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L'educazione e l'amore contro l'odio

di Mohamed Naceur (Hamadi) ben Abdesslem

Il mio nome è Hamadi, sono un arabo musulmano tunisino. Il mio mestiere di guida turistica mi ha portato a conoscere persone di ogni parte del mondo, di religioni diverse, che parlano lingue diverse. La mia terra, la Tunisia, è una terra di accoglienza, di civiltà, la culla delle religioni ebraica, cristiana e musulmana.

Il giorno dell’attentato al Museo del Bardo, il 18 marzo 2015, ha cambiato la mia vita. Il destino ha voluto che affrontassi il terrorismo salvando i 45 italiani del gruppo che stavo guidando. Non dimenticherò mai l’angoscia che ho vissuto durante l’attacco e mentre stavamo uscendo dal museo.

Sono stato travolto da un’altra emozione quando sono stato contattato da Gariwo, ma questa volta era un’emozione di gioia. Si è quindi stabilito un solido rapporto, un bel rapporto, con quest’associazione che mi ha onorato in quanto Giusto arabo. È grazie al grande ruolo umanitario che svolge Gariwo che sono qua oggi davanti a voi e che posso dirvi “assalemou aleikom” fratelli e sorelle. Apparteniamo a una stessa e grande famiglia, discendente da Adamo ed Eva, e abbiamo un solo Dio, che ci invita ad andare avanti con la scienza ed il progresso. Non abbiamo scelto il colore della nostra pelle, la nostra religione, la nostra lingua, il nostro Paese, tutto quello che ci rende diversi.

L’ignoranza e la mancanza di cultura creano le condizioni per la manipolazione politica delle popolazioni. E questo costituisce un segnale di allarme per lo sviluppo del fondamentalismo.

La lotta contro il terrorismo islamico, se così vogliamo chiamarlo, è prima di tutto una questione di cultura e mentalità. Ogni religione ha la sua storia e ogni sua interpretazione varia a seconda delle proprie convinzioni.

Il più grande errore che si possa commettere contro un popolo è privarlo del poter distinguere da solo tra il Bene e il Male.

Accettare, capire, aiutare l’altro, rispettando le sue tradizioni e i suoi costumi è una parte della soluzione per poter vivere insieme.

Coabitare e avvicinarsi il più possibile gli uni agli altri è il cammino che Gariwo propone, il cammino dei Giusti. Dio è amore e noi tutti su questo pianeta dobbiamo amarci. Tutte le religioni che ci permettono di vivere di pace e nella misericordia ci aiuteranno a distruggere il terrorismo. Wassalem.

Hamadi ben Abdesslem

Analisi di Hamadi ben Abdesslem

14 febbraio 2017

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Resistenza al fondamentalismo

i musulmani moderati di fronte all'estremismo jihadista

Come dice Valentina Colombo, docente di Geopolitica del mondo islamico all'Università Europea di Roma e curatrice della raccolta di saggi di Tarek Heggy  Le prigioni della mente araba:

"passare dal livello dell’islam a quello dei musulmani, delle persone comuni, è indispensabile per potere cogliere una realtà dove l’interpretazione estremista e letterale del testo coranico convive con la fede vissuta in modo intimo e personale. Ed è proprio passando dal livello dell’islam a quello dei musulmani che troviamo i “giusti”. [...] è necessario rintracciare e mettere in evidenza quei musulmani che lottano, mettendo anche a repentaglio la propria vita, in nome della libertà di tutti gli esseri umani senza se e senza ma. [...] “Giusto” nel mondo islamico è chi crede nella libertà di religione e di espressione, chi non è deviato da ideologie che privano l’uomo dell’obiettività nel giudicare l’Altro. “Giusto” può essere un intellettuale, un politico, ma anche una persona semplice la cui sensibilità, la cui umanità prevalgono sull’ideologia dominante. Nel mondo islamico contemporaneo difendere un cristiano o un ebreo, scrivere una poesia sull’Olocausto, recarsi in Israele, reclamare pari diritti tra uomini e donne è sempre più rischioso. Purtroppo il silenzio a livello nazionale e internazionale non aiuta i “giusti” nel mondo islamico, non li protegge.Raccontare le storie, avviare un elenco di “giusti” provenienti da questo contesto è di fondamentale importanza per aiutare queste voci e per fare sì che queste voci e queste persone possano essere d’esempio ad altre, dare coraggio ad altre, affinché la schiera dei “giusti” si allarghi e combatta insieme a noi la battaglia in nome dei diritti umani universali a prescindere dall’appartenenza etnica o religiosa". 

Scopri tra gli Editoriali

Il libro

La mia guerra all'indifferenza

Jean-Sélim Kanaan (con Alexandre Levy)

Multimedia

La prevenzione di genocidi

Marcello Flores, Yair Auron, Gerard Malkassian

La storia

Hevrin Khalaf

attivista per la coesistenza pacifica fra curdi, cristiano-siriaci e arabi