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Siniša Glavaševic (Vukovar, Croazia, 1960 - Ovčara, Croazia, 1991)

il giornalista croato che documentò l'assedio di Vukovar

Siniša Glavašević nacque nel novembre 1960 a a Vukovar, città croata della Slavonia situata al confine con la Serbia. Dopo aver completato gli studi primari e secondari a Vukovar, si trasferì a Sarajevo, dove conseguì la laurea in letteratura comparata e iniziò la sua professione di bibliotecario.

Nel corso delle guerre di dissoluzione della ex-Jugoslavia, e in particolare durante la guerra d’indipendenza croata, Glavašević fu caporedattore della stazione radio di Vukovar. Aveva assunto l'incarico prima che il conflitto scoppiasse, nel 1989, ma fu proprio durante una delle pagine più sanguinose della guerra in Croazia - l'assedio di Vukovar - che Glavašević dimostrò in che modo il giornalismo può diventare un atto di resistenza e di speranza, dando così voce a migliaia di persone. 

Da agosto a novembre 1991, la città croata venne completamente circondata e sottoposta a bombardamenti incessanti dalle forze dell’Esercito Popolare Jugoslavo (JNA) e dalle milizie paramilitari serbe, che causarono la distruzione quasi totale del centro abitato e la morte di migliaia di civili, fino alla caduta della città, avvenuta il 18 novembre 1991. 

Durante gli 87 giorni di assedio, Siniša Glavašević si distinse per una coraggiosa e quotidiana opera di informazione giornalistica e raccolta di testimonianze. Con l’inasprirsi dell’assedio, il personale della radio si adattò alle condizioni nel miglior modo possibile: a settembre fu costretto ad abbandonare lo studio principale e a trasmettere dalla cantina di un edificio vicino, utilizzando un trasmettitore portatile. Glavašević affiancò il lavoro di cronista per la stazione locale a quello per l’emittente nazionale di Zagabria, intervistando sia chi era impegnato nella difesa della città sia i civili che trovavano rifugio nei sotterranei.

La sua celebre affermazione, «la città siete voi», non era solo un messaggio, ma un invito concreto a non abbandonare la propria identità e a rimanere uniti anche di fronte alla tragedia. Le storie raccontate dall’emittente erano infatti ricche di valori umani fondamentali. Poco prima della resa di Vukovar, il personale della radio si trasferì per sicurezza nell’ospedale, trovando rifugio in una stanza del seminterrato, dove rimase fino all’ingresso delle forze dell’Esercito Popolare Jugoslavo (JNA).

Il 18 novembre 1991, Glavašević trasmise in radio il suo ultimo servizio, che terminava con:

L'immagine di Vukovar alla ventiduesima ora dell'ottantasettesimo giorno di assedio rimarrà per sempre nella memoria dei testimoni di questo periodo. Ci sono infinite scene spettrali e si sente l'odore della bruciatura. Camminiamo su corpi, materiali da costruzione, vetri, detriti e un silenzio raccapricciante... Speriamo che i tormenti di Vukovar siano finiti.

Dopo la caduta di Vukovar, Glavašević fu catturato dall’Esercito Popolare Jugoslavo e da formazioni paramilitari serbe. Le testimonianze, confermate da Amnesty International e dal Committee to Protect Journalists, raccontano una prigionia segnata da torture inumane, culminata nella sua brutale uccisione. Il suo corpo fu ritrovato in una fossa comune a Ovčara, insieme a più di 200 vittime. Il 14 marzo 1997 il corpo di Glavašević fu sepolto a Zagabria, più di cinque anni dopo la sua scomparsa. Gli investigatori del Tribunale Penale Internazionale per l’ex Jugoslavia confermarono come molte delle vittime fossero pazienti ospedalieri e soldati feriti prelevati dall’ospedale di Vukovar dalle forze della JNA. Le autopsie accertarono che la morte era avvenuta con modalità compatibili con esecuzioni sommarie.

I tre uomini incriminati per la rimozione forzata di civili e soldati feriti dall’ospedale di Vukovar il 20 novembre e per il loro successivo omicidio a Ovčara il 24 novembre 1991 risultano tuttora latitanti e si ritiene vivano in Serbia, nonostante Amnesty International avesse invitato l'ex presidente serbo Vojislav Kostunica a ordinare senza indugio il loro arresto e l’immediato trasferimento sotto la custodia del Tribunale Penale Internazionale per l’ex Jugoslavia, che li aveva incriminati per gravi crimini di guerra e crimini contro l’umanità.

Nonostante la tragica fine, la voce di Siniša continua a risuonare attraverso le sue Storie da Vukovar, divenute un patrimonio culturale e umano di inestimabile valore. 

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