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L'albero di don Puglisi nella Valle dei Templi

di Gabriele Nissim

Non esiste al mondo un sito archeologico come la Valle dei Templi di Agrigento dove si possa avvertire con così grande intensità il fascino della civiltà greca. Quando si sale dal tempio di Eracle al tempio della Concordia sembra per incanto che il tempo si sia arrestato di fronte a così grande bellezza, e si prova un senso di gratitudine per la preservazione di quei monumenti.
Da oggi chi vi passeggia proverà una sorpresa inaspettata lungo la strada che lo porta al tempio di Giunone.

Leggerà infatti, accanto a un giovane pino appena piantumato, un’iscrizione dedicata alla memoria di Don Puglisi, il sacerdote ucciso dalla mafia per la forza dirompente delle sue parole.
“Ricordati di diventare difensore del più piccolo degli uomini.”
Forse si accorgerà come il bene e il bello, come pensavano i grandi filosofi greci, abbiano sempre qualche cosa in comune; forse scoprirà anche come la memoria del bene degli uomini sia altrettanto importante di quella della preservazione dei monumenti; forse comprenderà il valore della gratitudine nei confronti di chi ci ha lasciato in eredità le opere migliori.

Don Puglisi, infatti, insegnava ai giovani un concetto fondamentale. I padrini della mafia cercano di sedurli promettendo protezione, lavoro, onorabilità. Ma tutto questo ha un prezzo pesante. Chi si lega alla mafia perde il bene più prezioso della vita: la propria umanità. A cosa serve dunque una effimera ricchezza, quando si perde il gusto dell’amore, dell’amicizia e del rispetto per gli esseri umani e si diventa disponibili ai peggiori delitti?

Per questa sua testimonianza la mafia ha avuto paura. Aveva capito che l’educazione morale rappresentava un ostacolo al loro reclutamento. Ai fratelli Graviano era arrivato un segnale preoccupante, come ricorda il suo amico Don Cosimo Scordato: “Non vi vergognate che un pretino così piccolo possa portarvi via il potere dal quartiere?” Sì, proprio il “potere”, ma di un tipo ben diverso da quello esercitato dalla mafia: il potere sulla coscienza. Quel potere che però non è esercitato da un “padrone” o da un “padrino” che manipola gli uomini con il ricatto e la seduzione, ma è un potere di cui ogni individuo può disporre per essere libero.

Per i mafiosi però questa educazione alla coscienza rappresentava il rischio di perdere il controllo sul territorio. Così lo hanno ucciso per evitare che il suo messaggio continuasse a fare breccia nel cuore dei ragazzi. Immaginavano che ammazzandolo si sarebbero liberati di un pericoloso rivale, come se si trattasse di eliminare il capo mafioso di una cosca concorrente.

È stato questo il loro grave errore. Quel seme di amore continua a vivere. Non è stato sufficiente per i mafiosi chiudergli per sempre la bocca, perché le sue parole hanno lasciato delle tracce che anche il più raffinato dei carnefici non potrà mai cancellare. Non hanno capito come l’esercizio della coscienza non dipende da nessun padrone, Dio compreso, ma soltanto dal gusto per la libertà degli uomini.

Un migliaio di ragazzi di ragazzi lo hanno ricordato, quando si sono ritrovati insieme nella Valle dei Templi per inaugurare l’albero a lui dedicato.

Così tra le antiche colonne della civiltà greca è nato un nuovo Giardino dei Giusti di tutto il mondo.

Una coraggiosa donna siciliana, Assunta Gallo, l’infaticabile animatrice dell’Accademia degli studi Mediterranei, ne è stata l’artefice.

Gabriele Nissim, presidente di Gariwo

Analisi di Gabriele Nissim, presidente di Gariwo

9 dicembre 2015

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Dedica di un albero a Don Pino Puglisi

Valle dei Templi di Agrigento

Resistenza alla mafia

ribellione morale della società civile e ruolo delle istituzioni

Possiamo definire  mafia un potere alternativo allo Stato per il controllo - delinquenziale - sul territorio.  La mafia occupa il vuoto lasciato dallo Stato, e glielo contende - anche con le stragi - quando le istituzioni tentano di colmarlo. Un approccio innovativo nell'analisi del fenomeno mafioso, utile nel determinare le condizioni per contrastarlo, parte dalla comparazione tra dominio delle cosche e Stato totalitario, nelle forme e nei risultati del controllo sulla società, che risulta assoluto in entrambi i casi, in particolare nel diffondere il terrore, nel creare le élites criminali, nel colpire i "dissenzienti", nell'isolare le persone, nel rompere i legami di sangue, nel perpetrare la rassegnazione e la sottomissione, nel negazionismo.
Come per fermare un genocidio o incrinare la forza di un regime totalitario occorre un intervento forte, sia per via statale che con la società civile, così per disinnescare la potenza della mafia occorre la sinergia tra lo Stato democratico e i cittadini, con la creazione di un polo di attrazione alternativo, che solo l’iniziativa dei singoli può esercitare. Occorre la differenza contagiosa dell’esempio edificante, il coraggio civile dei Giusti che scuota le coscienze, come è avvenuto negli anni ’80 e ‘90 con i giudici Falcone e Borsellino ... 
I Giusti sono la spina nel fianco del potere mafioso: raccontare le loro storie ... è un potente mezzo di lotta alle cosche, perchè mostra alle nuove generazioni una via d'uscita ... Per questo diventa importante l’idea innovativa dei Giardini dei Giusti contro la mafia: giardini per i giovani, ma anche per scuotere la coscienza degli adulti.

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Approfondimento

I Giusti contro la mafia

documento del Comitato Foresta dei Giusti-Gariwo

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