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Assassinare i blogger è reato

ma i fondamentalisti bengalesi non lo sanno

Un'importante moschea in Bangladesh

Un'importante moschea in Bangladesh Wikipedia

Ananya Azad è figlio di un uomo che ha sfidato i fondamentalisti del Bangladesh nel 2003, componendo una critica all'estremismo intitolata Sia benedetta la terra sacra, un verso dell'inno del Paese. Suo padre Humayan ha quindi conosciuto la crudeltà umana, perché gli integralisti lo hanno attaccato a colpi di machete. 

Ora, dopo che tre di questi attacchi contro blogger atei sono sfociati in tragedia, tocca ad Ananya rischiare la vita per difendere lo Stato laico. Nel 2013, infatti, gli islamisti radicali hanno sottoposto al governo del Bangladesh una lista di 84 critici che per loro meritano una punizione in quanto avrebbero offeso l'Islam o Maometto. E l'esecutivo, quando i fondamentalisti passano ai fatti uccidendo i blogger, spesso chiude un occhio e lascia fare. 

"Mi hanno detto che devo smettere di scrivere", ha dichiarato Ananya, dimessosi da un importante giornale dopo l'assassinio a colpi di machete del blogger Washiqur Rahman, il secondo nella lista degli islamisti. La settimana scorsa, un messaggio su Facebook gli ha anche reso noto che la prossima vittima sarà lui. 

"Alcuni hanno messo in discussione la pericolosità di questa lista, ma le persone che vi sono incluse stanno morendo a una a una", ha riferito al Guardian Shubhajit Bhowmik, uno scrittore di affari politici e sociali che figura nell'elenco. 

Nonostante il Bangladesh sia ufficialmente uno Stato laico, il 90% della popolazione è musulmana e il gruppo Hefazat-e-Islam, fautore della linea dura fondamentalista, ha organizzato proteste di piazza conclusesi spesso con vere e proprie stragi. 

La prima vittima degli attentati contro i blogger è stato Avijit Roy, fondatore di Mukto Mona, un portale che ha per scopo "la promozione della scienza, del razionalismo, della laicità, del libero pensiero, dei diritti umani, della tolleranza religiosa e dell'armonia".   

28 maggio 2015

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Resistenza al fondamentalismo

i musulmani moderati di fronte all'estremismo jihadista

Come dice Valentina Colombo, docente di Geopolitica del mondo islamico all'Università Europea di Roma e curatrice della raccolta di saggi di Tarek Heggy  Le prigioni della mente araba:

"passare dal livello dell’islam a quello dei musulmani, delle persone comuni, è indispensabile per potere cogliere una realtà dove l’interpretazione estremista e letterale del testo coranico convive con la fede vissuta in modo intimo e personale. Ed è proprio passando dal livello dell’islam a quello dei musulmani che troviamo i “giusti”. [...] è necessario rintracciare e mettere in evidenza quei musulmani che lottano, mettendo anche a repentaglio la propria vita, in nome della libertà di tutti gli esseri umani senza se e senza ma. [...] “Giusto” nel mondo islamico è chi crede nella libertà di religione e di espressione, chi non è deviato da ideologie che privano l’uomo dell’obiettività nel giudicare l’Altro. “Giusto” può essere un intellettuale, un politico, ma anche una persona semplice la cui sensibilità, la cui umanità prevalgono sull’ideologia dominante. Nel mondo islamico contemporaneo difendere un cristiano o un ebreo, scrivere una poesia sull’Olocausto, recarsi in Israele, reclamare pari diritti tra uomini e donne è sempre più rischioso. Purtroppo il silenzio a livello nazionale e internazionale non aiuta i “giusti” nel mondo islamico, non li protegge.Raccontare le storie, avviare un elenco di “giusti” provenienti da questo contesto è di fondamentale importanza per aiutare queste voci e per fare sì che queste voci e queste persone possano essere d’esempio ad altre, dare coraggio ad altre, affinché la schiera dei “giusti” si allarghi e combatta insieme a noi la battaglia in nome dei diritti umani universali a prescindere dall’appartenenza etnica o religiosa". 

Il libro

La mia guerra all'indifferenza

Jean-Sélim Kanaan (con Alexandre Levy)

Multimedia

Un messaggio dal Giusto Hamadi ben Abdesslem

onorato al Giardino dei Giusti di Milano

La storia

Vian Dakhil

deputata yazida contro lo Stato Islamico