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Hamadi ben Abdelssalam, "angelo custode" di Tunisi

il salvataggio di 30 turisti italiani

Hamadi ben Abdelssalam

Hamadi ben Abdelssalam da Ansa.it

Nelle ore successive all’attacco al Parlamento e al Museo del Bardo di Tunisi si sono moltiplicati i racconti dei sopravvissuti e dei tanti testimoni, per la maggior parte turisti stranieri.
 È emersa così la storia di Hamadi ben Abdelssalam, guida turistica del gruppo di italiani in visita nella capitale tunisina.

Da musulmano praticante - che sostiene la totale estraneità dell’Islam da questi atti estremisti - Hamadi imputa a un miracolo il salvataggio dei turisti. Ma è stato invece proprio lui a metterli al sicuro.

Dopo aver udito i primi spari, il gruppo di 47 turisti sul bus 26 della Costa Fascinosa si divide; trenta restano con lui, lo seguono. Grazie alla sua conoscenza del Museo del Bardo, l’uomo riesce a condurli attraverso un’uscita sul retro. Passando per una grotta sotterranea, li conduce nel Palazzo del Parlamento: insieme ad un’altra guida, Hamadi li sottrae alla violenza spostando continuamente il gruppo in diverse aule del palazzo. Dopo circa 4 ore, riesce a scortarli ai pullman e a riportarli sulla nave.

Il ricordo dei turisti italiani, profondamente segnati dall’esperienza, va quindi anche ad Hamadi - che non esitano a definire “un angelo custode” -, commosso davanti alla gratitudine inattesa di coloro che ha salvato senza nemmeno rifletterci. Dopo gli esempi di Lassana Bathily e Ahmed Merabet, uomini “giusti” durante le stragi di Parigi, la storia di Hamadi si inserisce tra quelle dei musulmani che alzano la testa contro l’estremismo e dichiarano con forza la lontananza del loro credo da questi inni di violenza: una dichiarazione di fede, comunione, dove non c’è alcuno spazio per la sopraffazione.

23 marzo 2015

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Resistenza al fondamentalismo

i musulmani moderati di fronte all'estremismo jihadista

Come dice Valentina Colombo, docente di Geopolitica del mondo islamico all'Università Europea di Roma e curatrice della raccolta di saggi di Tarek Heggy  Le prigioni della mente araba:

"passare dal livello dell’islam a quello dei musulmani, delle persone comuni, è indispensabile per potere cogliere una realtà dove l’interpretazione estremista e letterale del testo coranico convive con la fede vissuta in modo intimo e personale. Ed è proprio passando dal livello dell’islam a quello dei musulmani che troviamo i “giusti”. [...] è necessario rintracciare e mettere in evidenza quei musulmani che lottano, mettendo anche a repentaglio la propria vita, in nome della libertà di tutti gli esseri umani senza se e senza ma. [...] “Giusto” nel mondo islamico è chi crede nella libertà di religione e di espressione, chi non è deviato da ideologie che privano l’uomo dell’obiettività nel giudicare l’Altro. “Giusto” può essere un intellettuale, un politico, ma anche una persona semplice la cui sensibilità, la cui umanità prevalgono sull’ideologia dominante. Nel mondo islamico contemporaneo difendere un cristiano o un ebreo, scrivere una poesia sull’Olocausto, recarsi in Israele, reclamare pari diritti tra uomini e donne è sempre più rischioso. Purtroppo il silenzio a livello nazionale e internazionale non aiuta i “giusti” nel mondo islamico, non li protegge.Raccontare le storie, avviare un elenco di “giusti” provenienti da questo contesto è di fondamentale importanza per aiutare queste voci e per fare sì che queste voci e queste persone possano essere d’esempio ad altre, dare coraggio ad altre, affinché la schiera dei “giusti” si allarghi e combatta insieme a noi la battaglia in nome dei diritti umani universali a prescindere dall’appartenenza etnica o religiosa". 

Il libro

La mia guerra all'indifferenza

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La storia

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deputata yazida contro lo Stato Islamico