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I coraggiosi bibliotecari di Timbuctu

salvano 350mila antichi manoscritti dagli estremisti islamici

Abdel Kader Haidara, bibliotecario maliano la cui storia è raccontata nel saggio The Bad-Ass Librarians of Timbuktu (And Their Race to Save the World’s Most Precious Manuscripts) di Joshua Hammer, è colui che nel 2012 insieme ai suoi colleghi salvò 350mila antichi manoscritti dalle forze di Al Qaeda.

Nell’aprile di quell’anno, di ritorno da un viaggio di lavoro, trovò Timbuctu sotto il controllo di un migliaio di estremisti islamici. Temendo che gli islamisti potessero distruggere i manoscritti – i quali mostravano una visione tollerante dell’Islam risalente al secolo XV e XVI, quando la città era un fiorente nodo commerciale e ospitava più di 150 università – Haidara riuscì a convogliare i soldi di una borsa di studio (vinta con la Fondazione Ford) nell’opera di trasferimento dei preziosi libri. Insieme a parenti, archivisti, impiegati delle biblioteche e guide turistiche della città ne organizzò il trasporto da Timbuctu alla capitale del Mali, Bamako, più a est e fuori dal controllo di Al Qaeda.

Per otto mesi, di notte, centinaia di volontari portarono casse piene di libri caricate sugli asini da un posto sicuro all’altro. Il “contrabbando” di manoscritti era difficile soprattutto a causa dei checkpoint: quelli dei jihadisti nella zona intorno a Timbuctu, e quelli dell’esercito del Mali nella zona sotto il controllo del governo. Alcuni manoscritti vennero anche danneggiati durante le perquisizioni di soldati e guerriglieri in cerca di armi.

Nonostante gli sforzi di Haiara, nel gennaio 2013 i miliziani di Al Qaeda diedero fuoco all’Istituto Ahmed Baba di Timbuctu, che conservava quasi 100mila manoscritti. Poco dopo, l’esercito francese intervenne nel Nord del Mali per sedare il conflitto: gli islamisti avevano distrutto 4.000 manoscritti, una piccola percentuale se si considera che in totale la città ne ospitava quasi 400mila prima del 2012. 

27 settembre 2016

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Resistenza al fondamentalismo

i musulmani moderati di fronte all'estremismo jihadista

Come dice Valentina Colombo, docente di Geopolitica del mondo islamico all'Università Europea di Roma e curatrice della raccolta di saggi di Tarek Heggy  Le prigioni della mente araba:

"passare dal livello dell’islam a quello dei musulmani, delle persone comuni, è indispensabile per potere cogliere una realtà dove l’interpretazione estremista e letterale del testo coranico convive con la fede vissuta in modo intimo e personale. Ed è proprio passando dal livello dell’islam a quello dei musulmani che troviamo i “giusti”. [...] è necessario rintracciare e mettere in evidenza quei musulmani che lottano, mettendo anche a repentaglio la propria vita, in nome della libertà di tutti gli esseri umani senza se e senza ma. [...] “Giusto” nel mondo islamico è chi crede nella libertà di religione e di espressione, chi non è deviato da ideologie che privano l’uomo dell’obiettività nel giudicare l’Altro. “Giusto” può essere un intellettuale, un politico, ma anche una persona semplice la cui sensibilità, la cui umanità prevalgono sull’ideologia dominante. Nel mondo islamico contemporaneo difendere un cristiano o un ebreo, scrivere una poesia sull’Olocausto, recarsi in Israele, reclamare pari diritti tra uomini e donne è sempre più rischioso. Purtroppo il silenzio a livello nazionale e internazionale non aiuta i “giusti” nel mondo islamico, non li protegge.Raccontare le storie, avviare un elenco di “giusti” provenienti da questo contesto è di fondamentale importanza per aiutare queste voci e per fare sì che queste voci e queste persone possano essere d’esempio ad altre, dare coraggio ad altre, affinché la schiera dei “giusti” si allarghi e combatta insieme a noi la battaglia in nome dei diritti umani universali a prescindere dall’appartenenza etnica o religiosa". 

Il libro

La mia guerra all'indifferenza

Jean-Sélim Kanaan (con Alexandre Levy)

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La strage di Piazza Fontana

puntata da "La Storia siamo noi"

La storia

Hevrin Khalaf

attivista per la coesistenza pacifica fra curdi, cristiano-siriaci e arabi