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"Presidente Trump, ascolti il grido di libertà del Medio Oriente"

lettera aperta di Ensaf Haidar, moglie di Raif Badawi

Raif Badawi, il blogger saudita incarcerato e condannato a 1000 frustate

Raif Badawi, il blogger saudita incarcerato e condannato a 1000 frustate dolomitidirittiumani.org

Il settimanale americano Newaweek ha pubblicato il 15 novembre 2016 una lettera aperta della moglie del blogger saudita Raif Badawi, incarcerato e condannato a 1000 frustate, al neoeletto Presidente degli Stati Uniti, perché non dimentichi le istanze di libertà che emergono dal mondo arabo in tumulto.

Caro Presidente eletto Donald Trump,

il popolo americano l'ha votata quale 45° presidente degli Stati Uniti investendola di molteplici missioni e responsabilità. Come capo di una grande democrazia, sarà il difensore di quello che i padri e i precursori della nazione americana avevano maggiormente a cuore: la libertà di azione e parola per tutti i cittadini, indipendentemente dai loro origine, religione, ricchezza o status sociale.

Leonard Cohen, il nostro più caro poeta di Montreal e del mondo urbano, è morto il 10 novembre. Le parole del suo ultimo album avevano una speciale risonanza per me: “There's a lover in the story/But the story's still the same/There's a lullaby for suffering/And a paradox to blame/But it's written in the scriptures/And it's not some idle claim/You want it darker/We kill the flame” (c'è un amante nella storia/ma la storia è la stessa/c'è una ninnananna per la sofferenza/e un paradosso a cui dare la colpa/ma è scritto nei testi sacri/e non è una vuota pretesa/tu vuoi che sia più buio/noi uccidiamo la fiamma”).

Noi invece dobbiamo proteggere questa fiamma – una luce di libertà, anche di espressione, e di valori che fanno grande l'America.

Quando è stato eletto dal popolo americano, è diventato la speranza per molti di coloro a cui sono negate le libertà e i diritti nel mondo. Raif Badawi, mio marito, è uno di questi. Nel 2012 mio marito è stato imprigionato in Arabia Saudita per avere postato articoli in un blog. Nel 2015 è stato frustato davanti a una folla. È diventato un eroe per milioni di musulmani, arabi, islamici laici, atei, ex musulmani, in tutto il mondo – tra cui quelli che vivono negli USA -, che condividono la sua sete di libertà di parola e di diritti.

Raif è un musulmano e un ardente difensore dei valori di libertà e democrazia, in una parte del mondo in cui sostenere questi valori è un crimine punibile penalmente. Raif desiderava che il suo Paese – l'Arabia Saudita – sarebbe diventato più aperto durante la Primavera Arba. Il suo primo blog, il Network of Saudi Liberals, più avanti è diventato Liberal Saudi Network, ed era seguito da milioni di persone che usavano pseudonimi per poter discutere dei loro ideali politici. Raif era stato inizialmente arrestato nel 2012 per aver scritto su questo blog.

Raif Badawi si è battuto per le sue convinzioni laiche in un Paese che gli ha negato la libertà di parola, quella di movimento e i suoi diritti sociali e all'autodeterminazione. Raif Badawi è una persona che ama l'umanità, un libero pensatore e un blogger. Scriveva dei suoi ideali di giustizia, diritti umani e libertà fondamentali.

Il suo crimine è stato la gestione di un sito Web critico del fatto che l'Islam sia considerato la base della legislazione nazionale, e il fatto di diffondere idee liberali nel suo Paese. Raif è stato condannato a 10 anni di reclusione, 1000 frustate e una multa di 1 milione di riyal (oltre 250.000 dollari) per “insulto all'Islam attraverso canali elettronici.”

Ha ricevuto 50 frustate il 9 gennaio 2015. La fustigazione è stata temporaneamente sospesa per il peggioramento delle condizioni di salute di Raif, ma poche settimane fa abbiamo appreso che dovrebbe riprendere all'interno delle mura della prigione saudita.

Irwin Cotler, avvocato internazionale di Raif Badawi, ha affermato che la sua “incarcerazione.. è una messa in quarantena della libertà di parola, un modo di imprigionare i diritti umani. Il suo rilascio sarà importante per l'Arabia Saudita come pure per il rispetto dello Stato di diritto e la causa della pace e dei diritti umani”.

Caro Presidente eletto Trump, Raif crede in un mondo libero e sicuro dove gli uomini e le donne possano esprimere le proprie idee senza temere la repressione; un mondo che ha bisogno di libertà di parola, di pensiero e di idee. Raif, vincitore del prestigioso Premio Sakharov 2015, spera dalla sua prigione che tutte le voci che difendono la sua libertà si levino forti e si facciano sentire. Queste coraggiose voci che lottano per i valori democratici nel mondo musulmano dovrebbero essere difese.

Ora più che mai, gli Stati Uniti come pure le Nazioni Unite devono riflettere sui modi in cui i diritti umani possono essere applicati, protetti e ordinati secondo priorità. Questo è il motivo per cui le nostre speranze erano molto accese quando l'Arabia Saudita è stata nominata al Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite (UNHRC).

Abbiamo avvertito l'opportunità che la sentenza contro Raif fosse riesaminata e lui fosse rilasciato, per il bene della nostra famiglia e dei difensori della democrazia. Poche settimane fa, quando l'Arabia Saudita è stata rieletta nel Consiglio, di nuovo abbiamo provato la stessa speranza – che ci fosse un'opportunità perché il Consiglio cercasse la libertà invece che l'impunità. Raif difende proprio i diritti umani che sono il credo fondamentale dell'UNHRC.

Un Paese liberale non ha religione, il che non significa che sia senza Dio. Significa che protegge i diritti di tutte le religioni e li nutre tutti senza distinzione o senza privilegiarne una su altre. No si lustra una fede come se fosse una mela, per farla apparire più bella di quella delle minoranze”, ha scritto in uno dei suoi post.

Signor Trump, come ha detto l'attivista per i diritti umani Kacem El Ghazzali alla UNHRC di Ginevra, in rappresentanza della nostra fondazione: “Dovremmo distinguere tra fanatismo anti-islamico e critica dell'Islam. La vera lotta dovrebbe essere contro l'Islam politico, non contro i musulmani. La lotta dovrebbe essere contro tutte le ideologie dogmatiche”.

Noi dobbiamo sostenere coloro che sfidano la legge islamica dall'interno, lottando per la libertà di parola, di stampa e di religione quotidianamente. Questi uomini e donne coraggiosi come Raif.

Nel 2015, con Evelyne Abitbol abbiamo co-fondato la Raif Badawi Foundation for Freedom (RBFF). Essa incarna i valori di Raif e continua a sfidare le società oppressive, come quella che ha incarcerato e perseguita Raif.

La nostra missione fondamentale è di aumentare la consapevolezza delle persone e ottenere l'applicazione dei diritti umani universali nel mondo.

Faccia che questa sia anche la sua missione, Presidente eletto Trump. Le chiedo urgentemente di garantire il rilascio di Raif, come pure di tutti i prigionieri di coscienza in tutto il mondo.

Ensaf Haidar, moglie del blogger saudita incarcerato Raif Badawi, madre di tre figli, Najwa, Doudi e Miriyam, e presidente e cofondatrice della Raif Badawi Foundation for Freedom (RBFF) con sede in Canada

1 dicembre 2016

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Resistenza al fondamentalismo

i musulmani moderati di fronte all'estremismo jihadista

Come dice Valentina Colombo, docente di Geopolitica del mondo islamico all'Università Europea di Roma e curatrice della raccolta di saggi di Tarek Heggy  Le prigioni della mente araba:

"passare dal livello dell’islam a quello dei musulmani, delle persone comuni, è indispensabile per potere cogliere una realtà dove l’interpretazione estremista e letterale del testo coranico convive con la fede vissuta in modo intimo e personale. Ed è proprio passando dal livello dell’islam a quello dei musulmani che troviamo i “giusti”. [...] è necessario rintracciare e mettere in evidenza quei musulmani che lottano, mettendo anche a repentaglio la propria vita, in nome della libertà di tutti gli esseri umani senza se e senza ma. [...] “Giusto” nel mondo islamico è chi crede nella libertà di religione e di espressione, chi non è deviato da ideologie che privano l’uomo dell’obiettività nel giudicare l’Altro. “Giusto” può essere un intellettuale, un politico, ma anche una persona semplice la cui sensibilità, la cui umanità prevalgono sull’ideologia dominante. Nel mondo islamico contemporaneo difendere un cristiano o un ebreo, scrivere una poesia sull’Olocausto, recarsi in Israele, reclamare pari diritti tra uomini e donne è sempre più rischioso. Purtroppo il silenzio a livello nazionale e internazionale non aiuta i “giusti” nel mondo islamico, non li protegge.Raccontare le storie, avviare un elenco di “giusti” provenienti da questo contesto è di fondamentale importanza per aiutare queste voci e per fare sì che queste voci e queste persone possano essere d’esempio ad altre, dare coraggio ad altre, affinché la schiera dei “giusti” si allarghi e combatta insieme a noi la battaglia in nome dei diritti umani universali a prescindere dall’appartenenza etnica o religiosa". 

Il libro

La mia guerra all'indifferenza

Jean-Sélim Kanaan (con Alexandre Levy)

La storia

Hevrin Khalaf

attivista per la coesistenza pacifica fra curdi, cristiano-siriaci e arabi