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Paolo Borsellino tradito da un amico

le lacrime del magistrato

Paolo Borsellino viene ucciso dopo non molto tempo dall'assassinio del suo collega ed amico Giovanni Falcone. Borsellino venne eliminato tanto velocemente perché scoprì le collusioni tra la mafia e alcuni alti rappresentanti dello stato. Di fronte a questa drammatica rivelazione si sentì tradito.

Pochi giorni prima della strage, a metà di giugno 1992, incontrò due giovani magistrati al Palazzo di Giustizia di Palermo, Alessandra Camassa e Massimo Russo, suoi sostituiti quando dirigeva la Procura di Marsala.


"Qui è un nido di vipere" confidò ai due con le lacrime agli occhi, ammettendo la sua amarezza per il tradimento subito."Borsellino era così abbattuto - racconta Massimo Russo - che ad un certo punto si alzò dalla sua scrivania e  si lasciò andare su una poltrona dell'ufficio". 


I due lo lasciarono senza osare chiedere altro ma Alessandra Camassa dichiara agli inquirenti: "La mia impressione fu che Paolo si sentisse tradito da una persona adulta autorevole, con la quale c'era un rapporto d'affetto: pensai che potesse trattarsi di un ufficiale dei carabinieri".


Alla moglie Agnese Paolo Borsellino aveva confidato: "Ho visto la mafia in diretta. Mi hanno detto che il generale Subranni (Antonio, ndr) era punciutu". Con questa espressione gergale il magistrato intendeva dire che il generale aveva subito una puntura al dito da cui era sgorgata una goccia di sangue, rito simbolico di adesione a Cosa nostra.


Il giorno prima della strage Borsellino ha eluso i controlli della scorta, l'ha portata in auto sul lungomare di Sferracavallo. Durante il tragitto le confidò tutta la sua angoscia, spiegando che "non sarebbe stata la mafia a ucciderlo, ma sarebbero stati i suoi colleghi ed altri a permettere che questo potesse accadere".


9 marzo 2012

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Resistenza alla mafia

ribellione morale della società civile e ruolo delle istituzioni

Possiamo definire  mafia un potere alternativo allo Stato per il controllo - delinquenziale - sul territorio.  La mafia occupa il vuoto lasciato dallo Stato, e glielo contende - anche con le stragi - quando le istituzioni tentano di colmarlo. Un approccio innovativo nell'analisi del fenomeno mafioso, utile nel determinare le condizioni per contrastarlo, parte dalla comparazione tra dominio delle cosche e Stato totalitario, nelle forme e nei risultati del controllo sulla società, che risulta assoluto in entrambi i casi, in particolare nel diffondere il terrore, nel creare le élites criminali, nel colpire i "dissenzienti", nell'isolare le persone, nel rompere i legami di sangue, nel perpetrare la rassegnazione e la sottomissione, nel negazionismo.
Come per fermare un genocidio o incrinare la forza di un regime totalitario occorre un intervento forte, sia per via statale che con la società civile, così per disinnescare la potenza della mafia occorre la sinergia tra lo Stato democratico e i cittadini, con la creazione di un polo di attrazione alternativo, che solo l’iniziativa dei singoli può esercitare. Occorre la differenza contagiosa dell’esempio edificante, il coraggio civile dei Giusti che scuota le coscienze, come è avvenuto negli anni ’80 e ‘90 con i giudici Falcone e Borsellino ... 
I Giusti sono la spina nel fianco del potere mafioso: raccontare le loro storie ... è un potente mezzo di lotta alle cosche, perchè mostra alle nuove generazioni una via d'uscita ... Per questo diventa importante l’idea innovativa dei Giardini dei Giusti contro la mafia: giardini per i giovani, ma anche per scuotere la coscienza degli adulti.

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