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Youssef Ziadna

Il beduino che ha salvato 30 ebrei durante l’attacco di Hamas

La telefonata alle prime luci dell’alba da parte del ragazzo che aveva accompagnato al festival Supernova e che sarebbe andato a riprendere il giorno dopo, la guida folle sotto le raffiche di proiettili, le trenta persone schiacciate dentro il suo minibus che normalmente ne avrebbe contenute 14 al massimo, in una corsa disperata verso la salvezza.

Youssef Ziadna è un beduino arabo-israeliano di 47 anni. Vive in un piccolo villaggio nel sud di Israele, a circa un quarto d’ora di distanza da Gaza. Per lavoro fa l’autista di un minibus, trasportando quotidianamente le persone da una parte all’altra dell’area.

Dal 7 ottobre 2023, il giorno in cui i militanti di Hamas hanno attaccato Israele uccidendo circa 1400 persone di cui molti civili tra uomini, donne e bambini e prendendone in ostaggio 250, la sua vita è cambiata completamente.

Secondo quanto riportato dalla Jewish Telegraphic Agency, Ziadna aveva accompagnato un gruppo di ragazzi al luogo del festival Supernova con l’accordo di andarli a recuperare il pomeriggio successivo. Ma alle 6 del mattino circa il giovane con cui era in contatto l’ha chiamato, chiedendogli di tornare a riprendere lui e i suoi amici perché sentivano il suono delle sirene e volevano tornare, come ha raccontato in un’intervista al quotidiano Panet. L’uomo si è precipitato verso il luogo della festa, incontrando sul suo passaggio diverse persone dirette nella direzione opposta, a causa del suono degli spari che nel frattempo avevano iniziato a lacerare l’aria. Nonostante tutti gli dicessero di voltare il veicolo e tornare indietro, è comunque riuscito a raggiungere Re’im, la zona del massacro, recuperando il gruppo di ragazzi sotto una pioggia di proiettili e dicendo loro di provare a portare con sè più persone possibili.

Così, a dispetto dei suoi 14 posti, il minibus di Ziadna è stato riempito con trenta persone terrorizzate e ferite, per poi partire a tutta velocità attraverso strade meno conosciute e battute che solo la sua esperienza di autista poteva fargli intraprendere così rapidamente. Altre auto cariche di fuggitivi lo avrebbero seguito, identificandolo come una guida verso un luogo sicuro.

Arrivati a un posto di blocco israeliano, la polizia avrebbe fermato il bus credendo che si trattasse di un sequestro. Smentito dagli stessi passeggeri, che hanno spiegato il gesto eroico del beduino, l’ufficiale li ha indirizzati al kibbutz Tze’elim dove sono rimasti per qualche ora, al sicuro, mentre i feriti gravi sono stati portati subito a Soroka. Poi è potuto tornare a casa, dove ha scoperto che quattro membri della sua famiglia risultavano dispersi.

Per il suo gesto così coraggioso, Ziadna è stato accolto e celebrato come un eroe. Ma il trauma di quel giorno è ancora troppo difficile da elaborare. Ciò che ha visto e vissuto lo ha sconvolto profondamente.

Nonostante le istituzioni e l’opinione pubblica tendano a dimenticarsene, infatti, anche le comunità beduine sono state vittime dell’aggressione di Hamas, insieme a persone di altre nazionalità.

In un’intervista rilasciata alla giornalista Aline Jaccottet di Le Temps, l’uomo ha raccontato di essersi rivolto a uno psicologo, dopo essere crollato psicologicamente. “Quello che ho visto io nessuno dovrebbe mai vederlo”.

Al trauma degli avvenimenti del 7 ottobre infatti si sono aggiunte anche le minacce di morte, ma anche tantissimi messaggi di sostegno e apprezzamento. Per lui, ora, questa è l’occasione per lo Stato di Israele di impegnarsi a tutelare e includere la comunità beduina, troppo spesso emarginata e abbandonata, nonostante si trovi entro i confini nazionali. Rahat, dove Ziadna vive, ha 75mila abitanti e solo 10 rifugi antiaerei pubblici. Nell’attacco sono state ferite sette persone tra cui un bambino. Il suo villaggio nello specifico non ha nemmeno un rifugio per i suoi mille abitanti, in un’area attraversata in continuazione da missili lanciati da entrambi i lati. “Anche noi facciamo parte di questa nazione.” Ha detto alla Jewish Telegraphic Agency. “Il governo deve iniziare seriamente a prendersi cura di noi”.

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