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Don Pino Puglisi Giusto al Giardino di Vignate

di Gianluca Chianello

la targa per Don Pino Puglisi al Giardino di Vignate

la targa per Don Pino Puglisi al Giardino di Vignate

Per il terzo anno consecutivo l'Istituto Comprensivo di Vignate ha celebrato l'ormai tradizionale piantumazione di un albero dedicato a un Giusto. Lo scorso 8 giugno infatti, in occasione dell'annuale festa per le classi terze, alla presenza dei genitori e del Dirigente Scolastico, la dott.ssa Daniela Spanò, i ragazzi hanno piantato un albero di ulivo in memoria di padre don Pino Puglisi, il primo martire della Chiesa ucciso dalla mafia. Come sempre la cerimonia della piantumazione giunge al termine di un percorso di studio e analisi che ha avvicinato i ragazzi al “Giusto” prescelto per l'occasione. Letture, filmati e approfondimenti vari svolti insieme ai rispettivi docenti, hanno permesso ai ragazzi delle classi seconde e terze di conoscere meglio questo straordinario esempio di sacerdote e uomo che, a costo della priopria vita, ha sfidato Cosa Nostra proprio nel cuore del suo mondo, il quartiere Brancaccio di Palermo. Don Pino Puglisi fu ucciso da sicari della mafia il 15 settembre del 1993, giorno del suo 56mo compleanno, venne eliminato in quanto il suo lavoro, il suo impegno per strappare i ragazzi ad un destino condannato all'illegalità, divenne concreto, efficace e soprattutto scomodo.

Don Pino Puglisi essendo considerato il primo martire appartenente alla Chiesa cattolica ucciso da Cosa Nostra, è stato beatificato nel 2013, a vent'anni esatti dal suo sacrificio. Oltre alle letture e al lavoro svolto in classe con i propri insegnanti di lettere, i ragazzi dell'Istituto Comprensivo di Vignate hanno avuto anche la straordinaria opportunità di incontrare la prof.ssa Rosaria Cascio, lo scorso 14 maggio. Rosaria Cascio da anni si reca nelle scuole a raccontare della propria esperienza al fianco di don Pino Puglisi, che, in quanto insegnante di religione, conobbe nel lontano 1978. Con una loquela appassionata e coinvolgente, la prof.ssa Cascio ha potuto trasmettere e far capire ai ragazzi l'importanza del messaggio di don Pino, un messaggio di pace, di coscienza civica e morale, principi tanto difficili da radicare in un territorio dominato dalla mentalità mafiosa come quello siciliano. Dalle parole della Cascio si evince come il sacerdote sia stato per lei e per altre decine di ragazzi, i suoi ragazzi, una guida, un esempio, una figura chiave capace di indirizzare giovani vite verso il sentiero dell'impegno civile e della legalità, della cura verso gli altri. Don Pino sapeva ascoltare e sapeva dire mille cose senza bisogno di parlare, parlava con gli occhi, che trasmettevano amore e sicurezza a ragazzi che vivevano nel concreto rischio di prendere strade sbagliate.

Tutto questo percorso, lungo il quale i ragazzi hanno avuto modo di conoscere altri straordinari esempi di martiri della legalità come il giudice Livatino o il dott. Paolo Giaccone, ha portato alla piantumazione dello scorso 8 giugno. Quest'anno la scelta è caduta sull'ulivo, albero simbolo di pace, che ora potrà crescere nel “giovane” Giardino dei Giusti dell'Istituto vignatese. L'albero dedicato a don Pino Puglisi è stato piantato vicino a quello posto lo scorso anno in onore di Guelfo Zamboni, console italiano a Salonicco nel 1942 quando falsificò documenti per trarre in salvo più di 300 ebrei destinati ai campi nazisti. Il Giardino dei Giusti dell'Istituto Comprensivo di Vignate ha preso vita due anni fa quando venne piantato il primo albero in memoria del primo Giusto scelto insieme ai ragazzi: Armin Wegner, il preziosissimo testimone oculare del genocidio degli Armeni perpetrato dai turchi a inizio '900. Un Giardino sempre più ricco quindi, che testimonia l'impegno e la dedizione della scuola nel voler trasmettere ai nostri ragazzi principi e valori da non perdere mai.

Gianluca Chianello

21 giugno 2018

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Resistenza alla mafia

ribellione morale della società civile e ruolo delle istituzioni

Possiamo definire  mafia un potere alternativo allo Stato per il controllo - delinquenziale - sul territorio.  La mafia occupa il vuoto lasciato dallo Stato, e glielo contende - anche con le stragi - quando le istituzioni tentano di colmarlo. Un approccio innovativo nell'analisi del fenomeno mafioso, utile nel determinare le condizioni per contrastarlo, parte dalla comparazione tra dominio delle cosche e Stato totalitario, nelle forme e nei risultati del controllo sulla società, che risulta assoluto in entrambi i casi, in particolare nel diffondere il terrore, nel creare le élites criminali, nel colpire i "dissenzienti", nell'isolare le persone, nel rompere i legami di sangue, nel perpetrare la rassegnazione e la sottomissione, nel negazionismo.
Come per fermare un genocidio o incrinare la forza di un regime totalitario occorre un intervento forte, sia per via statale che con la società civile, così per disinnescare la potenza della mafia occorre la sinergia tra lo Stato democratico e i cittadini, con la creazione di un polo di attrazione alternativo, che solo l’iniziativa dei singoli può esercitare. Occorre la differenza contagiosa dell’esempio edificante, il coraggio civile dei Giusti che scuota le coscienze, come è avvenuto negli anni ’80 e ‘90 con i giudici Falcone e Borsellino ... 
I Giusti sono la spina nel fianco del potere mafioso: raccontare le loro storie ... è un potente mezzo di lotta alle cosche, perchè mostra alle nuove generazioni una via d'uscita ... Per questo diventa importante l’idea innovativa dei Giardini dei Giusti contro la mafia: giardini per i giovani, ma anche per scuotere la coscienza degli adulti.

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