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Don Giacomo Panizza nel mirino dell'ndrangheta

nuovo attentato contro il prete coraggioso

Don Giacomo Panizza

Don Giacomo Panizza

Due colpi di pistola contro la serranda della comunità Progetto Sud che ha sede in un palazzo sequestrato al clan dei Torcasio a Lamezia Terme. È questa l'ultima minaccia per Don Giacomo Panizza, il prete che da anni lotta contro la mafia e proprio nell'edificio del clan ha fondato una comunità di aiuto ai disabili e agli immigrati, con diversi laboratori.

La comunità si trova poco distante dall'abitazione dei Torcasio.


Nei mesi scorsi diversi proiettili avevano raggiunto le finestre dello stabile, il Natale dello scorso anno una bomba venne fatta esplodere davanti al centro per minori nato per opera di Don Panizza.


Il sacerdote, inserito in un programma di protezione, commenta questa nuova minaccia: "Prima pensavo che fosse la zona, Capizzaglie è fatta così. Stavolta però sto cercando il contesto: non è questione di zona ma sembra tutto legato a ciò che fa la cooperativa".


"C’è differenza rispetto alle volte scorse, perché prima siamo stati obiettivo di attentati seriali, adesso invece veniamo colpiti solo noi. Questo ci snerva e ci butta giù. Ma le scommesse da fare bisogna giocarle fino in fondo. Non passiamo la mano, né andremo in ferie".


11 aprile 2012

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Resistenza alla mafia

ribellione morale della società civile e ruolo delle istituzioni

Possiamo definire  mafia un potere alternativo allo Stato per il controllo - delinquenziale - sul territorio.  La mafia occupa il vuoto lasciato dallo Stato, e glielo contende - anche con le stragi - quando le istituzioni tentano di colmarlo. Un approccio innovativo nell'analisi del fenomeno mafioso, utile nel determinare le condizioni per contrastarlo, parte dalla comparazione tra dominio delle cosche e Stato totalitario, nelle forme e nei risultati del controllo sulla società, che risulta assoluto in entrambi i casi, in particolare nel diffondere il terrore, nel creare le élites criminali, nel colpire i "dissenzienti", nell'isolare le persone, nel rompere i legami di sangue, nel perpetrare la rassegnazione e la sottomissione, nel negazionismo.
Come per fermare un genocidio o incrinare la forza di un regime totalitario occorre un intervento forte, sia per via statale che con la società civile, così per disinnescare la potenza della mafia occorre la sinergia tra lo Stato democratico e i cittadini, con la creazione di un polo di attrazione alternativo, che solo l’iniziativa dei singoli può esercitare. Occorre la differenza contagiosa dell’esempio edificante, il coraggio civile dei Giusti che scuota le coscienze, come è avvenuto negli anni ’80 e ‘90 con i giudici Falcone e Borsellino ... 
I Giusti sono la spina nel fianco del potere mafioso: raccontare le loro storie ... è un potente mezzo di lotta alle cosche, perchè mostra alle nuove generazioni una via d'uscita ... Per questo diventa importante l’idea innovativa dei Giardini dei Giusti contro la mafia: giardini per i giovani, ma anche per scuotere la coscienza degli adulti.

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