Zagabria e, una volta laureatosi, si trasferì a Rijeka, dove lavorò come professore di psicologia. Il suo profondo legame con gli studenti fu uno dei motivi per cui, nel 1971, durante la cosiddetta “Primavera croata” (in croato Hrvatsko Proljeće), entrò in conflitto con le strutture politiche dell’epoca, schierandosi apertamente a sostegno delle rivendicazioni studentesche. Hrvatsko Proljeće era il movimento politico che mirava a una maggiore autonomia e a una riorganizzazione interna della Repubblica Socialista di Croazia, allora parte della Jugoslavia.

A seguito delle pressioni politiche subite, ottenne comunque un impiego come psicologo ed educatore presso il convitto studentesco “Podmurvica”, dove lavorò con bambini con bisogni speciali. Fu un’attività che amò profondamente e alla quale dedicò dieci anni della sua vita, durante i quali studiò la lingua tedesca, approfondì la letteratura specialistica e pubblicò numerosi lavori sui diritti dei bambini e sulla loro inclusione nella comunità.

Negli anni Novanta, durante la guerra in Croazia, Starčević fu promotore dell’iniziativa “la Pace attiva” nel Gorski Kotar. All’età di 69 anni percorse a piedi 27 chilometri attraversando le barricate sulle strade, con l’obiettivo, come amava dire, di rimuovere “le barricate nelle menti e nei cuori”. Visitava villaggi serbi e croati, dialogava con le persone di entrambe le parti e cercava di prevenire scontri e spargimenti di sangue in una zona abitata da comunità di diversa nazionalità. Il suo impegno contribuì in modo decisivo a preservare il Gorski Kotar dalle distruzioni della guerra, e l’Accordo di pace di Vrbovsko del 1992 confermò l’importanza di tali sforzi.

Da queste iniziative nacque anche il suo progetto più noto, la “Scuola di pace” di Mrkopalj, fondata nel 1994. Si trattava di un’istituzione unica nel suo genere, in cui giovani provenienti dalla Croazia e dall’estero si riunivano per imparare i valori della tolleranza, del dialogo e della risoluzione nonviolenta dei conflitti. Starčević era convinto che la pace non fosse soltanto assenza di guerra, ma una vera e propria cultura del vivere, da trasmettere alle nuove generazioni. Questa scuola divenne così un simbolo di possibile convivenza e un esempio luminoso di come, anche nei momenti più difficili, possa nascere la speranza.

Franjo Starčević morì nel 2011 a Rijeka, lasciando dietro di sé un messaggio senza tempo: “La pace si costruisce ogni giorno, in ogni parola e in ogni gesto. Ognuno di noi porta in sé la possibilità di essere un costruttore di pace, nella propria casa, nel proprio villaggio, nella città e nel mondo. Sta a noi riconoscere questa possibilità e viverla.”

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Screenshot da Vimeo

Tatjana Dordevic, giornalista

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